Il posto di chi sogna un mondo comune

PARIS CALLING

“London calling to the faraway towns…Now that war is declared and battle come down…London calling to the under world…Come out of the cupboard, all you boys and girls…”,  così cantavano i Clash in “London Calling”, album uscito nel 1979, e che proprio in questi giorni, ha spento la sua quarantesima candelina.  La candelina dell’assoluta maturità che mette luce su un passato ormai chiuso nei libri di storia, senza  alcun riferimento alle tematiche dell’odierno presente. Ma è davvero così?  Per un’Inghilterra in quasi libera uscita c’è una Francia in protesta; per un Boris Johnson che festeggia c’è un Emmanuel Macron che arranca . E in mezzo a tutto questo, i cittadini sembrano siano tornati a essere gli assoluti protagonisti, nel bene e nel male, di un modo comune tutto da vivere e da raccontare. E noi di “Movimento Sottile” proviamo a riportarvelo così com’è, senza vincoli, divieti e censure. Lo raccontiamo  attraverso gli occhi e le impressioni non sempre “politically correct” di Marina Bencini, donna italiana, fiorentina per la precisione, che vive, lavora e sciopera a Parigi. Una che, di fatto, non le manda  a dire, neanche su whatsapp.

Giusto, Marina?

Più che giusto direi doveroso. E comunque io non sto scioperando. Non in questi ultimi giorni, almeno.

Ma qualcun altro sì, però. Ci risulta che sia un bel po’ di movimento a Parigi, forse non tanto sottile come il nostro blog…

È un grande movimento. Un vero “Le bras de fer”, come dicono qui i francesi.

Sembra il nome di un piatto tipico francese…

È il piatto che il popolo francese sta servendo ai propri governanti. Un braccio di ferro senza né vinti né vincitori, per ora. Vincerà chi mangerà più spinaci!

Gli italiani, solitamente, non simpatizzano per i francesi per via di una storica rivalità culturale, eppure…

Eppure…

Eppure in questo caso, molti abitanti del Bel paese stanno applaudendo i loro cugini francesi. Come vivi da italiana questo grande protesta?

Vivo la protesta così come la vivrebbe una donna francese, con assoluto trasporto e qualche normale imprecazione. Perché aldilà dei sani e cazzutissimi principi che sorreggono questa contestazione popolare ci sono comunque dei disagi con cui bisogna fare i conti.

Spiegati meglio.

C’è poco da spiegare e tanto da vivere. Qui tanti servizi risultano essere bloccati e la quotidianità non è più una routine noiosa ma una scalata assai problematica di barriere e interruzioni con il rischio costante di perdere l’ultimo treno per casa. Un putain de problème!

Non c’è bisogno di traduzione per l’ultimo francesismo.

Il francesismo era necessario.

Un po’ come è necessario protestare contro la possibile riforma delle pensioni.

Esatto, e i francesi hanno una grande sensibilità oltre che un altrettanto grande spirito di sacrificio. Noi italiani saremmo capaci di fare lo stesso? Abbiamo la stessa consistenza popolare?

La vedo dura, siamo un po’ diversi, ma mai dire mai.

“Mai dire mai” è anche il mio motto giornaliero quando guardo  i varchi chiusi dell’accesso alla metropolitana.

Ora, non fare troppo la francese…

Sono fin troppo italiana, invece. Perché, aldilà del dramma, c’è comunque uno spazio importante per degli aneddoti simpatici.

Sparami un aneddoto, allora.

Bene, dieci giorni fa, era disponibile un solo viaggio metro su quattro. Ora, cerca di immaginare il caos! Tutti pigiati  nelle carrozze come sardine in scatole sballottolanti e puzzolenti. Perché puoi pure cercare di far cambiare idea a un singolo politico se non a un intero sistema dirigenziale, ma mai e poi mai riuscirai a far cambiare fede a un gruppo di persone allergiche all’acqua e sapone.

Va bene, a quanto pare,  è  anche una rivolta di ascelle sudate, ma l’aneddoto dov’è?

L’aneddoto sta nel fatto che per uscire dai vagoni, io e una mia collega abbiamo finto di essere in stato interessante…

E come avete fatto?

Semplice, abbiamo tolto dalle borse i camici da lavoro, li abbiamo appallottolati e sistemati sotto i  vestiti, dopodiché  ci siamo fatte spazio tra la folla gridando:  “Nous  sommes enceintes!” ovvero “Siamo incinte , fateci passare!”

E ha funzionato?

Alla grande!

Questa è goliardia italiana!

Questa è sopravvivenza, mio caro…Una sopravvivenza che, tutto sommato, sta portando anche cose positive. L’utilizzo delle auto è ridotto quasi al minimo mentre si vanno intensificando  le pedalate in  bicicletta.

Quindi è anche uno sciopero ecosostenibile…fantastico!

Ecosostenibile sì, e che tende a far mutare, quantomeno in parte, perfino l’abbigliamento femminile.

Sarebbe?

Niente scarpe con i tacchi ma comode calzature adatte a lunghe passeggiate. Tempo di un caffè e via, per le strade della buona rivoluzione alla faccia di Macron e delle sue spesso stupide dichiarazioni!

Marina, sta per terminare la nostra chiacchierata, ma una domanda è d’obbligo.

Spara!

Conosci l’album “London Calling” dei Clash?

Certo che sì!

Sono passati quarant’anni da quell’album e ben diciassette dalla prematura dipartita terrena di Joe Strummer, loro leader. Ora, secondo te, i tempi sono così cambiati da allora?

No, e quell’album, per me, è attualissimo. Alla fine, ci troviamo sempre a lottare per i nostri diritti. Okay, magari non riusciremo a ottenerli, i diritti, intendo. Magari è tutta una grande illusione. Una finzione. Un film di Godard. Insomma, chi lo può dire? Ma la lotta, quella vera, c’è sempre.  E i francesi sono molti bravi a lottare, un po’ meno ad amare. Da questo punto di vista gli italiani sono i migliori, con un humour diverso. Più intenso.

Insomma, uno a uno e palla al centro.

Lasciamo perdere le palle perché quelle un pochino mi girano. Mes boules tourment mais elles vont dans le bon sens, de manière écologique!

Sarebbe?

Mi girano le palle ma vanno nel verso giusto, in maniera ecologica.

In bicicletta.

Esatto!

Marina, allora ti aspettiamo a Firenze, e visto che si parla di Rivoluzione, è lecito aspettarsi che tu venga vestita da Lady Oscar  con un André affianco!

Un André con la cresta alla Joe Strummer!

Ganzo! Buona protesta allora, Marina!

Anche a voi del blog e famiglia! Ciao grulli!


Per leggere ancora di Diritti Civili:
Diritti Frustrati e Liste della Spesa

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DI PROFILO

  1. Nikki Tarrez

    Ottima intervista! Pezzo molto interessante, divertente e onesto di ciò che sta realmente accadendo. E risponde a molti interrogativi su questa grande protesta. Adoro i riferimenti di Stefano sui Clash e su Joe Strummer😃

  2. chiara

    Grazie Stefano e Marina: c’è davvero bisogno di questi racconti a viva voce, per sentire reali e vicine situazioni che altrimenti ci appaiono lontane e poco comprensibili. Il movimento (penso anche alle già citate sardine) mi sembra sempre importante: se anche non porta da qualche parte o non subito… almeno ci sposta dal luogo in cui siamo e ci spinge a vedere la realtà in un altro modo.

  3. Ilaria S.

    Sono parecchio d’accordo con Francesca. Delle Sardine ho paura che finiscano ingabbiate da qualche partito o diventino partito anche loro, ammazzando il moto popolare apartitico che le ha generate, o almeno così pare. Perché il dissenso puro del popolo eccome se serve! Ci sarebbe da dissentire su molte cose in Italia: basti pensare che hanno tentato di distruggere la legge sull’aborto, per dirne una a caso…

  4. Francesca

    Leggendo questa bella intervista mi e’ tornato in mente un’altra rivolta francese, quella del ‘68, celebrata dal nostro Fabrizio De André nell’ album: Storia di un impiegato, che mio padre giovane trentenne ascoltava. Ma allora era il ‘68 e in Francia, come in Italia e nel resto d’Europa, correva il vento della protesta.
    E invece ora no, ora e’ un’altra storia.
    Perché la riforma delle pensioni, terribile e massacrante, ce l’abbiamo avuta anche noi italiani eppure noi siamo rimasti a capo chino, nessuna protesta, nessuno sciopero. E mentre i nostri vicini francesi ancora una volta scendono nelle piazze a protestare, bloccando tutto, trasporti, energie elettrica, musei, tutto, creando disagi ed esprimendo ad altissima voce il dissenso alle scelte del loro governo, il popolo italiano che fa? Niente.
    Ma ultimamente sta cominciando a muoversi qualcosa nelle coscienze degli italiani come dimostra il recente movimento spontaneo delle Sardine che dopo tanto tempo e’ riuscito a portare il popolo in piazza. Speriamo che sia di buon auspicio per altre e più importanti manifestazioni di dissenso !!!

  5. Pepe

    In questo caso abbiamo tanto da imparare dai francesi. Complimenti per l’intervista, molto interessante!!

  6. Ilaria S.

    Ne saremmo capaci noi d’oltralpe, a tenere botta così tanti giorni nel caos per difendere i nostri diritti? Io credo che, Sardine a parte percarità, ci manchi una cosa che dovremmo recuperare: ricordare che i diritti sono cose, e come tutte le cose si possono perdere, sgualcire, rompere e dimenticare. Vanno tenute di conto, gli va data cura!!! Mi piace poco la supponenza francese, ma sulla cura dei propri diritti sono i migliori di tutti, i Francesi!

  7. Marina Bencini

    Voilà la mia prima intervista da rockettara firmata nientemeno dall’autore de Lo Sfasciafamiglie Stefano Regolo che ha saputo descriverla esattamente come la stô vivendo creando un racconto esiliarante…..merci !!
    Nel frattempo qui a Paris continua ” Le bras de fer ” ( saluti da una povera donna pigiata in un metrô, trenta minuti per scrivere un commento tra uno spintone e l’altro ..vaii ce l’ho fatta !!😅

  8. Alessandro R.

    Complimenti, davvero una bella e piacevole intervista.

  9. Giovanni S.

    Gran bella intervista. Siete riusciti ad affrontare un tema serio e molto attuale come una piacevole chiacchierata tra amici davanti a una birra,mostrando una prospettiva nuova delle proteste francesi attraverso gli occhi di una italiana. Complimenti davvero, continuate così.

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