Il posto di chi sogna un mondo comune

L’ESSENZIALE E’ INVISIBILE AGLI OCCHI

Questo tempo è un cammino.
La frase non è mia, ma di Laura.
E dove ho conosciuto Laura?
Sul cammino di Santiago.

Lei é stato il regalo che il cammino ha scelto per me e questi suoi messaggi il suo regalo in questi giorni.

La cito: “A volte paragono questo periodo al cammino e guardo se ci sono uguaglianze: in qualche modo tutto ciò che ti fa fermare è un cammino, anche se sembra un controsenso.”

Ma partiamo dall’inizio.

Come nel cammino,in questo periodo l’unica cosa che puoi fare durante il giorno è camminare (da casa all’ufficio e ritorno, nel mio caso; intorno a casa, per molti altri).
E, come nel cammino, non ci sono cinema, teatro, palestra, aperitivi o cene con gli amici al ristorante.

Come nel cammino, dove si parlano lingue diverse e quindi le labbra, la bocca, non contano, ma ci si augura “Buen Camino” qualsiasi idioma si parli, sorridendo con gli occhi e si va avanti, qui gli sguardi si incrociano in silenzio al di sopra delle mascherine e si va avanti (e sì, ci starebbe quasi bene di augurarsi buon cammino).

Come nel cammino si sta in coda, in attesa, per il cibo: nient’altro conta, nient’altro c’è da comprare, perché nel cammino nient’altro ci possiamo portare sulle spalle che non sia essenziale e, oggi, nelle nostre città, nient’altro possiamo acquistare.
In entrambi i casi, è impensabile entrare in un negozio per vedere e comprare vestiti, scarpe, borse, una nuova tazza per fare colazione o qualunque altra cosa vi venga in mente.
E stupisce, nel cammino come oggi, che questa idea esca dalle nostre abitudini in poco tempo, in pochi giorni, rivelando in fondo – almeno per quanto mi riguarda – tutto il suo sapore consolatorio e come spesso lo scopo del “comprare cose”, per lo più futili, sia distrarmi dalla mia stessa vita, riempiendo i vuoti.
Oggi come nel cammino scopro che posso benissimo vivere senza e restare intera, restare in piedi.

Come nel cammino si attraversano luoghi, strade, piazze, ma solo di passaggio: lì la vita è tutta nello zaino, adesso è solo nella casa o nella stanza in cui si vive.
Le strade sono solo un passaggio da un luogo a un altro, dove non si sosta a lungo, si passa e si va avanti, verso un’altra, prossima e – penso – più urgente, e significativa, mèta.
Fermarsi non è un’opzione, ma è proprio così che scopro che la meraviglia e il privilegio sono nel viaggio, nell’ andare.

Come nel cammino spuntano ceste, in cui “Se puoi metti, se hai bisogno prendi”. Se ne incontrano, di queste ceste, sulla strada per Santiago, dappertutto (perfino negli ostelli privati che sembrano alberghi) e sono, per me, uno dei ricordi più belli.

Infine, quando arrivi a Santiago, che il tuo cammino sia stato mistico, spirituale o niente di tutto ciò, piangi e ridi allo stesso tempo: piangi perché è finito e ridi perché è finito.
Alla fine del cammino, anche se all’inizio non lo capivi e nemmeno lo credevi possibile, sei diverso.
Più avanti ti stupisci scoprendo che anche se passano i mesi finisci per ripensarci spesso, come a un periodo che ha segnato un prima e un dopo nella tua vita.

Qui non sappiamo cosa ci accadrà, perché ancora non è finita, ma a me e a tutti coloro che possono farlo perché sono lontani da vere e proprie tragedie, auguro semplicemente “Buen Camino”.

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SABRINA, CLAUDIA E FARINATA DEGLI UBERTI

  1. Michelangelo

    Bellissima analogia, mi è piaciuta soprattutto la frase sui vuoti: questo periodo ci sta mettendo davanti a noi stessi, senza tante cianfrusaglie a pienare la nostra esistenza. Quello che rimane siamo noi e possiamo adesso capire come saremmo davvero, dove andrebbe di suo la nostra mente, se ci piaciamo.
    Grazie per la testimonianza che fa capire anche a noi che non siamo stati a Santiago come si vive sulla via

  2. Ilaria Stefanucci

    Cara Chiara,
    Non sei solo “intera” senza le cose superflue che citi, sei piuttosto “piena”. Piena di così tanta sensibilità e arguzia che leggerti è un piacere sia per i camminatori che per i meditatori da divano. Lasciata questa landa desolata di no consumismo torneremo a comprare, ma mi auguro cose buone per l’anima: anche una borsa , si, ma da regalare, a chi una borsa non se la permette da anni ma tutti i giorni forse ci regala un sorriso gratis. Grazie di avermi fatto riflettere che ho una casa, e c’è chi no, non ha manco quella, altro che borse…

  3. Lu.

    Cara Chiara, il tuo pensiero mi ha riempito di emozione. Io non ho avuto (ancora) la fortuna di fare l’esperienza del Cammino, ma in questo periodo di forzata clausura ho pensato spesso che tutto questo sarà servito a qualcosa (oltre che a salvarci la vita, il che non mi sembra poco) se insegnerà alle persone a vivere e a non riempirsi la vita di cose in più… La vita va assaporata anche e soprattutto nei momenti di stasi e, perché no, di solitudine, perché lí si impara ad ascoltare se stessi e a connettersi al mondo intorno a noi in modo vero e costruttivo. La società che ho conosciuto sino ad ora, almeno quella europea, è una frenetica giostra dove si corre e si corre per raggiungere obiettivi e cose che molto spesso non abbiamo neppure deciso noi… Adesso magari ci rifletteremo un po’ di più e correremo meno….

  4. Laura Tabegna

    Chiara…che meraviglia hai scritto! Sto raccogliendo i vostri pensieri di questo momento incredibile. Questo è una delle riflessioni più belle! Ti ricambio con una frase che mi ha lasciato una mia compagna di viaggio in Giappone, che non si fermava mai a comprare i souvenir, perché voleva impiegare il suo denaro per viaggiare il più possibile: “preferisco essere piuttosto che avere”

  5. Elisa Ricci

    Grazie Chiara ❤️ Buon cammino a tutti. Sarà bello riscoprirsi alla fine di questo viaggio.

  6. Pina

    Grazie Chiara 💕

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