Ciao Ilaria

ecco una mia vecchia poesia che sono onorato di inviarti.
La sto rileggendo anche io dopo tanto tempo, certo avevo un bello sconvolgimento interno, però scrivendo trovavo il mio equilibrio: ritengo davvero che bisognerebbe incentivare ogni forma espressiva, come stai facendo tu del resto.
A volte scrivevo e poi la volevo quasi strappare, per me era uno sfogo che finito sulla carta, poi l’intento era finito, non rileggevo mai e a pochi facevo leggere.
Però mi rendo conto meglio ora, e ora più che mai, che

l’umanità ha bisogno di bellezza dei sentimenti,di bellezza di espressioni diverse, per tenere sempre alto l’ago della bilancia del nostro valore di essere umani,valori sempre più spesso calpestati.

Ciao
Luigi

DISSIDI DI VERSI

Come aciduli morsi d’inattesi sapori

rinviene in me un accorato richiamo.

Carpite sono le disperate grida

da penosi versi di straripante ardore.

Oh,se non avessi loro non potrei amare.

Se non avessi loro non potrei gridare.

Getto lesto le mie reti dalle ampie maglie

difficile m’è l’arginare

flutti d’incontrollabili passioni impazzano,

nelle memorie di vita.

A volte verserei lacrime in attimi gioiosi

a volte bacerei mia madre per sentirmi figlio.

Languidamente,poi,scorre sul foglio

la mano stanca dal tanto patire,

ben sa che ora non può

ora non può fermarsi.

Una luce avvampa nell’imminente oscurità

così calda la sento nel gelo del foglio

come vorrei non averli scritti

come vorrei non poterli tradire.

Placide stanno le foglie di pioggia bagnate

dall’ira insaziabile di una breve tempesta.