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escursionisti nel bosco

SUL VIAGGIARE “NEL MEZZO”

Esiste un cammino che unisce Bologna a Firenze, da fare a piedi o, per gli amanti, in bicicletta. Si chiama Via degli Dei.

Parte da Piazza Maggiore a Bologna e arriva in Piazza della Signoria a Firenze percorrendo circa 130 km di boschi, crinali, campagne e…alberi. Tanti alberi.

Tanta gente lungo la strada.

Tanta aria, libertà, sorrisi, e molta gentilezza da parte di chi si incontra.

Tanta fatica, male ai piedi, vesciche e muscoli che si stirano.

Mi sono chiesta se abbia senso, in un’era di Frecciarossa che ci impiegano 40 minuti per fare il percorso, decidere di impiegarcene 5. Di giorni.

E la domanda ha un senso da quando ho scoperto di non essere la sola pazza ad aver tentato questa “impresa”, ma anzi di essere una dei tanti.

Di gente ne ho conosciuta veramente molta lungo i sentieri, ed a sentir parlare gli albergatori della zona, quello della Via degli Dei è davvero un boom in crescita.

La mia personale risposta sta tutta dentro la parola Viaggio.

Scomodo la Treccani per imparare che Viaggio deriva dal termine Viaticus ,che significa “ciò che riguarda la via”.

Da cui ne faccio derivare legittimamente che il viaggio riguarda quel che c’è nel mezzo.

Non quindi il punto di partenza né quello di arrivo, ma quello che si trova lungo la via. Paradigma della vita.

Mi rendo conto allora di aver fatto centinaia di volte la stessa tratta con la neve e sotto 40 gradi, in treno e in macchina, forse una volta anche in autobus.

Ma mai mi è rimasto in mente quello che ho trovato lungo la via. Fatta eccezione per gli Autogrill tutti uguali, utili ma velocemente dimenticabili.

Stavolta è la prima volta che ho fatto un “viaggio” su questa tratta.

E che ho visto quello che c’è “lungo la via” , e cioè che:

  • il Passo della Futa segna la demarcazione fra dialetto emiliano e toscano
  • che in mezzo all’Appennino tosco-emiliano c’è gente che tira avanti per merito dei viandanti che passano e si fermano magari nelle loro pensioni, e che se non ci fossero gli escursionisti della Via degli Dei chiuderebbero bottega, non potendo contare su clientele alternative.
  • che ci sono posti molto belli che dall’autostrada non si possono apprezzare, ed a tratti sembra di essere in Trentino.
  • che di là della stazione di servizio di Roncobilaccio (che nella mia esperienza esiste solo per merito della vecchia autostrada, soppiantata attualmente dalla nuova direttissima) scavalcando un cancello ci si ritrova in un paesino che si chiama Castiglione dei Pepoli, dove ho mangiato delle tagliatelle stellari.
  • che a un certo punto mi sono ritrovata in Toscana senza capire come in 20 km si potesse veder cambiare così caparbiamente accento, stile di vita, atteggiamento e cibo.

E che queste montagne, abbandonate e bellissime, sono li, ma solo per chi le vuole incontrare.

Arrivata a casa, svenendo sul divano, mi sono accorta che solo il viaggiare “nel mezzo” mi ha permesso di scoprire il punto di partenza e il punto di arrivo.

A Bologna ci ho vissuto qualche anno, a Firenze ci vivo da molto più tempo, eppure è come se le avessi conosciute solo adesso. Passando nel mezzo.

Passare nel mezzo alle cose dunque offre tutta un’altra prospettiva?

Alla fine per me quelle due meravigliose piazze di arrivo e partenza sono solo punti di contatto di un’esperienza che le trascende e le nobilita.

Dovrei farlo anche quando parto da casa per andare in ufficio, di viaggiare nel mezzo intendo: chissà la marea di cose che mi impedisco di apprezzare nella fretta di partire e di arrivare…da posti e in posti già noti alla fine.

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  1. Silvia

    Complimenti…ha veramente colto il senso di questo Viaggio fatto di colori, sensazioni, emozioni e persone che ci mettono l’anima e credono nei loro territori troppo spesso osservati solo da un Autostrada….. grazie silvia

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