PAOLA ANDREANI
37 anni
Educatrice e Fondatrice 
dell’asilo nido Piccole Orme-Firenze

Mi chiama un’ amica e mi dice “Ho una bella storia per te!” ed è così che ho conosciuto Paola. La rintraccio al telefono:”La mattina ho i bambini”, mi fa… Lì per lì penso ai suoi figli, invece intende i suoi bambini dell’asilo e il tutto mi appare avvolto da un’aura di dolcezza e tranquillità…Poi mi racconta la sua storia e invece mi colpisce da subito la fatica e l’impegno! Che sia tanto romantico cambiare vita, è un’illusione di quelli che credono nelle favole…ma la storia di Paola dimostra anche che, se le favole le desideri e ti impegni, si realizzano davvero!

Paola, tu sei stata folgorata quasi letteralmente sulla via di Damasco…
…nel mio caso di Santiago!

…De Compostela. L’ho fatta anch’io: è un’esperienza che può rivelarsi illuminante, in effetti. Che cosa ti ha spinto a partire?
Era un periodo particolare. Il mio fidanzato mi aveva lasciato ed il lavoro non mi piaceva più.

Non deve essere stato un bel momento… Che lavoro facevi?
Mi sono laureata in Giurisprudenza ed ho fatto il tipico percorso per diventare avvocato. Ho lavorato a Milano in un grande studio, poi ho fatto un concorso e sono rientrata in Toscana a lavorare nell’ufficio legale di una banca. Avevo prospettive di crescita, ma non entusiasmo: ero entrata in un meccanismo (o in un tunnel, dipende dalle opinioni) ed andavo avanti secondo copione…

Avevi 29 anni. E lavoravi già da qualche anno come avvocato! Un percorso sudato: mi pare tu sia stata molto brava…
Ho sempre avuto un gran senso del dovere. E tuttavia in quel momento entrai in tilt!
Dovevo fare le vacanze con lui e invece…allora decisi di partire da sola per fare questo viaggio a piedi.
Volevo ritrovare una mia dimensione per stare bene…

E sul Cammino incontri l’illuminazione…
Davvero un’illuminazione la mia! (sorride, ndr).
Incontrai una signora francese nel bel mezzo di un campo di girasoli! Questa immagine diventerà iconica per me!
Lei mi raccontò di aver stravolto la sua vita, e fu allora che vidi chiaramente che la cosa che mi sarebbe piaciuto fare più di tutto nella mia era lavorare con i bambini.

Un’idea campata in aria o avevi già avuto delle esperienze?
Io avevo fatto sempre volontariato con i bambini, sono stata anche in missione in Messico.
Pensai che questo era l’ambito in cui dovevo cercare la mia dimensione, anche lavorativa.
Fra l’altro ormai mi era chiaro che il mio lavoro me lo sentivo stretto…

E cosa facesti una volta tornata a casa?
Feci una chiacchierata con una signora che conoscevo che aveva un asilo nido e mi convinsi che la mia strada era davvero quella! Ma per lavorare con i bambini piccoli era necessario avere il Diploma Magistrale. E allora mi decisi a tornare sui banchi di scuola!

Oddio! L’idea di rifare le Superiori mi terrorizza ancora in sogno…
Figurati a me! Che facevo due lavori! La mattina lavoravo in banca, la sera andavo a scuola fino alle 22.00. Dormivo e mi svegliavo alle 6.00. Sabato compreso. Per un anno. E’ stato un incubo…

Accidenti, però sei stata resistente e determinata!
Devo dire la verità… durante le vacanze di Natale, ho mollato! Non ce la facevo più. Ero stanca, e fra l’altro intorno avevo solo gente che mi prendeva per pazza!

In che senso? Che ti dicevano per tirarti su di morale?
A parte mio fratello gemello che mi ha sempre sostenuto, tutto il resto della famiglia mi diceva “come fai a mollare tutto quello che normalmente gli altri vogliono?!” Intendendo un lavoro a tempo indeterminato, possibilità di carriera ecc…

Ma continuasti comunque. E riprendesti a studiare per prendere questo benedetto diploma…
Si, perché in quel mese di pausa avevo capito che in realtà io volevo davvero fare l’educatrice! E ce l’ho fatta! Ho preso il diploma! E lì è arrivato il vero momento dell’incertezza: “E ora che faccio? Mi son detta…”

Ma come!? Eri già a metà strada…
Eh, ma il dubbio era forte: dovevo mollare tutto quello che avevo costruito fino allora (la laurea, la gavetta da avvocato) per fare qualcosa che aveva un senso, oppure dovevo ammettere che era stata tutta una nuvola di fumo passeggera?
Nel dubbio decisi di prendere un anno di aspettativa. Per rispondere a questa domanda, prima andai un mese in Africa a lavorare in un orfanotrofio, e poi iniziai un tirocinio in un asilo nido…
Alla fine dell’anno presi la mia decisione finale e mi licenziai!
Avevo 31 anni.

E decidesti di aprire un asilo tuo!
In realtà ho cominciato a fare sostituzioni in vari asili fino a quando sono entrata in un asilo nido come socia comprando le quote di una persona che se ne stava andando.
Sono rimasta lì un anno e mezzo, mentre nel frattempo continuavo a formarmi.

E poi te ne sei andata? Perché?
L’asilo di cui ero diventata socia era una realtà già rodata, e avevo desiderio di creare qualcosa di mio.

Dove li hai trovati i soldi per aprirlo, se posso farmi gli affari tuoi?
Avevo la buonuscita che la banca mi aveva dato alla fine del rapporto di lavoro. E per aprire l’asilo tutto mio, oltre ad un aiuto da parte di mio babbo, ho chiesto anche un finanziamento.
E ho aperto un asilo domiciliare di 7 bambini.

Quale è stato il momento più difficile di tutta questa vicenda, Paola?
Trovare il coraggio di licenziarmi! E’ stato il momento della svolta.

E dove hai trovato la forza per farlo?
Nel desiderio di sentimi finalmente protagonista di una mia scelta che sentivo profondamente.
E poi, a dire il vero, in quel momento non avevo ancora una famiglia mia, quindi potevo mangiare pane e vino, e mi sarebbe andata bene lo stesso!

Pane e vino non è poi tanto male! (rido, ndr)
…se tu volessi dare un consiglio a qualcuno che ha un sogno nel cassetto, ma pensa di essere fuori tempo massimo, che cosa gli diresti?
A parte che troppo grandi non si è mai! Ma poi, se uno sente di avere nelle proprie corde altro da quello che sta facendo, che si butti! Ne guadagna proprio come persona! Ti cambia la vita. In ogni caso ne guadagni in serenità!

Se fosse andata male ti sei mai chiesta cosa avresti fatto?
Avrei dovuto trovare un’altra soluzione. Ma indietro non ci sarei tornata più! Di questo ero certa.
Tuttavia io avevo la sensazione netta che la cosa poteva funzionare! Me lo sentivo! Non so spiegartelo…

L’asilo come si chiama?
Piccole Orme. Lo volevo chiamare il Girasole perché l’illuminazione l’ho avuta nel campo di girasoli in Spagna…ma mi aveva già fregato il nome un’altra attività lì nei pressi!

Mannaggia! Sarebbe stato di buon auspicio!
E’ andata parecchio bene lo stesso! Di più non potevo davvero desiderare. 

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