Il primo incontro risale a circa ventisette anni fa: per me era una leggenda. Il viaggio a Boston mi  diede la possibilità di varcare quelle porte che in Italia non esistevano ancora.  

Tutto mi fece sentire al centro del mondo e, al contempo, a casa. Le luci, i cimeli, i piatti, la facciata  con l’auto conficcata nel muro, simbolo di esaltante pazzia, decretò il mio amore che mi fece  rincorrere quell’atmosfera in vari angoli del mondo: Parigi, Londra, Berlino, Barcellona, Ama Bay,  Nizza, fino a perdere il conto, tenuto solo dalle t – shirt acquistate. 

Un momento indimenticabile fu l’inaugurazione del nuovo locale nella mia città Firenze, nel giugno  del 2011. Erano stati utilizzati i locali del cinema teatro Gambrinus, chiuso da anni, famoso anche  per le sue sale da biliardo (ricordate il film “Io, Chiara e lo Scuro“?). Chi si occupò della  ristrutturazione ha avuto l’indiscusso merito di salvare la precedente struttura e adattarla alle nuove  esigenze con stile. 

Mi manca sedermi a quei tavoli nella grande sala davanti al vecchio palcoscenico occupato da un  magnifico trono, con il alto la scritta Love all, serve all, mi manca la musica forte e l’indovinare  titoli e cantanti a occhi chiusi. Mi manca indugiare al bancone insieme a gente di tutto il mondo e  pensare di poter essere ovunque, senza spostarmi dal mio centro. 

Mi manca, prima di congedarmi, poter sostare qualche minuto sotto la chitarra di David Bowie  messa all’ingresso, per ricordare a tutti i viaggiatori che il rock può essere magico ed eterno. La  cucina anche.