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telefono in piscina

SENZA TELEFONO PER 12 ORE

Mi è capitato un dramma.
Ho lasciato il telefono a casa.
E sono rimasta senza per 12 ore.

Faccio un passo indietro: io non dimentico mai il telefono. Mai. Controllo di averlo in borsa prima di uscire. Sempre.

Ma ieri no.

E questo piccolo insignificante evento mi ha gettato vestita e di colpo nella vasca della gelida consapevolezza. Ne sono riemersa con un’auto-diagnosi.

Si chiama “Nomofobia” la mia malattia: la sindrome da difficoltà a staccarsi dallo smartphone…. Che tristezza. Eppure è così.

Ripercorro mentalmente i tre mostri che mi hanno aggredito non appena mi sono accorta averlo lasciato a casa:

  1. Panico: “e se succede qualcosa a qualcuno come fanno a rintracciarmi?”
  2. Follia: “torno indietro di 30 km e lo vado a prendere…”
  3. Disorientamento: “come cavolo faccio ad andare dove devo andare senza Google Map?!”

Ho cercato di calmare la Parte Pazza in me e mi sono venuti in mente altri eventi sospetti che accadono quotidianamente:

  1. Controllo Wattsapp in media ogni 15-20 min (forse anche più spesso, ma mi vergogno ad ammetterlo).
  2. Se ho un attimo di noia mi attacco al telefono come fosse una scatola di cioccolatini…
  3. Perdo una marea di tempo a leggere del gatto di Tizio, a guardare le foto di Caio che si sta facendo un selfie alle terme, a vedere i meme di Natale e avanti tutta!
  4. Non lo lascio sul comodino di notte solo perché qualcuno mi ha messo in testa che c’è il rischio di sviluppare un tumore al cervello, ma soffro terribilmente del distacco.

Mi consola sapere di non essere fra i casi più gravi.

Conosco chi si sveglia di notte per controllarlo, chi lo guarda come prima cosa al mattino, chi continua a chattare mentre è a pranzo con altra gente, chi chatta mentre guida…

E siamo in tanti! Talmente tanti che in Italia è nato il primo centro di disintossicazione da computer e smartphone.

Necessario in quanto le conseguenze da un uso smodato del cellulare sono parecchie e serie: problemi sociali, ansia, problemi alla postura e alla colonna vertebrale, tendinite, abbassamento della vista, artrite osteoarticolare, disturbi del sonno. Un bollettino di guerra.

Poi è arrivata la Parte Sana che è in me che mi ha sussurrato:

“E se fosse piacevole stare senza telefono 12 ore…”

Sperimentare cosa sarebbe successo senza l’arto artificiale che mi porto dietro, poteva essere quantomeno curioso: ed è diventato un esperimento.

Dai risultati sorprendenti!

Prima di tutto mi sono dovuta ripetere come un mantra:

“tua madre non morirà proprio stasera che non sei rintracciabile, sarebbe davvero uno scherzo del destino crudele. E poi in ogni caso, non ci potresti mica far nulla…” scoprendomi cinicamente lucida.

E anche saggia: “Non tornerai indietro a prenderlo, rischiando di morire in un incidente stradale per colpa del fatto che sei una malata di mente!”.

Infine, senza Google Map, sono tornata indietro di vent’ anni, e mi sono fermata a chiedere le indicazioni ad un tizio sconosciuto davanti ad un bar.

Lui mi ha guardato con sospetto quando gli ho chiesto come arrivare in quel tal posto, perchè non avevo il navigatore. E neanche il  telefono.

“Poverino, pure lui c’è dentro fino al collo!” ho pensato quando si è tranquillizzato probabilmente pensando che no, non volevo aggredirlo e rubargli il portafoglio (…o il l’ IPhone magari…).

E ho dovuto anche ascoltare per bene le indicazioni e farmele ripetere due volte, cosa che non faccio mai, perché non avevo altra risorsa che lui!

In seguito è stato davvero comico sentirmi dire “Ho fatto l’albero di Natale! Te lo faccio vedere… Ah no…non te lo posso far vedere, bisogna tu venga a casa mia se lo vuoi vedere perché non ho il telefono!”

Oppure “Quella  cosa si ce l’ho qui te la mando subito….Ah no non posso, perché non ho il telefono!”

E per finire mi sono dimenticata di non averlo con me, e principalmente mi sono messa a vivere.

Quando sono tornata a casa, l’ho trovato li, solo e abbandonato sul tavolo.

Non mi aspettava minimamente.

Ci sbircio dentro con terrore e circospezione.

Per accorgermi che c’era, nell’ordine :

  • una telefonata persa di mia madre (no, non era morta proprio quella sera)
  • un messaggio rilevante ma non urgente (a cui ho risposto comodamente dopo 12 ore evitando di fare, per una volta, la figura della maniaca che sta appiccicata al telefono)
  • e una settantina di messaggi in chat completamente inutili da cui, per 12 ore, mi sono disintossicata.

Quasi quasi non lo prendo neanche oggi!


 

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  1. Michelangelo

    Bel racconto, è scritto in modo avvincente.
    Ne siamo afflitti tutti ma ormai è troppo insito nella nostra società, farne a meno vorrebbe dire uscirne del tutto: e chi ti viene più a cercare se non gli basta mandare un messaggino mentre guida o cucina o guarda la tv? Non per cattiveria ma per fatica, si dà per scontato che tu ce l’abbia come tutti gli altri.
    Io ho adottato questa tecnica con cui mi trovo bene: lo tengo sempre in modalità silenziosa, senza nemmeno la vibrazione. In questo modo uso il cellulare a mio piacimento, sono io che decido quando guardare le notifiche e non lui che si anima all’improvviso. Ti ritrovi a fare le cose col tuo ritmo senza interruzioni a bischero, decidi tu quando fare una pausa e guardare le notifiche, che comunque guardo anch’io ogni 20 minuti circa. Un pochino aiuta a riprendere il controllo

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