Il posto di chi sogna un mondo comune

RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE

Oggi che sia l’8 Marzo non è l’argomento principale sulla bocca di nessuno.
E forse proprio per questo, non vogliamo perdere l’opportunità di parlarne.
Che questi tempi bui non ci facciano dimenticare le belle cose: le feste, i sorrisi, la vita che prosegue nonostante divieti e limitazioni, bollettini catastrofici e paura.

Lo dice anche il terzo comandamento! “Ricordati di santificare le feste”.
E se Dio si è scomodato di metterlo fra i primi tre, deve essere importante!

Ho fatto un gioco con alcune donne.
Ho chiesto loro di dirmi il motivo personale per cui per loro è bello essere nate donne (se così sentivano).
Mi hanno risposto a loro modo: chi scrivendo un vero articolo, chi due righe.

Festeggio quindi la vita che ci ha fatto donne.
Per me rappresenta una fortuna perchè ho avuto una mamma che mi ha sempre insegnato ad esserne fiera.

Invito tutte le donne che leggono a lasciare il loro personale motivo di orgoglio di essere donne nei commenti.

La foto  di Elisa Ricci di questa copertina riprende una donna davanti al Muro di Berlino.
Ci è sembrata utile a ricordarci tante cose, anche che la vita si festeggia anche di fronte ai momenti più bui.

Buon 8 Marzo a tutti, maschi e femmine.

SONO FELICE DI ESSERE DONNA PERCHE’…

…per l’attenzione in tutto quello che facciamo (sia pratico che relativo ai sentimenti) e per i vestiti! Veronica
 
…per la sensibilità che abbiamo in più rispetto agli uomini, e perchè abbiamo le tette: piccole o grandi sono comunque un accessorio armonioso del corpo femminile! Sonia
 

…perchè le donne sono portatrici di pace attraverso il dono del ragionamento, della comprensione e dell’accoglienza. Ma allo stesso tempo sono anche streghe, hanno dei poteri che superano i cinque sensi…Sulle tette  sarei d’accordo se ce le avessi! Letizia

…per certi sguardi che sono noi ci possiamo scambiare, anche con gli uomini ma solo grazie alla nostra malizia. Carlotta

…per una vicinanza al cuore di cui credo solo noi possiamo fare esperienza. Cloe

…per la libertà di indossare gonne e vestiti : in questo scemo paese è così, in altri lo possono fare anche gli uomini! Clara

…perchè riusciamo a fare 1000 cose contemporaneamente, che poi ci rende la vita parecchio complicata , molto più dell’altra metà dell’universo, per cui essere donna a volte è anche un pò una fatica. Federica

…perchè siamo un mondo completo fatto di opposti e contraddizioni, ma allo stesso tempo capaci di unione. Siamo forti, caparbie, generose e profonde,passionali e sensibili..forse ho fatto una lista troppo grande!! Siamo un universo esplosivo che fa rumore e arriva ovunque… Lucia

…e poi ci sono i tacchi alti, le guepiere di pizzo, lo smalto e il rossetto…e gli orgasmi simulati!! Silvia

FESTA DELLA DONNA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS OVVERO L’OPPORTUNITA’ DI UN CAMBIAMENTO SOCIALE ALL’INSEGNA DELLA SORELLANZA.
di Francesca Cerreto

 

Ho sempre sentito molto caro il tema dell’emancipazione femminile, fin da quando a diciassette anni, ho iniziato a capire quanto questo fosse solo un concetto astratto e non una condizione reale della donna.

In quel periodo vivevo in Molise dove mi ero trasferita da Firenze con la mia famiglia e frequentavo la quarta liceo quando decisi di prendere la patente.

Mi ricordo che all’epoca fui la prima delle mie amiche a conseguirla: volevo avere la possibilità di muovermi senza dipendere da nessuno… per andare dove? Ancora non lo avevo deciso, ma capivo che saper guidare la macchina era il primo passo per l’affermazione della mia autonomia.

Le mie amiche invece non lo ritenevano necessario, tanto potevano sempre contare su un genitore o un fidanzato “disponibili” ad accompagnarle ovunque avessero voluto. A me quest’idea non piaceva perché dava per scontato il protrarre una forma di controllo che cominciavo a sentire stretta.

Poi quando è arrivato il momento di iscrivermi all’università sono tornata a vivere a Firenze, ma una volta al mese tornavo in Molise, dove la mia famiglia continuava a vivere.

Ed è stato grazie a questo mio pendolarismo forzato che ho avuto l’opportunità di avere una visione sdoppiata della vita in generale e di quella della donna in particolare, così diverse in una regione rispetto all’altra. 

Nella facoltà di Economia che frequentavo a Firenze, le studentesse, fiorentine e non, condividevano confronti, scambi di idee, aperitivi e feste con i loro coetanei di sesso opposto, ma non appena tornavo giù la situazione si capovolgeva: le uscite avvenivano prevalentemente tra coppie e se disgraziatamente non ti fidanzavi, eri doppiamente sfortunata perché priva dell’amore ma soprattutto diminuivano drasticamente le occasioni sociali.

Un altro aspetto che mi colpiva era che per le mie coetanee molisane era normale dover rendere conto di ogni movimento al loro uomo e si stupivano quando raccontavo delle mie uscite fiorentine per andare ad un cineforum o a ballare con le mie amiche, nonostante anch’io fossi fidanzata.

La consuetudine prevedeva che una volta sposate perdessero ogni spazio per sé e venissero risucchiate dai mille impegni della casa e dei figli, ma soprattutto perdessero la libertà di continuare a vedere un’amica o il tempo per dedicarsi ad una passione, che non fosse cucinare e fare la pasta in casa.

Perché così avevano fatto le loro mamme, abituate a trattare mariti e figli maschi come dei principi che nulla dovevano fare in casa, relegando se stesse e le figlie femmine al ruolo di vestali della casa.

Ho sempre pensato che era impossibile essere felici di questa condizione, senza mai mettere in dubbio il mio modo di pensare. Ma forse mi sbagliavo allora come ora.

Comunque ho temuto di rimanere incastrata in questo meccanismo che avevo conosciuto vivendo in Molise ma che ho scoperto in seguito essere molto diffuso in altre regioni d’Italia, dove gli uomini organizzano il lavoro e la società scegliendo per conto delle donne ciò che è meglio per loro e dove le donne finiscono per guardarsi con rivalità, nemiche l’una con l’altra prima ancora di conoscersi.

Sono occorsi molti anni per scoprire un nuovo modo di vivere il mio essere donna singolarmente e con le altre donne.

E’ stato grazie alla “sorellanza”, quel sentimento profondo ed intenso che le donne riescono a creare quando sono insieme e smettono di guardare all’altra con invidia, quando smettono di criticarla perché è antipatica o troppo bella o troppo brava, e andando oltre le apparenze, scoprono di avere con lei molti più tratti in comuni di ciò che pensavano.

Ed è in questo cerchio al femminile che si sprigiona una meravigliosa armonia in cui le donne singolarmente e come gruppo riscoprono se stesse, il loro vero valore, il loro potenziale e la potente energia che generano quando agiscono all’unisono.

 E’ nell’alleanza con le altre donne, nella condivisione di emozioni, belle o dolorose, che ognuna di noi può trovare la sua emancipazione e il suo riscatto, è nel supporto reciproco che si diventa più forti come singoli e come collettività.

Ecco, il mio augurio per questo 8 marzo in tempo di Coronavirus è che la rinascita, sia individuale che collettiva, parta da noi donne, dalla forza che insieme siamo capaci di sprigionare per dare vita ad una nuova società più essenziale ma meno materialista, meno ricca, ma più accogliente, con meno botulino ma più sensibilità, in cui noi donne, unite, possiamo finalmente essere protagoniste, e non solo semplici comparse, di questo cambiamento sociale che necessariamente dovrà avvenire.

LA MIA PRIMA FESTA DELLA DONNA
di Chiara Belli

 
Negli anni la festa della donna è stata a volte una festa che ho vissuto con gioia, altre una completamente priva di significato, altre ancora qualcosa su cui fare polemica, anche accanendosi.
Oggi la vivo come tante altre feste: se qualcuno vuole regalarmi dei fiori ben venga, se non ne ricevo non sarà da questo che misurerò il mio (in questo caso) essere donna.
Oggi che qualcuno mi ci ha fatto pensare, ho scoperto che ricordo quando è stata la prima festa della donna in cui ho ricevuto una mimosa. E la ricordo per una ragione particolare. Ero stata sballottata da casa vecchia a casa nuova. Un po’ come i dieci figli di Cosimo de’ Medici ed Eleonora da Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti, solo che io facevo da Rifredi a Campo di Marte. Quartiere più bello, più verde a detta dei miei, quartiere per cui avevo lasciato scuola, parrocchia e soprattutto gruppo scout, pensavo io. Vengo catapultata nella terza media di questo quartiere (finto)chic che mi fa sentire strana, più piccola, diversa insomma. E vengo messa in classe insieme con mio cugino, della mia stessa età, con il quale, all’inizio, non avevo grande rapporto. Forse, a dirla tutta, ci stavamo anche un po’ antipatici. Poi studiamo insieme, ci conosciamo meglio e in qualche modo ci aiutiamo: lui piace molto alle ragazze, io vado molto bene a scuola e all’improvviso essere il cugino della Belli o la cugina del Belli diventa un valore aggiunto. E, da settembre, le cose evolvono a tal punto che a marzo, per la festa della donna, ruba dall’albero della parrocchia vicina un po’ di mimosa e me la regala. È stato l’inizio di una bellissima amicizia, sincera, che mi ha confortato e riscaldato il cuore per molti anni.

Foto Elisa Ricci 

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SULLA VIA DI SANTIAGO

  1. Chiara Belli

    Grazie a Francesca per il suo racconto: lo avevo sentito da lei, in parte, a voce e già mi aveva colpito. Eppure ci sono ancora tante cose, sottili come il titolo del blog, su cui lavorare, tante abitudini da scardinare. E potremo farlo solo unite! Grazie di cuore per avercelo ricordato!

  2. Lucrezia

    Seppur anche oggi, dopo quasi un ventennio dal racconto di Francesca differenze permangono nei diversi modi di essere donna quello che rimane e’ l’ esigenza di una sorella di un appoggio schietto e disinteressato su cui contare a prescindere dal contesto per poter essere,anche grazie al confronto e a volte il contrasto, libere e autodeterminate.

  3. Lau

    Grazie per questa bellissima condivisione! Siamo tutte sorelle, meravigliose nella nostra differenza.

  4. Lu.

    Cara Ila grazie per questo articolo perché in effetti è più che altro in tempi bui che serve festeggiare o comunque restare attaccati a pensieri felici… Ce lo insegnano storie incredibili giunte fino a noi da posti tremendi come i campi di concentramento, o le moderne guerre di oggi…e quindi si, festeggiamo, la donne, le donne che meritano di essere festeggiate sempre, soprattutto in epoca di costanti crimini contro di esse!! A ragionarci razionalmente non so perché sono orgogliosa di essere donna, ma so che lo sono sempre stata, grazie alla mia mamma che mi ha sempre fatto capire quanto siamo speciali, grazie a una famiglia matriarcale seppur capeggiata da un uomo forte degli anni ’30, grazie alle mie due figlie che quando ho saputo sarebbero state femmine mi han riempito il cuore di gioia e orgoglio solo per il loro genere e vederle crescere con i loro pensieri femminili e la loro sensibilità in evoluzione mi fa rimanere ogni giorno a bocca aperta, e infine per te e per le amiche del cuore che ogni giorno arricchiscono la mia vita in modi che neppure sanno!!

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