Durante il Cammino di Santiago che ho fatto questa estate (e anche prima di partire) ho assillato tutte le persone conosciute con una domanda banale, in apparenza:

Tu che lo hai già fatto più di una volta, perchè continui a tornare tutte le estati a fare il Cammino di Santiago?”

Attenzione! Non ho chiesto “perchè sei venuto a farlo stavolta?” che francamente mi sembra una domanda un tantino intima… sapere che uno viene per dimenticare un amore, decidere fra due amori, trovare un amore, dimenticare un lutto, riflettere sul perchè il Pianeta sta morendo, fare attività fisica, espiare un peccato, accontentare la madre, trovare ispirazione per scrivere una canzone ecc ecc…mi sembra invadente, se non raccontato spontaneamente.

A me piuttosto interessava sapere che cosa spinge una persona a farlo due, tre, dieci volte!

Perchè assicuro che davvero c’è molta gente che torna più volte, su un nuovo percorso magari, ma sempre con destinazione Santiago de Compostela.

Alla domanda molti restano confusi, smarriti, disorientati.

La mia risposta l’ho trovata una sera in un ostello dove non volevo fermarmi, dove non volevo stare, il più sudicio fra quelli visti fino ad allora. Ma ero stanca. E mi sono fermata ugualmente.

Mi giro intorno e vedo facce gelide: una francese con cui cerco di fare amicizia mi sta antipatica dopo neanche 5 minuti mentre si volta a ridacchiare smodatamente con due suoi connazionali lì di fianco, un tedesco logorroico mi racconta tutto lo spirituale possibile mentre io voglio solo farmi una doccia, degli altri intorno ognuno sta per conto suo… tutti stanchi? Forse dovevo andare altrove. E invece mi tocca stare lì perchè le mie gambe non ce la fanno davvero più. Dai, mi dico, ci devi solo dormire una notte…

La serata finirà con un cerchio di chiacchiere fra estranei e diventerà la più significativa fra tutti i miei ricordi di questa esperienza straordinaria.

Siamo tutti stanchi, tutti malamente vestiti, con età varie, lavori diversissimi a casa, atteggiamenti diversi, paesi di provenienza diversi, lingue diverse, livelli sociali e culturali diversi.

A cercare di comunicare tramite la voglia di scoprire interessi comuni, ad insegnarci le lingue reciproche trovando assonanze stupide, a cantare canzoni di cantanti famosissimi negli altri paesi quanto ignoti nel proprio, a condividere metodi ancestrali per guarire vesciche e dolori muscolari.

E piano piano succede qualcosa

La francese antipatica (solo perchè francese, nella più ricorrente delle antipatie italiche di matrice storico-calcistica) mi diventa simpatica, il ragazzo pieno di piercing (di cui ho immaginato una vita da artista di strada o da tossico) si scopre che è infermiere in un reparto ginecologico, un altro ragazzo (che ho immaginato essere un seminarista) si scopre che è un rapper spagnolo apparso anche in televisione, e Beatrix, che parte tutte le mattine alle 5.00 da sola, non racconta nulla di sè ma ha gli occhi profondi e ascolta tutti con grande attenzione.

Poi arrivo io che faccio la mia solita domanda intrusiva:”E te perchè torni tutti gli anni a fare il Cammino di Santiago?”.

Stavolta l’interlocutore mi guarda tranquillo. E risponde di getto.

” Per il senso di comunità che si vive”.

Ike, 25 anni, tedesco, l’ infermiere con tanti piercing che fa nascere i bambini, mi dà la risposta che cercavo. La domanda non avrà più senso di essere rivolta a nessun’ altro, infatti poi ho smesso di farla. Con buona pace di tutti.

Per una che ha fatto un blog con la speranza di creare un luogo di condivisione su tutto, dove chiunque può dire la sua, questa non può che essere l’unica risposta che parla al suo cuore. E infatti mi parla!

Con le persone di quella sera ci ritroviamo insieme a colazione. Stavolta sono sguardi dolci sugli occhi di tutti, due battute sulla pioggia che viene giù incessante e non ci fa partire, scambi di sorrisi, abbracci, supporto reciproco nel trovare questa o quella informazione, molta voglia di partire ma nessuna di lasciarsi, sentirsi parte tutti di qualcosa che l’esperienza del camminare verso una stessa mèta ha fatto riscoprire.

Essere una Comunità.

Sulla parete di questo, che oggi mi sembra il più bel posto del mondo, campeggia la cartina della Penisola Iberica che riporto in questa pagina: piena di scritte di tutti quelli che ci sono passati.

Un’intera parete di connessioni umane!

Arrivo a Santiago qualche giorno dopo e la prima persona che incontro è Ike: vederlo mi ricorda il senso di questa esperienza.

Siamo tutti parte di un unico mondo.

E’ questa la vera Comunità che raggruppa tutti gli esseri umani, indipendentemente dal fatto che lo vogliano o meno. Qui dobbiamo stare tutti: in questo stesso ostello cadente che a volte sembra meraviglioso.

Non basterebbe questo piccolo pensiero ad abbattere barriere e pregiudizi e finalmente cominciare tutti a camminare verso una stessa mèta?

Sarò un’utopista, ma a me sembra così facile…

——————————–

Per altri articoli su trekking e cammini leggi anche:
Foto per Ricordare e Sul Viaggiare “nel mezzo”

Chi è Movimento Sottile?