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UNA MOSTRA D’ARTE.UNA ESIBIZIONE DI DANZA E TEATRO.UN RACCONTO

Questa è la storia di come una mostra d’arte possa diventare un’occasione per sviluppare la creatività di coloro che vanno a vederla.
E un esperimento creativo.

Ed è anche il manifesto di cosa intendo per Movimento Sottile.

Tutto nasce da due artisti molto diversi che tuttavia decidono di fare una mostra insieme nell’estate del 2019: Nicole Zanardi e Tommaso Sacchini.

E da sei amici che, cogliendo la sfida, non solo decidono di dare il loro contributo in termini di tempo e risorse nell’organizzazione pratica, ma si mettono in gioco e si espongono ognuno come crede.

Intorno alle opere, c’è chi si è esibita in una performance di danza del ventre, insieme alla Scuola di danza di Alice Ruglioni, c’è chi ha letto un testo teatrale, c’è chi ha suonato dal vivo: i Confusion Social Club.

Al pubblico è stato chiesto di esprimere liberamente con la propria immaginazione cosa vedesse nelle opere esposte, tramite messaggi anonimi.

Ne sono uscite forme, colori, immagini, ricordi, una marea di vissuti interiori che i quadri hanno suscitato in chi li ha osservati.

Da questa foresta di parole, che mi sono ritrovata personalmente a scansionare, ne sono riemersa con un breve racconto sulla penna e nel cuore.

E’ nato dalla mia fantasia o dalle suggestioni del pubblico?

Ed il pubblico ha espresso solo il proprio vissuto emotivo o è stato suggestionato da musica, arte, danza e la bella cornice dell’Arno che scorreva placido di fianco a noi?

Interessante notare come nessuna risposta giusta sia giusta davvero. Tutto si è fuso insieme diventando esperienza. Ma non perdendo la propria individualità.

Io credo che l’espressione creativa che ne è derivata appartenga a tutti: a chi l’ha ispirata,a chi l’ha prodotta, a chi l’ha goduta.
E i ruoli sono intercambiabili.

Anche il mio racconto ne è un esempio: ispirato dai messaggi anonimi lasciati dai partecipanti alla serata, scritto da me e letto da chi ha voluto e vorrà.
Il racconto “Un Minuto” è stato presentato ad un concorso letterario ed è stato pubblicato in Racconti Toscani, edito da Historica edizioni insieme ad altri circa 160 racconti di autori toscani. Concorso a partecipazione gratuita fra l’altro: iniziativa meritevole.

…e l’esperimento non finisce qui: ma questa è la prossima puntata, e le puntate non si svelano prima!

Un fatto è certo.

Dal desiderio e dal coraggio di due artisti di esporre le proprie opere al giudizio di un pubblico, si è innescata una spirale di energia che ha portato altre persone a mettersi in gioco, che ha stuzzicato la creatività di molti, e che ha fatto riflettere chi vi ha partecipato.

Abbiamo ricevuto tanti attestati di affetto per questa serata, e ringraziamenti.
Che contano più di tutto.
Segno evidente che l’energia che si poteva respirare è stata un elemento condiviso. 

Mi sono chiesta perché non potesse diventare una pratica da ripetere.
Ed è per questo, infatti, che sono qui.

arte e quadri all'aperto

L’ARTE DEVE ESSERE INTELLETTUALE?

Marina Abramovich si è chiesta se l’arte dovesse essere bella.

Era una domanda provocatoria chiaramente: in una nota performance, spazzolandosi con acredine i suoi bellissimi capelli neri, voleva far riflettere sulla costrizione imposta all’artista di produrre qualcosa di esteticamente piacevole perchè la sua arte sia vendibile (…e soprattutto appendibile in salotto).

In seguito ad un concerto di musica classica a cui ho assistito (e di musica classica specifico che io non ne so nulla), mi è saltata alla mente un’altra provocazione…chissà se Marina apprezzerebbe…

L’arte deve essere intellettuale?

Chi va a un concerto di musica classica, ad una esposizione di arte contemporanea, uno spettacolo teatrale d’”avanguardia“, a una qualsiasi cosa che non abbia a che fare con lo spettacolo “di massa”, la sensazione è che “sicuramente la sappia apprezzare”, e quindi ne debba sapere…che senza conoscenza insomma non la si possa capire.

Visto che la conoscenza di norma è di pochi, la conseguenza sembra essere lampante.

L’arte è elitaria?  Per pochi esperti? Studiosi, appassionati?

Eppure, per dirne una, il teatro nacque per aggregazione popolare, nelle piazze e nelle strade prima che in luoghi chiusi.

Il teatro era per la gente, per tutti. Ed era il popolo che era chiamato a giudicarlo, non il contrario.

Al tempo della nascita della commedia dell’arte (XVI sec.) non credo ci si chiedesse se la gente potesse capirla.

Forse ci si chiedeva se la gente potesse “sentirla”.

Io credo che sia una logica valida oggi come allora.

Valida per il mostro sacro come per l’artista di strada.

Chi si espone al pubblico è dal pubblico che è valutato.

Forse chi si arroga il vanto di produrre arte “da apprezzare” dovrebbe tornare “sulla strada” a farsi ascoltare dal passante qualunque: quello che ti applaude se sei bravo, e passa oltre se non gli piaci, crudelmente e brutalmente.

E l’essere bravo o no dipende, a mio avviso, dall’intensità dell’emozione che hai suscitato, dal piacere che hai provocato, dal dolore che hai tirato fuori, tutta roba che viene dalla pancia.

Che non si legge sui libri o in riviste specializzate.

L’intensità di quel quartetto d’archi mi è arrivata tutta.

Il concerto a cui ho assistito era gratuito. 

Mi piacerebbe che molta più arte fosse gratuitamente fruibile, per consentire a chiunque di avvicinarsi e di sentirla, di giudicarla, di appassionarsi, ed infine di diventare con il tempo davvero esperto magari, ma non per farsene un vanto che esclude altri dalla cerchia del sapere, quanto piuttosto per stimolare gli artisti a sperimentare, crescere e creare qualcos’altro di vivo.

E così crescerebbe una società migliore, che stimola la creazione del bello intorno a sé, che stimola il confronto, che dà da pensare. A tutti.

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