Il posto di chi sogna un mondo comune

DUE VITE PER LA DANZA

ARACELI BARCENAS
61 anni
Danzatrice professionista e coreografa.
Fondatrice della Scuola Danza Teatro delle Origini, linguaggio che diventa Specializzazione nella Scuola di Formazione per Operatori del Centro Toscano di Arte e Danza Terapia.

Mi accoglie elegantemente con un the nella sua casa piena di libri che odora di tre vite almeno, e che sembra di poter lasciare da un momento all’altro, in partenza per il suo Messico o per chi sa dove… Impossibile dare un freno alla sua energia, come replicare il movimento del suo corpo: include almeno venti tipi diversi di onde. Andrebbe vista ballare per apprezzare davvero il sapore della sua storia. Che parla di tre Paesi, di Rivoluzione e di studio. Ma è qui a Firenze che ha deciso di portare le sue onde, alla fine. E menomale, altrimenti non ci saremmo incontrate, e il mare addosso a qualcuno non l’avrei visto mai…

Ara, quando hai deciso di cambiare vita quanti anni avevi?
Ho deciso di fare della danza la mia vita due volte. La prima volta avevo 26 anni.

Ma la danza non si inizia da bambine?
E infatti tutti dicevano che ero fuori di testa! E anche io me lo dicevo. Solo che mi rispondevo “Io ci provo!”.

Era una passione iniziata da poco tempo?
No, io ho iniziato danza classica che avevo 15 anni (che comunque per iniziare era già tardissimo) ma lo facevo come hobby amatoriale.

Avresti voluto farne una cosa più seria?
A quell’età andai a vedere se mi prendevano in una scuola professionale di danza moderna, ma mi dissero che ero troppo grande e mi consigliarono di finire gli studi. E ci ho messo una pietra sopra!

E ti sei iscritta all’Università.
Economia. Tutto un altro mondo… E poi ho iniziato la carriera politica, e 19 anni sono andata in Nicaragua con un gruppo politico a partecipare alla rivoluzione.

La rivoluzione?! Un personaggio cinematografico il tuo…
La mia vita un film lo è in effetti (sorride, ndr). Io sono Messicana. Erano quelli anni di grande fermento in Centro e Sud America, c’era il sogno di fare la rivoluzione in tutta l’America Latina.
Perdo un anno di Università per seguire questo ideale e poi torno in Messico e lascio la politica. Ne avevo visto il lato brutto, non faceva per me. E finisco l’Università. Perchè io sono una che finisce sempre le cose!

Già da qui si vede che sei tosta.
E infatti mi laureo, e comincio a lavorare dentro il Ministero dell’Economia. Avevo i miei soldi, la mia casa, divento assistente del Segretario Tecnico all’Istituto Nazionale di Antropologia, avevo una carriera scritta davanti: adesso probabilmente sarei il Direttore di qualche Museo.
Ma soffrivo quando andavo a lavorare…

E il pallino della danza torna.
Torna forte. Decido di trasferirmi a Parigi per studiare danza contemporanea. A 26 anni! Una cosa folle! Vendo la macchina, le mie cose e me ne vado. Con pochi soldi. Io venivo da una famiglia modesta dopotutto.

E’ stato un periodo difficile?
E’ stato in assoluto il più difficile! Prima di tutto avevo una mente razionale sviluppatasi nel lavoro che avevo fatto fino ad allora, e dovevo cambiare mentalità. E poi non avevo soldi e ho fatto di tutto: dalla donna delle pulizie a chiedere i soldi in metropolitana insieme ad un’amica: lei cantava e io ballavo. Mi sembrava fosse tutto troppo difficile, che non imparavo nulla.  Non sapevo la lingua, ero sola. Ma ero testarda. E tornare indietro a fare la burocrate, non volevo.

Cosa pensavi in quel periodo?
Mi vergognavo e pensavo “Se mi vedessero la mia famiglia, i miei amici…”. Sapevo che erano lavori umili che non avrei fatto per sempre, che mi servivano in quel momento per raggiungere un sogno. Io sapevo chi ero io. Ma certo ho avuto momenti in cui sono stata tentata di tornare indietro o di cambiare Paese.

E poi hai incontrato Leonardo (il marito, ndr).
E siamo venuti in Italia. Ho seguito l’Amore! All’inizio non è stato facile perché a Parigi avevo tutta la danza che potevo volere e a Firenze non c’era la stessa produzione artistica. Ma trovo un’insegnante che mi dà una visione ancora diversa e imparo un altro modo di fare danza, più astratto, che mi interessava molto.

Seguire l’amore dove ti ha portato?
Di nuovo in Messico, insieme a Leonardo. Abbiamo avuto un figlio. Decido di vivere lì, di abbandonare la danza per necessità economica e di fare la carriera di giornalista. E lo farò per 12 anni! Un’altra carriera stabile! Ma la danza era ancora nella mia testa. E infatti mi metto a studiare danza Afro-Antillana per hobby. Non ne potevo fare a meno…

E decidi di fare della danza la tua vita per la seconda volta!
A 36 anni! Stavolta perdo la testa per la danza definitivamente! Mi si apre un mondo: entro in una compagnia di ballo, faccio anche teatro, e alla fine inizio a fare l’insegnante di danza e le cose funzionano, avevo successo…

E poi nel ‘96 arriva la crisi economica…
E ci trasferiamo nuovamente a Firenze. Avevo 38 anni e un figlio piccolo. Comincio a insegnare latino-americano perché era di moda. Ma mi annoiava molto e quindi presto passo ad insegnare Danza Afro con un approccio terapeutico: studio come il ritmo influenza il benessere della persona. E da lì continuo a studiare. E studiare. E studiare. E non ho smesso più perché io sono una ricercatrice prima di tutto!

Ti senti una ballerina?
Mi fa fatica dirlo perché, in un mondo dove tutto è un documento, non ho un diploma specifico. Ma ho avuto così tante esperienze…e alla fine tutte insieme mi hanno portato a concettualizzare il mio progetto di Danza Teatro delle Origini.
Sono sicuramente un’insegnante di danza. E una persona che ama danzare.

Oggi hai 61 anni (anche se ne dimostri 50 e hai il fisico di una 20enne…). Mi chiedo, con la lucidità di una vita trascorsa, faresti qualcosa di diverso oggi, per seguire il tuo sogno?
No. Perché il mio concetto di danza è sempre stato “libertà” e inconsciamente forse l’ho sempre seguito. Non volevo essere ingabbiata in una tecnica.

Che cosa ti ha aiutato a non mollare?
La forza interiore. L’ambizione di raggiungere quello a cui aspiravo. E visualizzare il sogno! Io avevo tante voci in testa, ma la danza era la voce più forte. E se è forte torna sempre a bussare.

Cosa consiglieresti a chi vuole inseguire il suo sogno ma dice che è troppo tardi?
Che se lo vuole fare, si può fare!  L’importante è creare nel momento presente le condizioni per fare quello che si vuole. Nel mio caso, siccome non avevo soldi, lavoravo per pagarmi le lezioni di danza, e sicuramente soffrivo a fare quei lavori umili, ma sapevo che erano il mezzo per realizzare quello che volevo.

Un ricordo particolare?
Un tempo facevo le pulizie in un palazzo in Via Ghibellina, per vivere.
Dopo molti anni mi sono ritrovata, nello stesso palazzo, a tenere uno stage come insegnante con circa 25 allievi.
E’ stato un bel riscatto.

(pausa)

Mi dicono che sono una persona molto fortunata.
Io dico che sei una persona molto coraggiosa.

Torna a MAI DIRE ORMAI!

Precedente

ESPORSI, NON ESIBIRSI!

Successivo

LA PARTITA E’ APERTA!

  1. Pat Azz

    Ara è una persona viva, piena di energia, creatività, esperienza, è una ricercatrice , sognatrice, una donna libera che fa innamorare della danza chiunque si avvicini al di là dell’età, del sesso, dela problematicità. Grazie Ara per le emozioni che mi hai fatto vivere

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén