Il posto di chi sogna un mondo comune

INCONTRI IN PIAZZA SANTO SPIRITO

Scrollai l’ultimo seme di finocchio incastrato tra il premolare ed il molare; avrei accompagnato volentieri il gesto con una nota sinfonica gastrointestinale per via della Coca-Cola con cannuccia aspirata avidamente come un brufoloso al McDonald’s alla prima festicciola delle scuole medie. Rinunciai, il rintocco delle campane della cattedrale “Santa Maria del Fiore” mi avvisò che “mena mé” era ora di alzarsi e proseguire il mio giretto: la mostra di Gustave Caillebotte chiudeva alle 13.

Firenze non la si può liquidare in due giorni pensai, devo ritornarci. Ti ti tiiin bofonchiò il telefono con un messaggio WhatsApp, Stefano R. l’autore. “Beh? Com’era la schiacciata con la finocchiona? Non ti ingolfare… stasera abbiamo l’apericena in Piazza Santo Spirito, a dopo +  emoticon faccia sorridente.”

Strada a piedi, autobus, arrivo, doccia, shampoo, trucco, di nuovo autobus, strada a piedi, Piazza Santo Spirito. 

Erano le 19,30 un cielo blu elettrico con pennellate rosa e arancio stava per lasciare il posto ad un assolo di luna argento. È in quel momento lì, l’attimo prima del buio, che un crepuscolo può inondarmi e drogarmi di buono. 

Seduti in piazza trovai Stefano, Andrea, Pina ed un uomo col turbante, di profilo; vuoi un vistoso pendente sul lobo sinistro, vuoi l’atmosfera “filo esotica” che stava germogliando, tant’è che mi ricordò la versione al maschile de “Ragazza con l’orecchino di perla” di Vermeer. L’uomo misterioso mi accolse con una leggera flessione del tronco accompagnata dalle mani giunte. “Lui è Saliman, Saliman lei è Stefania” disse Andrea. 

Non volevo innamorarmi di un indiano, troppi giri virtuosi e mescolanze strane e poi saremmo  finiti ai rigori io con le mie orecchiette pugliesi e lui con le sue lapislazzuli turchesi. No, mi limitai ad osservarlo ma Pina da buona partenopea intravedendo la mia ipotesi di innamoramento volle portare avanti il castello di sabbia intercedendo per noi con frasi di una discrezione commovente “Salimaaar! Ma l’hai vista che bella ‘sta ragazza? Salimaaan ! Hai visto che bella guagliona?”.

Lanciai uno sguardo trucido a Pina, pochi secondi prima di incenerirsi si tacque e l’atmosfera mi si fece più serena. Anche le mie madide ascelle ringraziarono.

Saliman Bhat era un uomo sulla quarantina, figlio di seconda generazione, il padre Rudra orafo e la madre Yeva , cantante di origine armena, vennero in Italia negli anni ’70 quando si andava formando a Firenze una nutrita comunità indiana e cominciavano a nascere le prime botteghe artigiane. Saliman crebbe tra fili di perle e statuette Ganesha.

Stefano ed Andrea ordinarono il primo spritz, quando irruppe Pepito detto Lo spagnolo, il sindacodi Santo Spirito “Oh Saliman, ti cerco da una vita e mezza! Vorrei una copia del tuo libro, lo vuol leggere la mia donna” disse facendo oscillare il pendente di Saliman con una pacca sulla spalla.

Cioè quest’uomo ha scritto un libro? Pensai che era l’ora di parcheggiare la mia timidezza e inondarlo di domande, nonostante i suoi silenzi, ma di quelli eloquenti, bastava solo sintonizzarsi sulle sue frequenze.

Saliman bisbigliò qualcosa, una frase nata dalla vibrazione di un impercettibile movimento labiale, forse un mantra, poi si sfilò gli occhiali dalle lenti verdi , li sfregò su un lembo della tovaglia e li inforcò velocemente con aria assorta.

Più tardi Stefano mi spiegò il motivo di quegli occhiali indossati nonostante l’imbrunire, vi era uno strano bisogno di proteggersi dalla luce, non una vera e propria patologia la sua ma un’idiosincrasia nei confronti del sole, un’antipatia personale ecco.

Pulite le lenti l’uomo rispose a Pepito che il suo romanzo “Cose di sale” era in ristampa, poi esibì il suo vecchio Nokia col display rigato per risalire al suo numero di telefono e lo trascrisse su una confezione ormai vuota di tabacco usato per la sua pipa, la famosa “la mia puzzona” , le sue dita affusolate circondate da bellissimi anelli con pietre colorate mi facevano sempre più sangue.

Saliman era un sociopatico asocial riluttante nei confronti della grande conquista umana: la reperibilità istantanea. Il suo vecchio cellulare finì per sbaglio nella tasca della sua giacca, non amava essere rintracciato né tantomeno finire con una foto profilo su Whatsapp.

“Saliman, mi dici qualcosa del tuo romanzo?”gli chiesi. L’indiano avvicinò la sua sedia qualche centimetro in più verso la mia, il suo profumo agli incensi si mescolò ad un alito speziato che sapeva di curry, curcuma e latte di cocco, inebriata mi abbandonai al suo racconto.

“Cose di sale” è la mia periegesi, come gli antichi greci descrivo il luogo che ho visitato, il suo popolo, i suoi costumi, la sua storia, la mia è una periegesi di tutti i luoghi che ho visitato, divisa per volumi, ora io intravedo nei tuoi occhi un forte desiderio di viaggiare, tieni, è per te.”

L’indiano si sciolse la coda racchiusa da un fermaglio d’argento e staccò una pietra azzurra, il suo sguardo andò oltre il tavolo che ci univa in uno spritz con aperol, un altro mantra o preghiera pagana andava liberarsi da quelle labbra indiane, mi porse la pietra e senza proferir parola lasciò la compagnia. Mi sbagliai: non arrivammo neanche ai rigori, le mie orecchiette pugliesi non conobbero mai la sua lapislazzuli. Rimasi con un pugno di sale ed una periegesi da leggere, queste, in fondo, sono “Cose di sale”.


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11 commenti

  1. Emanuele M.

    Bel pezzo!!!! Quel pazzo artistoide di Salim…..maledetto 😁😁😁

  2. Ilaria Stefanucci

    Stefania, hai creato un caso letterario! Ci sono amiche che mi stanno chiedendo se Saliman esiste davvero…sarà l’effetto esotico ma questo personaggio desta le attenzioni di parecchie femmine. Nell’incertezza se trattasi di espediente letterario o meno, mi sono lasciata sul vago,anche perchè davvero non so rispondere, e fossi in te farei lo stesso… Comunque Saliman ha donne ai suoi piedi che nemmeno Sandokan…fossi in te sarei soddisfatta del successo..come tu avessi vinto il Premio Strega!

    • Stefano R.

      Saliman, a volte, non vorrebbe esistere. È un caso umano, bello e raro.

  3. Pina

    Ricordo quell’occhiata che ci facemmo… la tua brillante penna ha restituito il ricordo del nostro vissuto… Baci Pina

  4. Giovanni Resta

    Autrice ispirata e suggestiva. Ottima Periegeta

  5. Laura T.

    Stefania, che bello vedere Santo Spirito con i tuoi occhi. In quella piazza ci sono energie magiche…hai reso proprio bene l’atmosfera. Spero che ci sia un seguito!!!

  6. Pepito

    Che spettacolo! Per qualche minuto sono tornato nella mia amata Santo Spirito con i miei cari amici. PS: confermo. Ero alla terza tennents

    • Stefano R.

      Non avevo dubbi, Pep! La memoria mi è ancora alleata!
      Il Monumento a Cosimo Ridolfi sarà sostituito dalla statua in tuo nome, con tanto di tennents in mano. 😀

  7. Bellissimo articolo.Leggendolo ho avuto la bellissima sensazione di essere stata presente anch’io.Troviamo il modo di far assaggiare st’orecchiette,Mena me!!!!!😊

  8. Stefano R.

    Puntualizzazione: Io (Stefano) ,Andrea e forse anche Sal, eravamo già al terzo spritz mentre Pepito alla terza tenente, credo.😀

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