Il posto di chi sogna un mondo comune

Tag: riflessioni

DEL PARADISO SI PUO’ LEGGERE

“La morte non è una luce che si spegne. E’ mettere fuori la lampada perché è arrivata l’alba”, così affermava Rabindranath Tagore più di cento anni fa; un’affermazione, quella dello scrittore e filosofo bengalese, che rafforza il mio personale convincimento sulla possibile vita dopo la morte terrena. Un argomento delicato che, da sempre, risulta essere tema di dibattito religioso e scientifico. Ma lì dove un religioso impone e uno scienziato discute c’è soprattutto un essere umano che vede, ascolta e spera. Perché, in fin dei conti, tutti noi sogniamo un “to be continued” della nostra esistenza, dove l’ultima puntata non può e non deve essere contemplata. Ecco, attraverso “Movimento Sottile”, il nostro coraggioso blog per chi sogna un mondo comune, cercheremo di dare una piccola sbirciata oltre l’ipotetico ultimo episodio della nostra esistenza, superando i tristissimi titoli di coda e avventurandoci in quella che potrebbe essere la prima puntata della nostra nuova stagione esistenziale. Cercheremo di farlo in punta di piedi, con assoluto rispetto per gli scettici e per tutti coloro che invece ci credono, a prescindere. Lo facciamo con “Road to Nowhere “dei Talking Heads nelle orecchie perché ogni storia merita una colonna sonora degna di tale nome e perché, come recitano alcuni versi del brano stesso, è  necessario intraprendere un viaggio, ovvero un percorso sulla media e lunga distanza,  per raggiungere  un vitale cambiamento. Un cambiamento interiore che passa, a volte, attraverso traumi di una certa importanza. Ed è proprio di questo che parleremo con Melinda Giorgianni, scrittrice e psicologa milazzese, nonché protagonista di una storia straordinaria che merita di essere raccontata.

Ciao Melinda, grazie per questo tuo contributo al blog!

Ciao, è un vero onore per me!

Diciamo subito che stiamo per trattare un argomento delicato e che cercheremo di affrontarlo con la leggerezza tipica di chi ha voglia di vedere oltre la linea dell’orizzonte senza aspettative di sorta…

Giusto, ed è quando le aspettative sono ridotte a zero che si apprezza veramente ciò che si ha e che si vede.

Caspita, bellissima affermazione la tua!

Mi sono limitata a citare Stephen Hawking, astrofisico e matematico che ha contribuito, non poco, al cambiamento dell’approccio cognitivo con i suoi studi sull’origine dell’universo.

Ecco, cos’è per te il cambiamento?

Rinnovamento individuale. Rinnovamento delle idee e delle prospettive. Un processo bellissimo, spesso necessario.

Probabilmente per te è stato sia bello che necessario.

Bello, necessario ma anche invisibile, poiché non ricordo quale fosse il mio pensiero prima dell’incidente.

Ecco, l’incidente.

Io non ricordo assolutamente nulla dell’incidente. È come se la mia vita fosse iniziata subito dopo, da un ipotetico secondo capitolo del mio libro esistenziale che in quello cartaceo, invece, tratto proprio nel primo.

Quando parli del libro ti riferisci al tuo “ERA L’ALBA. STORIA DI UN RISVEGLIO”, dove parli per l’appunto della tua esperienza.

Esattamente. Ed è un’esperienza che ho voluto raccontare seguendo un mio personalissimo ordine cronologico. Un ordine interiore, di natura spirituale.

A quando risale l’incidente?

Alla notte del 29 gennaio del 2005. Avevo 17 anni. E ripeto non ricordo assolutamente nulla. So solo che nell’impatto perse la vita il mio amico Tom (di lui parleremo più avanti) e che io fui ritrovata incosciente, sull’asfalto bagnato di una strada a scorrimento veloce, a decine di metri dalla vettura.

Le tue condizioni furono subito considerate gravi.

Talmente gravi da indurre i medici a mettere le mani avanti, invitando tutti i miei cari a un’accorata preghiera, perché il mio era un quadro clinico disperato. Uno stato di coma non indotto ma che risultava essere spontaneo e irreversibile.

Cioè, vista la disperazione, mi sembra di intravedere più un quadro di Edvard Munch che un normale quadro clinico.

Esattamente (ride).

Quindi, ai tuoi, non rimase altro che la preghiera.

Sì, si affidarono a Dio.

E a quanto pare, Dio rispose, alla sua maniera, con un formidabile assolo di chitarra alla Jimi Hendrix.

Un bellissimo assolo che i miei avrebbero ascoltato solo dopo, ovviamente.

In tutto questo, mentre parenti e amici erano impegnati a pregare per la tua sopravvivenza, tu invece giacevi incosciente, apparentemente perduta in una lunga notte senza sogni.

Ed è proprio qui che inizia il bello perché mentre il mio corpo giaceva esanime in un letto di ospedale, la mia coscienza risultava essere fin troppo sveglia e vigile, sintonizzata su ben altre frequenze e amplificata fino all’inverosimile da una vera e propria cassa multi-sensoriale.

Ehi ehi, staremo mica parlando di NDE?

Near Death Experience tradotta in italiano Esperienza di Pre-Morte.

Ovvero tutti quei fenomeni descritti sia da individui che hanno ripreso le funzioni vitali dopo aver sperimentato, a causa di gravi traumi, l’arresto cardiocircolatorio, sia da individui che hanno vissuto l’esperienza di coma.

Sei meglio di Wikipedia! (ride)

Wikipedia spiega bene il significato di questo tipo di esperienze, tuttavia ho letto tantissimo sull’argomento. Tanti scrittori e studiosi hanno provveduto raccontare delle bellissime esperienze di pre-morte. Penso ai libri del Dottor Raymond Moody, medico e psicologo statunitense e a quelli del Professor Eben Alexander, neurochirurgo americano, protagonista di un’esperienza simile alla tua.

Ho letto tanto anche io sull’argomento, eppure ti posso assicurare che i loro racconti e le loro testimonianze possono solo in parte descrivere l’intensità e la portata di di ciò che realmente è una NDE.

Per molti una NDE è molto più che una parola scritta e molto più di una semplice sequenza di immagini, la descrivono come la vita stessa che spicca il volo attraverso l’alito rigenerante del pensiero creativo…per te, invece?

Per me l’NDE è come l’anticamera dell’aldilà, una sorta di balcone da cui si può ammirare l’infinito che tende a espandersi oltre la morte terrena. Sì perché abitare un corpo fisico è un po’ come essere chiusi in uno sgabuzzino. E io, durante la mia esperienza di pre-morte, ero pienamente cosciente delle persone che gravitavano intorno alla sala di rianimazione, e non solo.

Sarebbe?

Riuscivo a essere anche altrove, tra i banchi di scuola, in mezzo ai miei compagni, carpendone, almeno in parte, anche i pensieri. E riuscivo perfino a osservare mio padre, mentre, disperato, abbracciava i miei vestiti appesi all’interno dell’armadio di casa.

Sensazione terribile…

Sì, perchè io cercavo di rassicurare tutti quanti con delle affermazioni che non potevano udire. Non con il corpo fisico, almeno.

Un’altra dimensione quindi, lontana da vincoli e paletti terreni, con la possibilità di aprire scenari di coscienza interessanti, giusto?

Io dico che la coscienza non muore, ma esce dai confini della nostra mente raggiungendo un luogo che va oltre l’immaginazione stessa.

E tu hai visto questo luogo, vero?

Al risveglio del coma, avvenuto dopo diciassette giorni, ho descritto questo viaggio particolarissimo e, non riuscendo a collocarlo in nessun luogo che io conoscessi, chiedevo se fossi stata in una gita scolastica. Era tutto incredibilmente bello, non nuovo ma come se fosse da sempre lì.

Ed è stato davvero così, come una gita intendo?

Sì, ricordo un bellissimo prato pieno di fiori colorati,”di tutti i colori insieme” e su cui si affacciavano tantissimi alberi altrettanto colorati. Un tripudio cromatico e una luce forte ma non fastidiosa in cui il tempo risultava essere l’unico grande assente.

Eri da sola in questa passeggiata?

No, con me c’era il mio amico Tom.

Ehi, sarò mica lo stesso Tom che era rimasto coinvolto nell’incidente?

Proprio lui, ovviamente non potevo sapere nulla della sua morte fisica così come non potevo sapere nulla del mio stato di coma… Quel che importa è che io e Tom, in realtà, eravamo lì a passeggiare, con il sorriso sulle labbra.

 C’era altra gente lì?

Certo, uomini, donne e tanti bambini, tutti intenti a passeggiare e a giocare.

L’Aldilà, insomma.

Sembrerebbe proprio di si.

E cos’altro hai visto?

Credo di aver visto il volto di Dio e di averlo successivamente riconosciuto nelle fattezze di un uomo diversi anni più tardi. Nella vita terrena, intendo.

Insomma, ormai sembravi aver intrapreso un percorso di beatitudine, in un’altra realtà. In un altro mondo, probabilmente su un’altra frequenza. Cosa ti ha spinto a tornare?

La voce fuori campo di una donna che mi invitava a tornare (non si sapeva bene dove) a causa del dolore mia madre. “Torna, tua mamma sta molto male…le manchi tanto!”, così diceva mentre io la invitavo a lasciarmi in pace.

Era una voce non identificabile, presumo.

Era la voce di un’amica di mia madre, dotata a quanto pare di poteri medianici. Era lei che riusciva a sintonizzarsi sulla mia frequenza, invitandomi a un immediato ritorno. Ma la sua reale identità l’ho scoperta solo dopo. Molto dopo.

E quindi, com’è avvenuto il tuo ritorno nel mondo terreno?

Grazie agli U2!

Cosa c’entra la band di Bono in tutto questo?

Un mio amico aveva acquistato due biglietti per un loro concerto e mi chiese, attraverso il citofono della sala di terapia intensiva, se volessi andare con lui.

Mi sembra un ottimo motivo per tornare…

Appunto!

Se ti avesse proposto di andare a un concerto di Gigi D’Alessio, a quest’ora, saresti ancora a passeggiare in Paradiso…

Oh, mamma! (ride)

Ovviamente scherzo…Melinda, prima hai affermato di aver visto il volto di Dio e di averlo riconosciuto su questa terra, un po’ di tempo dopo questa tua incredibile esperienza. Potresti spiegarti meglio?

Era il 12 dicembre 2012 quando su un autobus, salì questo signore con un volto assai familiare che, manco a farlo apposta, venne a sedersi proprio a fianco a me.

E cosa è accaduto?

È accaduto che gli ho cominciato a parlare del coma senza conoscerlo, con il concreto rischio di passare per una pazza, ma mi è venuto spontaneo… E no, non era Dio ma gli somigliava tanto, e sai perché?

Sentiamo il perché.

Aveva vissuto un’esperienza simile alla mia andando in coma per ben tre volte! Abbiamo goduto quindi della stessa luce, condividendo tutta quella proverbiale e multicromatica bellezza.

È un racconto incredibile, che però presta il fianco alle perplessità più o meno silenti degli scettici. Cosa senti di dirgli?

Agli scettici dico che ci sarà tempo per tutti di conoscere la verità, quindi sono assolutamente liberi di credere o di non credere a ciò che ho raccontato e che continuo tuttora a raccontare. Ognuno di noi ha un cammino da percorrere, con dei punti interrogativi che rimarranno, probabilmente tali, fino alla fine del cammino stesso.  Per quanto mi riguarda, sono felice di accogliere la vita terrena come un dono. Come un grande dono. Come un’opportunità irrinunciabile.

E a coloro, invece, che hanno perso una o più persone care cosa ti senti di dire?

Che continueranno comunque a soffrire la loro mancanza, ed è una cosa normale. Ma questo senso di vuoto è destinato ad avere termine perché siamo destinati a unirci in un abbraccio senza tempo con tutti i nostri cari.

E io condivido queste tue parole, anche se a volte mi faccio prendere un po’ dallo sconforto.

Credo sia cosa assolutamente normale.

Per fortuna si possono trovare conferme con il rock, non trovi?

Direi che si possono trovare conferme con la musica in generale.

“C’è una signora sicura…che tutto ciò che luccica è oro…e sta comprando una scala per il paradiso.”…sono alcuni versi di “Stairway to heaven” dei Led Zepellin…questa scala tu l’hai già comprata, Melinda?

Ce l’ho e spero di non farmela mai scappare di mano!

Nel frattempo, per dirla ala Warren Beatty, il paradiso può attendere.

Sì, il paradiso può attendere.


Chi è Movimento Sottile?

sardine a firenze

BUON ANNO NUOVO DI DISCUSSIONI!

“Un anno nuovo sarebbe veramente tale se portasse la politica alla poesia e non la poesia alla politica. … Una democrazia radicalmente locale, costruita da comunità provvisorie che si formano in ogni luogo e che in ogni luogo discutono col centro sulla forma da dare alle cose: può essere una piazza, può essere il modo di pagare le tasse o di produrre, può essere un’idea di scuola e un’idea di sanità.
Una capillare manutenzione dal basso in cui le persone sono chiamate a discutere, a esprimere le proprie emozioni….
La società si decide spezzando l’autismo corale, aggredendolo e costruendo luoghi in cui ci si mette in cerchio e si fa democrazia. Si sta insieme e si decide, si passa il tempo e si decide come passare il tempo. …
Il mondo ha bisogno di essere amato e accudito, prima di essere pianificato o portato chissà dove.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, significa rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza. ….
Dobbiamo accordarci dopo aver esplicitato i conflitti, dopo aver compreso che il mondo non è solo nostro e quello che facciamo pensando solo a noi stessi è una forma di suicidio. Un anno nuovo è veramente tale se mettiamo a fuoco un nuovo modo di sentire e percepire.”

Franco Arminio “Divagazioni sull’ Anno Nuovo”.

Ho scoperto questo autore di recente.

Mi ha colpito intensamente questo estratto da una lunghissima poesia, che riporto sopra.

Io Franco Arminio non l’ho mai conosciuto, ma ho l’impressione che mi abbia letto nel cuore e nella testa quando ho pensato di fare questo blog.

Comunità che si formano per discutere ed esprimere le proprie idee ed emozioni sul mondo comune da accudire…E’ questo!

Non c’è augurio più grande che posso fare di cuore a noi tutti.

Buon Anno di discussioni!


Chi è Movimento Sottile?

Chiara Belli di profilo

DI PROFILO

Non mi è mai piaciuto il mio profilo, mi è sempre sembrato di avere un eccesso di qualcosa.

Troppo naso, troppe braccia.

Se visto di fronte, l’insieme mi risulta più o meno accettabile, di profilo invece ho sempre, sempre pensato di avere qualcosa di stonato.

Il naso si spinge troppo oltre la fronte, troppo in avanti, come se prendesse la rincorsa per arrivare prima di tutto il resto. E le braccia – anche quando sono o sono state magre – mi sembra sempre che siano sproporzionate, troppo lunghe. Un po’ come nelle scimmie.

Eppure.

Eppure, sul mio iPhone, oggi, ho come sfondo sia per il blocco schermo che per la schermata home (ebbene sì, sto parlando dell’opzione “ENTRAMBI”) una mia foto.

Di profilo.

È la foto di un venerdì sera fiorentino, in pieno inverno. Le mie braccia nude smisurate, insieme al naso troppo grosso, occupano sfacciatamente tutto lo schermo.

Eppure, ogni volta che la guardo e mi rivedo, sorrido.

Sorrido di una felicità pulita e perfetta, come quei giorni senza tempo che vivono i bambini quando giocano.

Sorrido e non perché all’improvviso mi piaccio, ma perché più niente, nemmeno questo, conta.

Sorrido perché un insegnante – sudato in modo pazzesco, eppure molto più bravo che sudato – mi ha presa da un angolo della sala e trascinata al centro di essa.

Sorrido perché guardo in basso, insieme a lui, tutti e due concentrati su quello che stiamo facendo.

Sorrido: un sorriso scemo e disarmato mi si stampa sulla faccia ogni volta che guardo il telefono, perché nella foto sono di profilo sì, ma sto ballando.

Ecco, forse dovremmo ricordare che c’è sempre qualcosa di nuovo da provare, qualcosa che non sappiamo e possiamo imparare, qualcosa che non conosciamo e che possiamo scoprire.

Ricordare che le esperienze, insieme alle persone, sono la sola cosa capace di dilatare il tempo della nostra vita, di farci dimenticare di noi stessi, di trasformare un momento qualsiasi in una festa.

Ricordare che esiste sempre, da qualche parte, qualcosa che ci può mettere in contatto con emozioni sconosciute, che non sapevamo nemmeno di poter provare.

Non avevo mai fatto in corso di ballo. Ho scoperto una dimensione nuova, in cui provo una felicità piena eppure molto semplice, in cui sono libera e allo stesso tempo mi sento bellissima.

Ecco perché nella foto sono felice, sorridente, leggera.

E mi sento di nuovo così e sorrido ogni volta che la guardo.

Anche se sono di profilo.


Per leggere di un progetto per scoprire le proprie qualità nascoste

Chi è Movimento Sottile?

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