Il posto di chi sogna un mondo comune

DEL PARADISO SI PUO’ LEGGERE

“La morte non è una luce che si spegne. E’ mettere fuori la lampada perché è arrivata l’alba”, così affermava Rabindranath Tagore più di cento anni fa; un’affermazione, quella dello scrittore e filosofo bengalese, che rafforza il mio personale convincimento sulla possibile vita dopo la morte terrena. Un argomento delicato che, da sempre, risulta essere tema di dibattito religioso e scientifico. Ma lì dove un religioso impone e uno scienziato discute c’è soprattutto un essere umano che vede, ascolta e spera. Perché, in fin dei conti, tutti noi sogniamo un “to be continued” della nostra esistenza, dove l’ultima puntata non può e non deve essere contemplata. Ecco, attraverso “Movimento Sottile”, il nostro coraggioso blog per chi sogna un mondo comune, cercheremo di dare una piccola sbirciata oltre l’ipotetico ultimo episodio della nostra esistenza, superando i tristissimi titoli di coda e avventurandoci in quella che potrebbe essere la prima puntata della nostra nuova stagione esistenziale. Cercheremo di farlo in punta di piedi, con assoluto rispetto per gli scettici e per tutti coloro che invece ci credono, a prescindere. Lo facciamo con “Road to Nowhere “dei Talking Heads nelle orecchie perché ogni storia merita una colonna sonora degna di tale nome e perché, come recitano alcuni versi del brano stesso, è  necessario intraprendere un viaggio, ovvero un percorso sulla media e lunga distanza,  per raggiungere  un vitale cambiamento. Un cambiamento interiore che passa, a volte, attraverso traumi di una certa importanza. Ed è proprio di questo che parleremo con Melinda Giorgianni, scrittrice e psicologa milazzese, nonché protagonista di una storia straordinaria che merita di essere raccontata.

Ciao Melinda, grazie per questo tuo contributo al blog!

Ciao, è un vero onore per me!

Diciamo subito che stiamo per trattare un argomento delicato e che cercheremo di affrontarlo con la leggerezza tipica di chi ha voglia di vedere oltre la linea dell’orizzonte senza aspettative di sorta…

Giusto, ed è quando le aspettative sono ridotte a zero che si apprezza veramente ciò che si ha e che si vede.

Caspita, bellissima affermazione la tua!

Mi sono limitata a citare Stephen Hawking, astrofisico e matematico che ha contribuito, non poco, al cambiamento dell’approccio cognitivo con i suoi studi sull’origine dell’universo.

Ecco, cos’è per te il cambiamento?

Rinnovamento individuale. Rinnovamento delle idee e delle prospettive. Un processo bellissimo, spesso necessario.

Probabilmente per te è stato sia bello che necessario.

Bello, necessario ma anche invisibile, poiché non ricordo quale fosse il mio pensiero prima dell’incidente.

Ecco, l’incidente.

Io non ricordo assolutamente nulla dell’incidente. È come se la mia vita fosse iniziata subito dopo, da un ipotetico secondo capitolo del mio libro esistenziale che in quello cartaceo, invece, tratto proprio nel primo.

Quando parli del libro ti riferisci al tuo “ERA L’ALBA. STORIA DI UN RISVEGLIO”, dove parli per l’appunto della tua esperienza.

Esattamente. Ed è un’esperienza che ho voluto raccontare seguendo un mio personalissimo ordine cronologico. Un ordine interiore, di natura spirituale.

A quando risale l’incidente?

Alla notte del 29 gennaio del 2005. Avevo 17 anni. E ripeto non ricordo assolutamente nulla. So solo che nell’impatto perse la vita il mio amico Tom (di lui parleremo più avanti) e che io fui ritrovata incosciente, sull’asfalto bagnato di una strada a scorrimento veloce, a decine di metri dalla vettura.

Le tue condizioni furono subito considerate gravi.

Talmente gravi da indurre i medici a mettere le mani avanti, invitando tutti i miei cari a un’accorata preghiera, perché il mio era un quadro clinico disperato. Uno stato di coma non indotto ma che risultava essere spontaneo e irreversibile.

Cioè, vista la disperazione, mi sembra di intravedere più un quadro di Edvard Munch che un normale quadro clinico.

Esattamente (ride).

Quindi, ai tuoi, non rimase altro che la preghiera.

Sì, si affidarono a Dio.

E a quanto pare, Dio rispose, alla sua maniera, con un formidabile assolo di chitarra alla Jimi Hendrix.

Un bellissimo assolo che i miei avrebbero ascoltato solo dopo, ovviamente.

In tutto questo, mentre parenti e amici erano impegnati a pregare per la tua sopravvivenza, tu invece giacevi incosciente, apparentemente perduta in una lunga notte senza sogni.

Ed è proprio qui che inizia il bello perché mentre il mio corpo giaceva esanime in un letto di ospedale, la mia coscienza risultava essere fin troppo sveglia e vigile, sintonizzata su ben altre frequenze e amplificata fino all’inverosimile da una vera e propria cassa multi-sensoriale.

Ehi ehi, staremo mica parlando di NDE?

Near Death Experience tradotta in italiano Esperienza di Pre-Morte.

Ovvero tutti quei fenomeni descritti sia da individui che hanno ripreso le funzioni vitali dopo aver sperimentato, a causa di gravi traumi, l’arresto cardiocircolatorio, sia da individui che hanno vissuto l’esperienza di coma.

Sei meglio di Wikipedia! (ride)

Wikipedia spiega bene il significato di questo tipo di esperienze, tuttavia ho letto tantissimo sull’argomento. Tanti scrittori e studiosi hanno provveduto raccontare delle bellissime esperienze di pre-morte. Penso ai libri del Dottor Raymond Moody, medico e psicologo statunitense e a quelli del Professor Eben Alexander, neurochirurgo americano, protagonista di un’esperienza simile alla tua.

Ho letto tanto anche io sull’argomento, eppure ti posso assicurare che i loro racconti e le loro testimonianze possono solo in parte descrivere l’intensità e la portata di di ciò che realmente è una NDE.

Per molti una NDE è molto più che una parola scritta e molto più di una semplice sequenza di immagini, la descrivono come la vita stessa che spicca il volo attraverso l’alito rigenerante del pensiero creativo…per te, invece?

Per me l’NDE è come l’anticamera dell’aldilà, una sorta di balcone da cui si può ammirare l’infinito che tende a espandersi oltre la morte terrena. Sì perché abitare un corpo fisico è un po’ come essere chiusi in uno sgabuzzino. E io, durante la mia esperienza di pre-morte, ero pienamente cosciente delle persone che gravitavano intorno alla sala di rianimazione, e non solo.

Sarebbe?

Riuscivo a essere anche altrove, tra i banchi di scuola, in mezzo ai miei compagni, carpendone, almeno in parte, anche i pensieri. E riuscivo perfino a osservare mio padre, mentre, disperato, abbracciava i miei vestiti appesi all’interno dell’armadio di casa.

Sensazione terribile…

Sì, perchè io cercavo di rassicurare tutti quanti con delle affermazioni che non potevano udire. Non con il corpo fisico, almeno.

Un’altra dimensione quindi, lontana da vincoli e paletti terreni, con la possibilità di aprire scenari di coscienza interessanti, giusto?

Io dico che la coscienza non muore, ma esce dai confini della nostra mente raggiungendo un luogo che va oltre l’immaginazione stessa.

E tu hai visto questo luogo, vero?

Al risveglio del coma, avvenuto dopo diciassette giorni, ho descritto questo viaggio particolarissimo e, non riuscendo a collocarlo in nessun luogo che io conoscessi, chiedevo se fossi stata in una gita scolastica. Era tutto incredibilmente bello, non nuovo ma come se fosse da sempre lì.

Ed è stato davvero così, come una gita intendo?

Sì, ricordo un bellissimo prato pieno di fiori colorati,”di tutti i colori insieme” e su cui si affacciavano tantissimi alberi altrettanto colorati. Un tripudio cromatico e una luce forte ma non fastidiosa in cui il tempo risultava essere l’unico grande assente.

Eri da sola in questa passeggiata?

No, con me c’era il mio amico Tom.

Ehi, sarò mica lo stesso Tom che era rimasto coinvolto nell’incidente?

Proprio lui, ovviamente non potevo sapere nulla della sua morte fisica così come non potevo sapere nulla del mio stato di coma… Quel che importa è che io e Tom, in realtà, eravamo lì a passeggiare, con il sorriso sulle labbra.

 C’era altra gente lì?

Certo, uomini, donne e tanti bambini, tutti intenti a passeggiare e a giocare.

L’Aldilà, insomma.

Sembrerebbe proprio di si.

E cos’altro hai visto?

Credo di aver visto il volto di Dio e di averlo successivamente riconosciuto nelle fattezze di un uomo diversi anni più tardi. Nella vita terrena, intendo.

Insomma, ormai sembravi aver intrapreso un percorso di beatitudine, in un’altra realtà. In un altro mondo, probabilmente su un’altra frequenza. Cosa ti ha spinto a tornare?

La voce fuori campo di una donna che mi invitava a tornare (non si sapeva bene dove) a causa del dolore mia madre. “Torna, tua mamma sta molto male…le manchi tanto!”, così diceva mentre io la invitavo a lasciarmi in pace.

Era una voce non identificabile, presumo.

Era la voce di un’amica di mia madre, dotata a quanto pare di poteri medianici. Era lei che riusciva a sintonizzarsi sulla mia frequenza, invitandomi a un immediato ritorno. Ma la sua reale identità l’ho scoperta solo dopo. Molto dopo.

E quindi, com’è avvenuto il tuo ritorno nel mondo terreno?

Grazie agli U2!

Cosa c’entra la band di Bono in tutto questo?

Un mio amico aveva acquistato due biglietti per un loro concerto e mi chiese, attraverso il citofono della sala di terapia intensiva, se volessi andare con lui.

Mi sembra un ottimo motivo per tornare…

Appunto!

Se ti avesse proposto di andare a un concerto di Gigi D’Alessio, a quest’ora, saresti ancora a passeggiare in Paradiso…

Oh, mamma! (ride)

Ovviamente scherzo…Melinda, prima hai affermato di aver visto il volto di Dio e di averlo riconosciuto su questa terra, un po’ di tempo dopo questa tua incredibile esperienza. Potresti spiegarti meglio?

Era il 12 dicembre 2012 quando su un autobus, salì questo signore con un volto assai familiare che, manco a farlo apposta, venne a sedersi proprio a fianco a me.

E cosa è accaduto?

È accaduto che gli ho cominciato a parlare del coma senza conoscerlo, con il concreto rischio di passare per una pazza, ma mi è venuto spontaneo… E no, non era Dio ma gli somigliava tanto, e sai perché?

Sentiamo il perché.

Aveva vissuto un’esperienza simile alla mia andando in coma per ben tre volte! Abbiamo goduto quindi della stessa luce, condividendo tutta quella proverbiale e multicromatica bellezza.

È un racconto incredibile, che però presta il fianco alle perplessità più o meno silenti degli scettici. Cosa senti di dirgli?

Agli scettici dico che ci sarà tempo per tutti di conoscere la verità, quindi sono assolutamente liberi di credere o di non credere a ciò che ho raccontato e che continuo tuttora a raccontare. Ognuno di noi ha un cammino da percorrere, con dei punti interrogativi che rimarranno, probabilmente tali, fino alla fine del cammino stesso.  Per quanto mi riguarda, sono felice di accogliere la vita terrena come un dono. Come un grande dono. Come un’opportunità irrinunciabile.

E a coloro, invece, che hanno perso una o più persone care cosa ti senti di dire?

Che continueranno comunque a soffrire la loro mancanza, ed è una cosa normale. Ma questo senso di vuoto è destinato ad avere termine perché siamo destinati a unirci in un abbraccio senza tempo con tutti i nostri cari.

E io condivido queste tue parole, anche se a volte mi faccio prendere un po’ dallo sconforto.

Credo sia cosa assolutamente normale.

Per fortuna si possono trovare conferme con il rock, non trovi?

Direi che si possono trovare conferme con la musica in generale.

“C’è una signora sicura…che tutto ciò che luccica è oro…e sta comprando una scala per il paradiso.”…sono alcuni versi di “Stairway to heaven” dei Led Zepellin…questa scala tu l’hai già comprata, Melinda?

Ce l’ho e spero di non farmela mai scappare di mano!

Nel frattempo, per dirla ala Warren Beatty, il paradiso può attendere.

Sì, il paradiso può attendere.


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33 commenti

  1. Vorrei condividere con voi la mia esperienza.Tre anni fa una mia carissima amica dopo cinque anni di sofferenza e di lotta contro un brutto cancro al seno entra in sala operatoria e dopo un anestesia per aspirare il liquido formatosi nei polmoni non si sveglia più (prima di entrare in sala operatoria era lucida e sorrideva).Quando arrivo in ospedale è già in coma e nel momento in cui le stringo la mano e le sussurro che sono al suo fianco,il suo modo affannoso di respirare cambia.Diventa meno faticoso.Ho avuto l’impressione che volesse rispondermi.Ho chiesto al medico se secondo il suo parere lei mi avesse sentita.Non ha saputo rispondere.Da quel giorno mi sono sempre chiesta se Monica è riuscita a sentire che le sono stata vicina fino alla fine della sua vita terrena oppure è stata solo la mia immaginazione a farmi percepire quel lieve miglioramento che è durato un attimo.Oggi leggendo il meraviglioso articolo di Stefano sono più che convinta che lei abbia sentito la mia voce.

    • Stefano R.

      Elisa, la tua amica ti ascolta ancora, ne sono certo! Cerca di trarre forza da tutte le situazioni belle che avete vissuto assieme.
      Non c’è nulla di cui avere paura, così disse Joe Pendleton a Betty Logan ne “IL PARADISO PUÒ ATTENDERE”. E tutto è ancora da scoprire, aggiungo io.

    • Melinda

      Ciao Elisa, anch’io come il medico non avrei avuto una risposta certa.. il fatto che sia in qualche modo cambiato il suo modo di reagire, lascia pochi dubbi. Secondo me l’ha sentito♥️

      • Ciao Melinda🙂.Prima di leggere la tua toccante testimonianza avevo qualche dubbio ma ora ne sono certa.La tua storia mi è stata veramente d’aiuto 😊.Grazie!

      • Ciao Melinda 🙂.Prima di leggere la tua toccante testimonianza avevo qualche dubbio.Ora sono convinta che lei mi abbia ascoltata.Leggervi mi è stato d’aiuto. ❤️❤️

  2. Ciao Stefano,complimenti per l’articolo.La vita dopo la morte è un argomento su cui mi soffermo spesso a pensare da qualche anno a questa parte.Il tuo articolo arriva in un momento veramente utile ai miei pensieri.Grazie di cuore a te e a Melinda per averci resi partecipi di questa toccante esperienza.

  3. Valentina

    Bell’articolo, che tratta un tema non facile..
    Indipendentemente dal fatto che ci si possa sentire più o meno vicini a questo tema, l’autore racconta in modo fluido, chiaro e con un pizzico d’ironia, questa intensa esperienza. A me alcuni passaggi hanno fatto riflettere e anche invogliato a leggere qualcosa in più su questoargomento,magari partendo proprio dal libro di Melissa, che non conoscevo: grazie!

  4. Francesco Bernacchioni

    Ciao Stefano,
    prima di tutto complimenti per l’articolo davvero ben fatto,
    io sono, a modo mio, credente quindi mi farebbe piacere credere a tutto quel che dice la signora che ha vissuto l’esperienza di pre morte.
    premetto che io non sono nessuno, non ho studiato l’argomento, a malapena conosco un pochino di psicologia…ma vorrei rappresentare una sorta di contraddittorio positivo…
    detto questo, anche presupponendo la buonafede della signora che non voglio assolutamente mettere in dubbio (sebbene questo mondo brulichi di ciarlatani che poi scrivono libri o vanno nei teatri ad illudere la gente) )e prendendo quindi per veritiera ogni singola affermazione, partendo da una mera analisi non scientifica (non ho la minima competenza per farlo) ma ben più semplicemente oggettivo si potrebbe constatare le seguenti contro deduzioni:
    1-tutte le esperienze di premorte si assomigliano tra loro perché oramai, tramite libri o semplici film, sappiamo tutti come essa avviene…distacco dal corpo…luci, voci, passato, futuro…ecc ecc (CONDIZIONAMENTO COLLETTIVO)
    2-lei passeggia con Tom nel prato…(FREUD LO CHIAMEREBBE RESIDUO MNESTICO DIURNO)
    3-il signore che incontra e che assomiglia al Dio percepito…(CONDIZIONAMENTO SOGGETTIVO..lei riconosce questo uomo che casualmente ha avuto esperienze simili…lo percepisce tale sin dal primo sguardo o solo dopo aver scoperto le “sue” esperienze pre morte? quante volte capita, almeno a me, di sognare una persona che non vedo da 20 anni e poi scorgerla mentre mi passa accanto sul marciapiede il giorno stesso?!? pura e semplice casualità o eventuale condizionamento (in pratica sogno qualcuno e non appena riconosco una persona che non vedo da 20 anni conferisco un volto e un significato al sogno stesso?)
    4-il discorso medium, non lo affronto perché oltre ad andare in campi discutibili è una pura e semplice profezia che si autoavvera (la madre fa ricorso ad una medium qualsiasi e la signora in coma sente una qualsiasi voce di donna alla quale poi conferisce la veridicità semplicemente perché vuole crederci)
    spero vivamente di non aver urtato la sensibilità di nessuno, ripeto che spero tanto che il mio futuro mi riservi qualcosa di simile ma non ci sono elementi che mai potranno darne certezza a noi “viventi”.
    un abbraccio a tutti

    • Stefano R.

      Caro Francesco, ogni tuo dubbio è lecito.
      Tuttavja credo fermamente nell’intensità dell’esperienza vissuta da Melinda. Sulle esperienze NDE ci sarebbe da parlare per giorni, se non per settimane. E i dubbi rimarrebbero ugualmente. Va bene così, almeno per ora. Un abbraccio.

    • Melinda

      Salve Francesco, mi piace ciò che scrive, perché è esattamente ciò direi io e rispecchia il mio modo critico di affrontare le cose, come anche ciò che mi accade. Non a caso ho scritto un libro ben 13 anni dopo che è avvenuto tutto ciò di cui racconto. Ho semplicemente raccontato la mia personalissima esperienza, non ne avevo certo sentite prima. Avevo 17 anni, e quando mi comunicarono fossi stata in coma, non sapevo neanche bene cosa fosse, ma avevo ben chiaro e ricordavo solo quello che ho raccontato. Volevo chiarire un’altra cosa, i miei non hanno chiamato nessun medium, ma una collega di mia madre riusciva a connettersi con me (e io lo ricordo bene). Ah un’altra cosa: non ho neanche scritto tutto ciò che io avrei detto appena sveglia, perché non me lo ricordo personalmente ma mi è stato solo riferito. È stato un piacere

  5. Fabio D'Amico

    Caro Stefano.Ho letto tutto di un fiato l’esperienza vissuta da questa ragazza.Sono testimonianze toccanti che non fanno altro che confermare la morte come l’alba di nuovo risveglio. Sono tematiche molto particolari che possono prestarsi facilmente e con molta superficialità al giudizio critico di quella cerchia di scettici restia a qualsiasi altra forma di vita ultraterrena. Sarebbe opportuno riflettere invece sulla nostra esistenza contraddistinta da un concentrato continuo di emozioni e sentimenti.Valori che risaltono ancor più il nostro percorso esistenziale.

  6. Annamaria Patr.

    Un’ intervista bellissima e significativa che mi ha lasciata senza parole…bravissimo mio figlio Stefano e la ragazza per il suo racconto.

  7. Rita

    Per me è un’ulteriore conferma a ciò in cui credo, ovvero che non finisce tutto qui, che la morte è solo fisica e che le persone care che non ci sono più sono e saranno sempre con noi, grazie per questa testimonianza

    • Stefano R.

      La morte fisica, almeno per quanto mi riguarda, rappresenta il grande inganno.
      “Movimento Sottile” continuerà comunque a mostrare interesse verso queste tematiche, che aldilà di tutto, portano a delle attente e profonde riflessioni.

  8. Lory

    Ciao stefano, argomento delicatissimo questo, e’ l’affermazione di Tagore mi piace, lui paragona la morte all’alba.,.e’ questo viene confermato da tutte le persone che come Melinda hanno avuto un’espansione ed un’amplificazione della propria coscienza, staccandosi dal dolore, trovandosi in ogni luogo e in ogni dove,ascoltando pensieri altrui, “sentendo”vedendo e percependone gli stati d’animo in tempo reale. Sono stati Illuminati e illimitati in questo, affermando che “il tempo” in quella dimensione non esiste. Queste persone sono vivi e credibili testimoni di cose che vanno oltre quella porta che Melinda chiama sgabuzzino, che è il nostro corpo umano, ed è schiavo e limitato a se stesso.
    Dunque un’intervista utilissima, che da’ uno scopo all’esperienza avuta di Melinda, e
    Che grazie a te Stefano, è potuta riemergere dando un’idea di ciò che vi è oltre la nostra dimensione terrena. Complimentoni meritati buon proseguimento.

  9. Giovanni S.

    Un tema delicato quello affrontato da questo articolo che incontra spesso e facilmente critiche e opposizioni. Ma sei stato in grado di affrontarlo con leggerezza. Davvero molto bello e non nascondo che mi ha lasciato un forte segno dentro. Fa riflettere a prescindere che si sia credenti o meno.

  10. Claudia P.

    Un articolo interessante che conferma la continuita’ della vita sia per chi crede in Dio sia per chi e’ ateo. Un viaggio che dona speranza, gestito egregiamente dall’intervista di Stefano, grazie alla sua grande dote di scrittura e quell’ironia sottile e inconfondibile. Grazie. Claudia

  11. Ilaria Stefanucci

    Leggere questo articolo è stato un pugno nello stomaco perché affronta un tema che continuo a tenere lontano. Tutti viviamo la vita con una grande comune paura, che è quella di finirla. Una paura che è anche una certezza. Io non so se credere nell’aldilà, e se esperienze di questo genere ne siano il segno tangibile. So tuttavia che crederci allevia il dolore del distacco dai nostri cari, credere che siamo parte di un’ energia superiore, intendo, alla quale torneremo. E che i nostri cari in realtà sono qui con noi e forse ci sono più vicini di quanto i nostri limitati sensi comprendano.
    So di certo tuttavia che il credere nella vita ultraterrena non da un senso alla vita terrena, che un senso invece ce l’ha a prescindere. Quindi si, il paradiso può attendere, e la vita vera che voglio vivere è questa.

    • Stefano R.

      Dobbiamo vivere la nostra vita terrestre adesso, senza rimpianti e rimorsi di sorta. Cosa avverrà dopo? Ci sarà tempo e modo di scoprirlo. Ed io sono fermamente convinto di ciò che sentirò e vedrò.
      Siamo forti cara Ilaria! 🙂

  12. Marina

    Leggere questo articolo é stato davvero emozionante per me .Bellissima la descrizione dell’ END di Melinda ! Viviamo questa vita terrena intensamente, un giorno viaggeremo liberi nell’infinito, la morte non é la fine, io lo credo fermamente ! Grazie Melinda per aver condiviso questa tua straordinaria esperienza , grazie Stefano per come l’hai scritta , un abbraccio a tutti voi del blog !

  13. Stefania

    Descrizione davvero toccante, ho colto l’essenza di quel viaggio… i punti interrogativi spariranno esattamente sull’uscio della nuova casa… il nuovo contenitore multiforme. Grazie!

  14. Bruna

    Stupenda testimonianza! Sono sempre più convinta che la vera vita nn è questa, e che siamo stati mandati sulla terra per purificarci con delle prove per poi ritornare alla fonte da cui siamo venuti. E la cosa più bella è che ci ricongiungeremo con i nostri cari per l’eternita❤. E che godremo dell’amore infinito di Dio nella sua persona. Senza più sofferenze . Solo amore e pace per tutti. Complimenti Stefano! Bellissima intervista e testimonianza!

  15. Rossana

    Bellissimo racconto sono sicura che questa vita x noi è solo l anticamera della vita eterna e tu stefano sei stato unico a porgli domande con intelligenza e molto tatto sei sensibile e gentile gran bel lavoro cugino

  16. Delicato, profondo, leggero, rispettoso e rassicurante come un abbraccio. Grazie Stefano!

  17. Silvia

    Ho apprezzato molto questo articolo, soprattutto perché non è sempre facile parlare e scrivere su questo tipo di tematica…L’argomento è stato trattato con estrema sensibilità, intelligenza… E con la giusta dose di leggerezza 🙂

    • Stefano R.

      Sono felice che ti sia piaciuto, Silvia!
      Probabilmente non finisce qui, nel senso che noi del “Movimento Sottile” torneremo a trattare questo tema.

  18. Mara

    Molto toccante.. Da brivido!!!
    La bellezza di questo articolo e del contenuto deve farci riflettere sul fatto che dopo la morte siamo avviati verso la luce stessa.. La Vita in se per se quella vera e propria!!!

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