Credo che le persone non sono più abituate a pensare con la propria testa, a credere che le proprie idee contano e che tramite queste si possono cambiare le cose.

Siamo abituati ad avere un contorno societario che di per sé funziona, sembra funzionare, ci garantisce cibo in quantità, ogni genere di sfizio e divertimento, (forse) una casa in cui vivere, un lavoro.
Siamo perciò tesi,in ogni momento della nostra vita, a mantenere il nostro status dentro la società, e volutamente non ci è lasciato il tempo per riflettere. Preferiscono che restiamo 8 ore in azienda senza che ci sia nulla da fare, piuttosto che mandarci a casa prima…Quello mai! Altrimenti potremmo pensare.
E i pensieri sono pericolosi per chi tira le fila dall’alto.

Crediamo di essere liberi, di vivere in una società lontana dalle dittature che leggiamo nei libri di storia, dal fascismo al nazismo, ai regimi russi e cinesi. 

Invece non siamo poi così tanto lontani da queste: a livello esteriore di sicuro, non c’è la polizia per strada che ci obbliga con manganello e olio di ricino a filare dritto…
Ma nelle dinamiche mentali tra stato e cittadini, secondo me, ci siamo molto vicini: è un regime talmente tanto potente da non aver bisogno di usare la forza per farsi seguire, ha semplicemente piallato la nostra mente che pensa così di non poter più scegliere, che non si possa fare diversamente da quanto ci viene proposto.
La mente segue il regime in automatico, senza che questo debba far sentire la propria forza, sembra quasi, così, di averlo scelto.

Siamo liberi di scegliere che il mondo debba collassare verso una fine quasi certa pur di non sacrificare le economie esistenti?
Davvero ci interessa così tanto l’economia, di cui beneficiamo solo in minima parte, da sacrificare la nostra esistenza a lungo termine su questo pianeta?
O è il regime (questo ipotetico, che si può estendere a tutto il pianeta inteso come superpotenza economica) che vuole questo?
Dov’è la libertà se non possiamo scegliere altrimenti, neppure davanti a esigenze vitali?

E’ come se ci fosse una bolla di immutabilità su certe cose…

Il pensiero è la nostra primaria libertà, il pensiero libero, scegliere cosa  ci sembra giusto e cosa sbagliato. Una volta formato un pensiero, possiamo valutare se una delle scelte che ci vengono poste davanti ci corrisponde, almeno nei punti fondamentali.

Il futuro del clima penso sia una di queste, neanche l’unica ma la più facile da attualizzare.
Se nessuna scelta ci risulta valida, a questo punto possiamo reagire e porci in modo critico, proprio grazie al fatto che in primo luogo abbiamo un pensiero chiaro dentro di noi su cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Il procedimento che seguiamo adesso come società invece è opposto: prima si guardano le scelte che ci vengono poste davanti, poi ci formiamo un’idea che possa collimare con una o l’altra scelta…
Tanto quelle sono!
In questo modo si perde completamente la libertà di pensiero, credendo che, tanto, quello che penso io non conta, e cosa posso fare io per cambiare il sistema?

Ed è qui l’errore.
Tutti quanti ci teniamo le opinioni per noi, custodite gelosamente dentro la nostra cameretta, con il timore che se qualcuno venisse a sapere che ce le abbiamo potrebbe tacciarci di eretici, di sovversivi, soggetti da segnalare e isolare.
Meglio scegliere una delle opzioni, tappandosi il naso, facendo vedere anche che ne siamo convinti, che l’abbiamo scelta.

Se invece condividessimo pubblicamente queste opinioni scopriremmo che molte altre persone la pensano come noi: che il pianeta non deve andare in fumo, che si possono scegliere condizioni lavorative diverse (smart work, part time… chi le aveva mai sentite nominare concretamente prima del corona virus?)…

Che ci devono essere dei partiti politici che si battono per il bene della popolazione e non siano solo una classe politica da mantenere…
Fare politica è portare avanti degli ideali con sacrificio, non arrivare a una poltrona.
Invece noi abbiamo una classe politica, ma nessun vero politico che porti avanti degli ideali a costo della propria vita, anche contro i suoi interessi (tengo riserva per i piccoli partiti).
Sembra strano dire questo, quasi dissonante tanto è irreale, ma i politici veri sarebbero questi, storicamente sono stati questi.
Noi votiamo ma è come se non votassimo, non c’è una vera scelta.

Se esprimiamo pubblicamente le nostre idee, se siamo fermamente convinti che queste possono cambiare il mondo in cui viviamo, nel piccolo e nel grande, se lo facciamo tutti, possiamo davvero cambiarlo aggregando persone con idee simili.

Ci sono temi di vitale importanza che nessuno rappresenta ma che credo siamo in più di tre o quattro ad avere a cuore…
Su questi temi secondo me è necessario aggregare le persone che la pensano allo stesso modo, anche se al momento non c’è nessuna via concreta che vada in quella direzione.
Si tratta di creare piccole comunità indipendenti, movimenti, partiti… qualcosa che si opponga all’inesorabile immutabilità, dettata dalle convenienze economiche.

A breve mi piacerebbe condividere con voi un’esperienza personale che mostra come la fermezza nelle proprie idee possa produrre dei cambiamenti impensabili, insperati, inspiegabili per chi vede solo l’effetto, e non la causa che ha scatenato quel cambiamento.
Ovvero noi, con la nostra convinzione, una convinzione che deve essere pronta a tutto, assolutamente ferma.

Per il discorso climatico l’ideale sarebbe creare una piccola comunità che vive in modo indipendente (proprio fisicamente), in cui chiunque si riconosca in quegli ideali, ovvero la sostenibilità e la vivibilità, possa via via aggregarsi.
Solo così si può combattere l’inquinamento ambientale, iniziando noi ad essere il cambiamento e dando il buon esempio, non in modo sporadico e disperso ma unito.
Idealmente la comunità potrebbe espandersi ed essere grande come una città, poi essere copiata da altre parti e così generare quel cambiamento globale nei modi di vita che tutti aspettiamo.

Certo è che bisogna essere disposti a mettersi in gioco, a mettere in discussione il nostro status dentro a questa barca che sta naufragando…
Ma fintanto che ci restiamo sopra ci permette di non prenderci responsabilità, di non preoccuparci , di non pensare.

Perderemmo per un momento quei privilegi che ora ci sembra di avere, che paghiamo caro con l’immutabilità e la mancanza di vera scelta.

Per poi guadagnarne di nuovi e molto più grandi.

Michelangelo Coppi ha lanciato questa petizione!
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Foto: Elisa Ricci