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PSICOSI DA CORONAVIRUS

A Milano l’apocalisse, a quanto mi segnala un amico: strade vuote e attività chiuse.
Colpa del Coronavirus.

A Firenze vado a fare la spesa e trovo una marea di persone aggrappate a carrelli stracolmi di scatolame.
Come in tempo di guerra.

Accendo la TV e sembra davvero di essere in guerra. Contro un nemico invisibile. Vengo colta anche io dal panico e comincio a pensare realmente di rimandare il viaggio a Milano in treno che ho in programma…ed è fra un mese!

…che mi sta succedendo?

Affronto questo argomento lucidamente consapevole che potrebbe scatenare ilarità o fastidio, ma nella speranza che parlarne possa quantomeno tentare di affrontare il lato B di un tema che mi ha particolarmente colpito.

Il lato A non mi interessa: non mi interessa parlare di cosa è il Coronavirus e cosa dobbiamo fare per evitarlo.
Ne parlano già tutte le TV e i giornali: che ci dobbiamo lavare le mani spesso lo abbiamo capito!

Mi interessa parlare di cosa è la Psicosi da Coronavirus e dei suoi pericoli.
Perché è l’unica cosa su cui posso agire.

Non posso infatti decidere di evitare di prendere il virus (e morire).

Ma posso decidere se far entrare questa paura dentro la mia testa e vivere nella paralisi mentale e fisica che ne consegue.

Perché è questo che fa la paura: paralizza.
Smettiamo di pensare e cominciamo a comportarci in maniera irrazionale.
Lo step successivo è l’aggressione. E ci siamo già dentro con tutte le scarpe!

Dite di no?

Alcuni rapidi esempi…

-una cara amica mi dice che nella scuola della figlia la madre di origine cinese di una delle sue compagne di classe si è sentita in dovere di rassicurare tutti i genitori che sono mesi che, né lei né i suoi parenti, vanno in Cina, e che quindi possono stare tranquilli.
Aveva paura che la figlia fosse in qualche modo ghettizzata…

-è notizia di settimane fa: sembra che sia stata chiesta la quarantena per tutti i bambini cinesi in una scuola toscana (solo perché di cittadinanza o di origine cinese, non perché erano stati in Cina, ndr)..
Richiesta prontamente rifiutata dal preside perché fuori dalle regole. E dalla logica.

-starnutisco in autobus e mi sembra di essere guardata male….sarà anche questa psicosi o mi guardavano effettivamente male? Tutte e due le cose forse…

-arriva un pacco dalla Cina in ufficio, che accetto, e i colleghi commentano spaventati: un po’ per scherzo, un po’ sul serio… E questo nonostante sia stato chiarito che pacchi postali e lettere non possono veicolare il virus.

Tutti questi questi piccoli eventi mi hanno fatto venire in mente un manifesto che mi colpì molto durante una visita allo Yad Vashem, il Museo dell’Olocausto di Gerusalemme. Forse è la cosa che mi è rimasta più impressa di quello straordinario posto, che tutti dovrebbero visitare.

Era un manifesto, se non sbaglio, di poco antecedente all’emanazione delle leggi razziali.

Rappresentava una folla di ebrei disegnati come topi.

Il messaggio subliminale era chiaro: gli ebrei portano le malattie come i topi, e per questo vanno eliminati.

Suggestivo, geniale. Oltre che orrido.
Tutti abbiamo paura delle malattie.

Cerchiamo solo di non farci trasportare da questa umana paura.
Prendendo spunto dalle follie del passato, occupiamoci dei nostri pensieri, cerchiamo di controllarli, prima che loro controllino noi.

Credo che lo dobbiamo a noi stessi e alle persone con cui viviamo.

Perché ci sarà sempre chi sfrutterà le nostre paure per propri fini.
Le TV per fare notizia, non sempre per fare informazione.
I politici per far vedere quanto sono bravi a gestire i problemi, o per allontanare l’attenzione su altri problemi, che non sanno gestire.

E, a parte questo, nessun bambino deve andare a scuola con la paura di essere escluso.
O almeno, non per un motivo come questo!

Laviamoci le mani e recuperiamo la dignità che ci contraddistingue come esseri umani.

Per favore.


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BUON SAN VALENTINO (DAVVERO) A TUTTI!

E’ San Valentino.

Nella vetrina del bar in cui prendo il caffè ci sono cuori morbidosi di cioccolato, irresistibili.

In ufficio ci hanno portato una scatola di baci Perugina.

Il mio comune racconta su Facebook di aver sparso per la città manifesti come questo, che rappresentano dei baci.

E, forse per la prima volta, sono fiera e sorrido dell’amministrazione di questa città.

Aggrappati alle lettere si scambiano baci un uomo e una donna, due uomini, due donne.

Credo che anche immagini semplici come questa possano essere veicolo di concetti importanti.

Anzi, forse sono efficaci proprio perché si tratta di piccole cose, proprio perché quasi non ce ne accorgiamo – i famosi messaggi subliminali – e viaggiano senza tante spiegazioni, senza tante parole, nel senso di strumentalizzazioni o di ipocrisie.

E io, oggi, spero davvero che riescano a portare nuovi modi di pensare e di sentire.

Forse state pensando: dai, non ne abbiamo mica bisogno!

Sì, ne abbiamo bisogno, se un collega di nemmeno 60 anni dice “bucaccio” per offendere qualcuno.

Abbiamo un bisogno immenso di immagini come questa, che ci mostrino l’amore, una volta tanto, senza tanti concetti, cuori o cioccolatini.

Buon San Valentino a tutti noi.


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Per leggere altri articoli di Chiara Belli

sardine a firenze

BUON ANNO NUOVO DI DISCUSSIONI!

“Un anno nuovo sarebbe veramente tale se portasse la politica alla poesia e non la poesia alla politica. … Una democrazia radicalmente locale, costruita da comunità provvisorie che si formano in ogni luogo e che in ogni luogo discutono col centro sulla forma da dare alle cose: può essere una piazza, può essere il modo di pagare le tasse o di produrre, può essere un’idea di scuola e un’idea di sanità.
Una capillare manutenzione dal basso in cui le persone sono chiamate a discutere, a esprimere le proprie emozioni….
La società si decide spezzando l’autismo corale, aggredendolo e costruendo luoghi in cui ci si mette in cerchio e si fa democrazia. Si sta insieme e si decide, si passa il tempo e si decide come passare il tempo. …
Il mondo ha bisogno di essere amato e accudito, prima di essere pianificato o portato chissà dove.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, significa rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza. ….
Dobbiamo accordarci dopo aver esplicitato i conflitti, dopo aver compreso che il mondo non è solo nostro e quello che facciamo pensando solo a noi stessi è una forma di suicidio. Un anno nuovo è veramente tale se mettiamo a fuoco un nuovo modo di sentire e percepire.”

Franco Arminio “Divagazioni sull’ Anno Nuovo”.

Ho scoperto questo autore di recente.

Mi ha colpito intensamente questo estratto da una lunghissima poesia, che riporto sopra.

Io Franco Arminio non l’ho mai conosciuto, ma ho l’impressione che mi abbia letto nel cuore e nella testa quando ho pensato di fare questo blog.

Comunità che si formano per discutere ed esprimere le proprie idee ed emozioni sul mondo comune da accudire…E’ questo!

Non c’è augurio più grande che posso fare di cuore a noi tutti.

Buon Anno di discussioni!


Chi è Movimento Sottile?

PARIS CALLING

“London calling to the faraway towns…Now that war is declared and battle come down…London calling to the under world…Come out of the cupboard, all you boys and girls…”,  così cantavano i Clash in “London Calling”, album uscito nel 1979, e che proprio in questi giorni, ha spento la sua quarantesima candelina.  La candelina dell’assoluta maturità che mette luce su un passato ormai chiuso nei libri di storia, senza  alcun riferimento alle tematiche dell’odierno presente. Ma è davvero così?  Per un’Inghilterra in quasi libera uscita c’è una Francia in protesta; per un Boris Johnson che festeggia c’è un Emmanuel Macron che arranca . E in mezzo a tutto questo, i cittadini sembrano siano tornati a essere gli assoluti protagonisti, nel bene e nel male, di un modo comune tutto da vivere e da raccontare. E noi di “Movimento Sottile” proviamo a riportarvelo così com’è, senza vincoli, divieti e censure. Lo raccontiamo  attraverso gli occhi e le impressioni non sempre “politically correct” di Marina Bencini, donna italiana, fiorentina per la precisione, che vive, lavora e sciopera a Parigi. Una che, di fatto, non le manda  a dire, neanche su whatsapp.

Giusto, Marina?

Più che giusto direi doveroso. E comunque io non sto scioperando. Non in questi ultimi giorni, almeno.

Ma qualcun altro sì, però. Ci risulta che sia un bel po’ di movimento a Parigi, forse non tanto sottile come il nostro blog…

È un grande movimento. Un vero “Le bras de fer”, come dicono qui i francesi.

Sembra il nome di un piatto tipico francese…

È il piatto che il popolo francese sta servendo ai propri governanti. Un braccio di ferro senza né vinti né vincitori, per ora. Vincerà chi mangerà più spinaci!

Gli italiani, solitamente, non simpatizzano per i francesi per via di una storica rivalità culturale, eppure…

Eppure…

Eppure in questo caso, molti abitanti del Bel paese stanno applaudendo i loro cugini francesi. Come vivi da italiana questo grande protesta?

Vivo la protesta così come la vivrebbe una donna francese, con assoluto trasporto e qualche normale imprecazione. Perché aldilà dei sani e cazzutissimi principi che sorreggono questa contestazione popolare ci sono comunque dei disagi con cui bisogna fare i conti.

Spiegati meglio.

C’è poco da spiegare e tanto da vivere. Qui tanti servizi risultano essere bloccati e la quotidianità non è più una routine noiosa ma una scalata assai problematica di barriere e interruzioni con il rischio costante di perdere l’ultimo treno per casa. Un putain de problème!

Non c’è bisogno di traduzione per l’ultimo francesismo.

Il francesismo era necessario.

Un po’ come è necessario protestare contro la possibile riforma delle pensioni.

Esatto, e i francesi hanno una grande sensibilità oltre che un altrettanto grande spirito di sacrificio. Noi italiani saremmo capaci di fare lo stesso? Abbiamo la stessa consistenza popolare?

La vedo dura, siamo un po’ diversi, ma mai dire mai.

“Mai dire mai” è anche il mio motto giornaliero quando guardo  i varchi chiusi dell’accesso alla metropolitana.

Ora, non fare troppo la francese…

Sono fin troppo italiana, invece. Perché, aldilà del dramma, c’è comunque uno spazio importante per degli aneddoti simpatici.

Sparami un aneddoto, allora.

Bene, dieci giorni fa, era disponibile un solo viaggio metro su quattro. Ora, cerca di immaginare il caos! Tutti pigiati  nelle carrozze come sardine in scatole sballottolanti e puzzolenti. Perché puoi pure cercare di far cambiare idea a un singolo politico se non a un intero sistema dirigenziale, ma mai e poi mai riuscirai a far cambiare fede a un gruppo di persone allergiche all’acqua e sapone.

Va bene, a quanto pare,  è  anche una rivolta di ascelle sudate, ma l’aneddoto dov’è?

L’aneddoto sta nel fatto che per uscire dai vagoni, io e una mia collega abbiamo finto di essere in stato interessante…

E come avete fatto?

Semplice, abbiamo tolto dalle borse i camici da lavoro, li abbiamo appallottolati e sistemati sotto i  vestiti, dopodiché  ci siamo fatte spazio tra la folla gridando:  “Nous  sommes enceintes!” ovvero “Siamo incinte , fateci passare!”

E ha funzionato?

Alla grande!

Questa è goliardia italiana!

Questa è sopravvivenza, mio caro…Una sopravvivenza che, tutto sommato, sta portando anche cose positive. L’utilizzo delle auto è ridotto quasi al minimo mentre si vanno intensificando  le pedalate in  bicicletta.

Quindi è anche uno sciopero ecosostenibile…fantastico!

Ecosostenibile sì, e che tende a far mutare, quantomeno in parte, perfino l’abbigliamento femminile.

Sarebbe?

Niente scarpe con i tacchi ma comode calzature adatte a lunghe passeggiate. Tempo di un caffè e via, per le strade della buona rivoluzione alla faccia di Macron e delle sue spesso stupide dichiarazioni!

Marina, sta per terminare la nostra chiacchierata, ma una domanda è d’obbligo.

Spara!

Conosci l’album “London Calling” dei Clash?

Certo che sì!

Sono passati quarant’anni da quell’album e ben diciassette dalla prematura dipartita terrena di Joe Strummer, loro leader. Ora, secondo te, i tempi sono così cambiati da allora?

No, e quell’album, per me, è attualissimo. Alla fine, ci troviamo sempre a lottare per i nostri diritti. Okay, magari non riusciremo a ottenerli, i diritti, intendo. Magari è tutta una grande illusione. Una finzione. Un film di Godard. Insomma, chi lo può dire? Ma la lotta, quella vera, c’è sempre.  E i francesi sono molti bravi a lottare, un po’ meno ad amare. Da questo punto di vista gli italiani sono i migliori, con un humour diverso. Più intenso.

Insomma, uno a uno e palla al centro.

Lasciamo perdere le palle perché quelle un pochino mi girano. Mes boules tourment mais elles vont dans le bon sens, de manière écologique!

Sarebbe?

Mi girano le palle ma vanno nel verso giusto, in maniera ecologica.

In bicicletta.

Esatto!

Marina, allora ti aspettiamo a Firenze, e visto che si parla di Rivoluzione, è lecito aspettarsi che tu venga vestita da Lady Oscar  con un André affianco!

Un André con la cresta alla Joe Strummer!

Ganzo! Buona protesta allora, Marina!

Anche a voi del blog e famiglia! Ciao grulli!


Per leggere ancora di Diritti Civili:
Diritti Frustrati e Liste della Spesa

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arte e quadri all'aperto

L’ARTE DEVE ESSERE INTELLETTUALE?

Marina Abramovich si è chiesta se l’arte dovesse essere bella.

Era una domanda provocatoria chiaramente: in una nota performance, spazzolandosi con acredine i suoi bellissimi capelli neri, voleva far riflettere sulla costrizione imposta all’artista di produrre qualcosa di esteticamente piacevole perchè la sua arte sia vendibile (…e soprattutto appendibile in salotto).

In seguito ad un concerto di musica classica a cui ho assistito (e di musica classica specifico che io non ne so nulla), mi è saltata alla mente un’altra provocazione…chissà se Marina apprezzerebbe…

L’arte deve essere intellettuale?

Chi va a un concerto di musica classica, ad una esposizione di arte contemporanea, uno spettacolo teatrale d’”avanguardia“, a una qualsiasi cosa che non abbia a che fare con lo spettacolo “di massa”, la sensazione è che “sicuramente la sappia apprezzare”, e quindi ne debba sapere…che senza conoscenza insomma non la si possa capire.

Visto che la conoscenza di norma è di pochi, la conseguenza sembra essere lampante.

L’arte è elitaria?  Per pochi esperti? Studiosi, appassionati?

Eppure, per dirne una, il teatro nacque per aggregazione popolare, nelle piazze e nelle strade prima che in luoghi chiusi.

Il teatro era per la gente, per tutti. Ed era il popolo che era chiamato a giudicarlo, non il contrario.

Al tempo della nascita della commedia dell’arte (XVI sec.) non credo ci si chiedesse se la gente potesse capirla.

Forse ci si chiedeva se la gente potesse “sentirla”.

Io credo che sia una logica valida oggi come allora.

Valida per il mostro sacro come per l’artista di strada.

Chi si espone al pubblico è dal pubblico che è valutato.

Forse chi si arroga il vanto di produrre arte “da apprezzare” dovrebbe tornare “sulla strada” a farsi ascoltare dal passante qualunque: quello che ti applaude se sei bravo, e passa oltre se non gli piaci, crudelmente e brutalmente.

E l’essere bravo o no dipende, a mio avviso, dall’intensità dell’emozione che hai suscitato, dal piacere che hai provocato, dal dolore che hai tirato fuori, tutta roba che viene dalla pancia.

Che non si legge sui libri o in riviste specializzate.

L’intensità di quel quartetto d’archi mi è arrivata tutta.

Il concerto a cui ho assistito era gratuito. 

Mi piacerebbe che molta più arte fosse gratuitamente fruibile, per consentire a chiunque di avvicinarsi e di sentirla, di giudicarla, di appassionarsi, ed infine di diventare con il tempo davvero esperto magari, ma non per farsene un vanto che esclude altri dalla cerchia del sapere, quanto piuttosto per stimolare gli artisti a sperimentare, crescere e creare qualcos’altro di vivo.

E così crescerebbe una società migliore, che stimola la creazione del bello intorno a sé, che stimola il confronto, che dà da pensare. A tutti.

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