MARIA PAOLA SACCHETTI
53 anni
Attrice professionista e insegnante di teatro.
Fondatrice di Cat23 Centro Arti Teatrali

La prima volta che l’ho conosciuta, alla presentazione del corso di teatro che guida, mi convinse il suo motto “Esporsi, non esibirsi!” Quella sera non ho incontrato solo una brava attrice e insegnante, ma la storia di una persona speciale che è passata dalla timidezza al palcoscenico mettendosi in gioco continuamente. Una storia che appartiene anche a me! E in realtà a tutti. Ve la regalo col gusto che solo i doni preziosi hanno.

Mappi, quando hai deciso di fare teatro?

La prima lezione l’ho fatta a 29 anni. Dieci anni dopo il primo desiderio di farlo.

Grandina!
In realtà a 19 anni che volessi fare teatro l’avevo ben chiaro in testa, ma mi dissi “Io?! Fare l’attrice? Non ci si fa!” perché ero timidissima e infatti mi iscrissi all’Università a Lettere per studiare Storia del Teatro pensando “Almeno il Teatro lo leggerò sui libri…”.

E poi che è successo?
E’ successo che a 29 anni il coraggio l’ho trovato! Ma ormai pensavo di essere vecchia! E mi vergognavo talmente tanto della mia età che mi sorprese sentire, dalla segretaria della scuola alla quale telefonai per chiedere se mi potevo iscrivere, che non c’erano problemi.
Io sapevo che l’età giusta per iniziare era 19-20 anni e infatti molte scuole a 26 anni chiudevano le iscrizioni…

E invece poi ne hai fatto un lavoro!
No percarità! A quell’epoca mai avrei immaginato che potesse diventare un lavoro: era solo un modo per vincere la mia timidezza. Anzi era un tentativo!

In che senso?
A Firenze in quegli anni c’era ancora la grande scuola di Orazio Costa, fondatore del Metodo Mimico, un importante metodo di formazione per attori.  Quello che se ne sapeva da profani fuori era che si veniva scaraventati su un palco a “fare cose”.  Tipo “Mi faccia l’acqua”, oppure “Salga su quel palco e faccia il vento”, “Diventi fango, signorina”.  Leggende metropolitane del teatro per atterrire i timidi.  Con successo, evidentemente. Alla prima lezione 10 anni dopo andai pensando “Se mi fanno fare il fuoco, io vado via!”. Ero terrorizzata. Ma abbastanza forte da girare i tacchi e andarmene!

E invece non te ne sei andata!
Tutt’altro! Il fuoco non me l’hanno fatto fare per fortuna, e io ho scoperto nel teatro la cosa che mi piaceva come niente altro che avevo mai fatto nella vita. Provavo una gioia e una felicità mai avute! Non dormivo la notte dalla felicità!

Ma a quell’epoca per campare cosa facevi?
Insegnavo italiano per stranieri e mi piaceva. Vivevo da sola, avevo la mia indipendenza, i miei soldi.
Però quando arrivò il teatro nulla reggeva al confronto: mi piaceva troppo di più!

Quindi cominci a studiare recitazione.
E regia! Alla fine mi diplomo in entrambi i corsi. Ma non mollo l’insegnamento agli stranieri. E allo stesso tempo continuavo a studiare di teatro (pedagogia teatrale, per esempio) fino a che il mio insegnante di allora mi chiese se mi andava di cominciare ad insegnare nella sua scuola.

Fu un bel riconoscimento!
Si, ma mi fece anche capire di non montarmi troppo la testa! Comunque affidò a me il primo anno propedeutico di accesso alla scuola e io cominciai ad insegnare ai principiati assoluti. Insegnavo teatro e insegnavo l’italiano agli stranieri.

Insegnante 24 ore su 24 quindi…
E iniziò il conflitto! Perché cominciai a guadagnare anche con il teatro, anche se era pochissimo. E mi cominciò a stuzzicare l’idea che, quindi, con il teatro si potesse vivere!
Intanto l’insegnamento per stranieri mi stava sempre più stretto…

Hai insegnato otto anni in questa scuola dove ti eri formata, e poi?
E poi io decisi di lasciare perché mi sentivo stretta anche li.
A quella scuola devo tanto della mia formazione, ma a un certo punto sentii che, oltre a fare l’insegnante di teatro, dovevo trovare una via per fare l’attrice, per mettermi alla prova, e lì non avevo spazio.

Va bè, avrai cercato altri contatti quindi…
Ma non sapevo come fare, da chi andare… Oltretutto come attrice pensavo di non valere niente.
Mi demoralizzai e smisi. Con grande dolore. Smisi per un anno. Avevo 41 anni.

E poi arrivano gli amici del cuore, che ci salvano sempre dal baratro…
Eh si (sorride con dolcezza…). Arrivarono gli amici di teatro (Marco Lombardi, Caterina Boschi e Aldo Innocenti, ndr) che volevano costituire una compagnia. Mi contattarono e mettemmo su uno spettacolo in un piccolo spazio appena nato, il Nexus Studio, piccolo ma pieno di energia.
Lo chiamavamo “Spettacolino”, per non darci troppa importanza…

E probabilmente una grande energia lo ebbe anche lo spettacolo…
Direi di si se un paio di persone che mi videro recitare andarono casualmente a riferire ad Alessandro Riccio che ero davvero brava!

Casualmente…E lui che disse?
E lui, che a Firenze conosceva tutti, disse che questa Maria Paola Sacchietti non l’aveva mai sentita… Ma mi chiamò per un provino!

WOW!
Eh aspetta…al provino lui mi fece “Non è che mi sei piaciuta tanto però hai una bella energia, il ruolo è piccino, proviamo…”
Solo che alla fine a quel ruolo piccino se ne aggiunse un altro, quasi senza battute, che era della “pazza”: piacque a tutti! Ancora oggi lui non si spiega come mai mi veniva tanto bene proprio il ruolo della pazza… (sarcastica).

E poi che succede?
Una cosa strana! Mi prende da una parte e mi dice che gli piacevo perché non ero ruffiana, ero indipendente, me la cavavo da sola e, che se avevo in mente progetti da sviluppare lui mi avrebbe dato una mano!

…adesso lo posso dire?! WOW!
In quel momento in effetti è scattata dentro di me la consapevolezza che qualche valore lo dovevo avere anche come attrice… E Alessandro non solo mi dette una classe di recitazione da seguire, ma mi chiamava in tutti gli spettacoli che faceva!

Mi sa che proprio schifo come attrice quindi non facevi!
In più con gli amici del cuore di cui sopra abbiamo fondato la compagnia “Giardini dell’Arte” che è diventato un progetto con cui giriamo l’Italia. Non c’è concorso in cui non ci riconoscono almeno un premio.

E neanche come insegnante facevi schifo!
Avevo la capacità di fidelizzare gli allievi. Ci sapevo fare. Avevo sempre più corsi da seguire… tanto che alla fine, a 42 anni mollo l’insegnamento con gli stranieri e prendo un’aspettativa di 6 mesi per vedere se potevo vivere di teatro.

Una bella scelta! La forza dove l’hai trovata?
Ero forte della mia autostima, che finalmente dopo tanto patire avevo trovato! Improvvisamente tutti volevano lavorare con me, avevo due corsi miei, riconoscevo di valere. Era un periodo buono.
E poi mi resi conto che adesso metà della mia giornata era assorbita dal lavoro con gli stranieri, e mollandolo mi davo l’opportunità di dedicare tutta la giornata al teatro e potevo fare lo scalino che mi mancava per migliorarmi come attrice.

La dedizione allo studio ce l’avevi…
Senza pratica e impegno, non ce la raccontiamo, anche Meryl Streep non sarebbe diventata quel che è! Figuriamoci io che non ero particolarmente talentuosa… E poi mi capita un’occasione d’oro!

E cioè?
Preparare uno spettacolo con Alessandro, io e lui da soli. Che regalo che mi fece! Potevo lavorare tutto il giorno con lui da sola, e imparare tanto, e poi avere una visibilità eccezionale. In quei sei mesi ho fatto l’attrice per davvero. Ed era per me una gioia incredibile.

Non senza rischi.
Io ero cosciente che stavo rischiando tutto. Siamo intorno al 2010, la crisi economica e il resto: chi aveva un lavoro non lo mollava. Ma è anche vero che avevo un buon rapporto con la Scuola di Italiano per Stranieri, e se proprio il teatro non avesse funzionato, potevo tornare indietro.

Il piano famigerato B!
Di tornare indietro però non c’è stato bisogno! Ho insegnato per nove anni.
Ho iniziato con 5 allievi e alla fine ne avevo 60.
A un certo punto il lavoro andava così bene che ho voluto rischiare di nuovo per fare un passo in più (tanto ormai mi ero abituata a rischiare): e ho deciso di aprire una scuola mia!

Ed eccoci al Cat 23. Perché una scuola tua?
Volevo decidere io della mia scuola: decidere gli orari, decidere se accettare o meno gli allievi, avere regole mie, volevo avere “potere” della mia vita professionale. Pare brutto dire così, ma sentivo che me lo dovevo. Volevo avere la prova che gli allievi mi seguivano perché volevano me come insegnante, non perché ero l’insegnante gentile e carina e basta.

Come nasce il Cat23?
L’agenza immobiliare mi chiama e mi dice che hanno trovato un posto che potrebbe fare al caso mio. Era sotto casa mia, nello stesso palazzo!

Un segno!
Io non credo al destino, ma forse dovrei ricredermi…

Con che soldi lo hai tirato su, se posso permettermi?
Con l’eredità di mio padre che io non avevo mai toccato per orgoglio. Mio padre era un pianista e non avrebbe voluto altro che io abbracciassi una carriera artistica. Ecco…mi è parso il modo giusto di usare quei soldi. Ma non dimentico neppure l’aiuto degli amici, fra cui Alessandro, che mi hanno portato divani, sedie, supporto e sostegno di ogni genere!

E se tu dovessi dare un consiglio a qualcuno che ha un sogno nel cassetto ma pensa di essere vecchio?
Una volta la vita della gente era segnata e sicura. Ora è tutta incerta. Ed è proprio nella precarietà che si può trovare l’opportunità per buttarsi, se non ci lasciamo spaventare!
E lo vorrei dire anche ai giovani, che sembrano già spaventati prima di partire…
Mai dire Ormai!

Mappi, ho un’ultima domanda molto importante…ma alla fine il fuoco l’hai mai fatto?!
Ah se è per questo ho fatto anche la noce!
(risate collettive,ndr.)

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