Marina Abramovich si è chiesta se l’arte dovesse essere bella.

Era una domanda provocatoria chiaramente: in una nota performance, spazzolandosi con acredine i suoi bellissimi capelli neri, voleva far riflettere sulla costrizione imposta all’artista di produrre qualcosa di esteticamente piacevole perchè la sua arte sia vendibile (…e soprattutto appendibile in salotto).

In seguito ad un concerto di musica classica a cui ho assistito (e di musica classica specifico che io non ne so nulla), mi è saltata alla mente un’altra provocazione…chissà se Marina apprezzerebbe…

L’arte deve essere intellettuale?

Chi va a un concerto di musica classica, ad una esposizione di arte contemporanea, uno spettacolo teatrale d’”avanguardia“, a una qualsiasi cosa che non abbia a che fare con lo spettacolo “di massa”, la sensazione è che “sicuramente la sappia apprezzare”, e quindi ne debba sapere…che senza conoscenza insomma non la si possa capire.

Visto che la conoscenza di norma è di pochi, la conseguenza sembra essere lampante.

L’arte è elitaria?  Per pochi esperti? Studiosi, appassionati?

Eppure, per dirne una, il teatro nacque per aggregazione popolare, nelle piazze e nelle strade prima che in luoghi chiusi.

Il teatro era per la gente, per tutti. Ed era il popolo che era chiamato a giudicarlo, non il contrario.

Al tempo della nascita della commedia dell’arte (XVI sec.) non credo ci si chiedesse se la gente potesse capirla.

Forse ci si chiedeva se la gente potesse “sentirla”.

Io credo che sia una logica valida oggi come allora.

Valida per il mostro sacro come per l’artista di strada.

Chi si espone al pubblico è dal pubblico che è valutato.

Forse chi si arroga il vanto di produrre arte “da apprezzare” dovrebbe tornare “sulla strada” a farsi ascoltare dal passante qualunque: quello che ti applaude se sei bravo, e passa oltre se non gli piaci, crudelmente e brutalmente.

E l’essere bravo o no dipende, a mio avviso, dall’intensità dell’emozione che hai suscitato, dal piacere che hai provocato, dal dolore che hai tirato fuori, tutta roba che viene dalla pancia.

Che non si legge sui libri o in riviste specializzate.

L’intensità di quel quartetto d’archi mi è arrivata tutta.

Il concerto a cui ho assistito era gratuito. 

Mi piacerebbe che molta più arte fosse gratuitamente fruibile, per consentire a chiunque di avvicinarsi e di sentirla, di giudicarla, di appassionarsi, ed infine di diventare con il tempo davvero esperto magari, ma non per farsene un vanto che esclude altri dalla cerchia del sapere, quanto piuttosto per stimolare gli artisti a sperimentare, crescere e creare qualcos’altro di vivo.

E così crescerebbe una società migliore, che stimola la creazione del bello intorno a sé, che stimola il confronto, che dà da pensare. A tutti.

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