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UNA YURTA SULL’APPENNINO

Spesso succede che si faccia un viaggio perché si è letto un libro che ce lo ha ispirato.

Più raramente succede che si faccia un viaggio per incontrare un libro.

Questo Capodanno l’ho trascorso camminando su e giù per i monti Sibillini, per tre giorni.

Pensavo che fare la cosa che mi fa più bene all’anima fosse sufficiente per renderlo, se non memorabile, quantomeno piacevole.

Stare nella natura, conoscere persone nuove, mangiare e bere bene, passare la sera del 31 senza pretese, senza tacchi né aspettative, lontano dal divertimento obbligatorio, questo era il mio obiettivo.

Perfettamente raggiunto.

E invece ho incontrato una storia. Che ha reso memorabile questo piccolo viaggio e che mi ha tenuto incollata per un giorno sul divano. Incapace di fare altro che leggere.

Il libro lo ha scritto Marco Scolastici. Si intitola “Una yurta sull’Appennino”.

Finisco di leggerlo e mando un messaggio all’amica di sempre con cui ho condiviso questi tre giorni: “Questo libro è una benedizione”. Mi risponde “Poi me lo passi”. Non te lo passo, non credo di potermene distaccare. Bisogna lo tenga in casa, in bella vista, come un amuleto che stia lì a ricordarmi quanto è bello vivere.

Prima di arrivare alla partenza del trekking incontriamo una mandria di cinghiali, alcuni piccolissimi, le madri e i piccoli ci fanno inchiodare. Non è usuale vederne così tanti tutti insieme.

Dopo poco incontriamo altri animali di fronte ad una fattoria e una strana tenda da circo di fronte.

La storia invece l’ho incontrata appena scesa dalla macchina di fronte al Santuario di Macereto, un imponente convento deserto, come una cattedrale abbandonata.

Freddo polare sui Monti Sibillini. La guida del nostro gruppo di camminatori indomiti ci dice “L’avete vista quella tenda giù? E’ una yurta mongola ed è lì a testimoniare la resistenza di un pastore che ci ha vissuto dopo il terremoto che ha colpito queste terre, e che non ha mai abbandonato le sue bestie”.

Il terremoto. 2016. Tre anni fa ormai.

Amatrice sbriciolata, le immagini della chiesa di Castelluccio di Norcia crollata, il ricordo di un ragazzo delle mie parti che organizzava un furgone di provviste che portava personalmente a Norcia una volta al mese, il flashback di un personale terremoto che ha attraversato la mia vita all’epoca. Tre anni fa.

Rimugino camminando. Camminare però fa rimuginare in modo sano. Non è come stare in casa o davanti al pc, dove l’aria che mi entra nella testa è sempre la stessa. Camminando l’aria entra pulita, e i pensieri ne beneficiano: arrivano idee nuove e fresche, non le solite paranoie o vecchie storie.

Passiamo sopra Ussita. Ancora prefabbricati in fila come tombe al cimitero. Un paese nascosto. Chi lo sa che esiste? Un conto è L’Aquila che bene o male si sa dov’è…ma Ussita…400 abitanti…

Guardo un’altra amica (non quella del prestito che non avverrà) che dopo il terremoto dell’Aquila è stata un anno in città a prestare aiuto come volontaria: cucinava per tutti. Guarda tutto con saggezza: lei sa, ha vissuto con mano che vuol dire dormire in una tenda d’inverno, non l’ha solo vista in televisione come me…

Passiamo per le campagne incontrando tante case abbandonate. Anche nelle mie campagne ci sono case abbandonate. Da bambini entrarci era una prova di coraggio e ribellione all’autorità. Ma non sono così tanto diroccate… Penso che magari abbandonate lo erano anche prima, ma adesso che il terremoto le ha rase al suolo sono diventate un simbolo.
La yurta però forse di più.

La yurta…sarà il matto del paese questo Marco?

Che freddo che fa su questi monti, e in quell’inverno sfortunato ci fu una nevicata eccezionale perdipiù. Proprio vero che le disgrazie non vengono mai da sole.

Torno a casa e compro questo libro che mi chiama a sé.

Una storia davvero ben scritta. Che fortuna saper scrivere così bene, penso con invidia.

Mi ritrovo a piangere due o tre volte. E a ridere da sola: un’ironia sottile che a tratti mi sorprende. E pagina dopo pagina mi rendo conto che questa storia parla al mio cuore con una forza inaudita. Prima mi fa tremare e poi mi sbrana da dentro. Come il terremoto.

E’ un storia di resistenza, che parla di rinascere dalla polvere, resistere, sentirsi soli, bloccati, increduli, e poi cercare soluzioni alternative, creative, innovative, stupide, trovare risorse sepolte sotto la cenere, pozzi di speranza e futuro, sperare, non crederci più, andare avanti e poi vedere la luce e capire che tutto quello che siamo oggi è quello che è accaduto nella nostra vita. Soprattutto il terremoto.

Poi mi fermo. Parla di me, parla di ognuno di noi. Ecco perchè queste 104 pagine mi hanno tanto emozionato.

Ed ecco perché consiglio a tutti di leggerle.

Per iniziare l’anno con un’ iniezione di forza, energia, amore per la vita: qualunque cosa accada.

Anzi proprio perché accade il peggio, è allora che il peggio può diventare una benedizione.


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DEL PARADISO SI PUO’ LEGGERE

  1. chiara

    Comprato, letto. Grazie Ilaria! “Quando si esce dalla trappola tutto quello che accade dopo sembra poco importante se confrontato con l’adrenalina del momento in cui hai deciso che ci avresti provato. Conta solo quel singolo istante in cui hai deciso di fare qualcosa che prima ti sembrava impossibile e dopo torna a sembrarti tale.” Ecco, ho pensato più che altro alle trappole mentali e ho realizzato che vale la stessa cosa: se ne può uscire e un attimo dopo torna a sembrare impossibile esserne usciti. Ecco alcuni libri, per fortuna, aiutano a trovare l’uscita.

  2. Stefano R.

    Ciò che ti può regalare un libro….il mare dentro!
    Brava Ilaria!

  3. Claudia

    E quando sarà possibile sfogliare le pagine di un tuo libro?!

    • Ilaria Stefanucci

      Chissà… magari un giorno avrò una storia da scrivere. Per adesso mi piace scrivere qui e permettere ad altri di scrivere e parlare. Grazie della fiducia preventiva!

  4. Francesca C.

    Ila, e’ bellissimo il tuo racconto e anche il commento sul libro che fa venire davvero voglia di leggerlo! Lo prenderò !

  5. Laura

    Ila, che belle parole! Non potevi scrivere recensione migliore! Mi hai convinta: comprerò il libro ❤️

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