Il posto di chi sogna un mondo comune

AUTISMO IN QUARANTENA

Sempre più spesso sento nominare questa parola “autismo” quando si parla di mio figlio o di bambini con difficoltà simili alle sue, ma a differenza di qualche anno fa, quando dire di qualcuno: “E’ autistico!” evocava immagini terribili e scatenava in chi lo diceva il terrore e il desiderio di scappare, senza sapere bene da chi e da cosa, oggi io , come altre mamme nella mia stessa situazione, sentiamo parlare di autismo con un po’ più di consapevolezza, perché più o meno tutti sanno che l’autismo, in estrema sintesi, è caratterizzato da enormi difficoltà nelle relazioni, da un lato, e da un grosso ritardo nell’apprendimento, dall’altro.

Però in questa giornata mondiale di consapevolezza sull’autismo, avverto la necessità di provare a descrivere cosa significa per questi bambini il momento che stiamo vivendo.

Tutti noi ci sentiamo smarriti, persi e ci manca la nostra vecchia vita: ci mancano le persone, gli abbracci, le abitudini, sia quelle buone, come uscire con gli amici o andare al cinema, che quelle meno divertenti, come andare a lavoro.

Ci manca l’aria, costretti come siamo a trascorrere le giornate in casa, con una primavera poi che brilla di una luce avvolgente e calda e rende ancora più difficile restare rintanati in casa.

Ecco, se questa assenza di libertà è pesante per gli adulti e i bambini “normodotati”, per i bambini autistici è un vero incubo.

Perché se è vero, come dicono gli esperti di autismo, che la routine, intesa come la ripetizione delle stesse attività, sono fondamentali per rassicurare questi bambini, che hanno una percezione diversa della realtà che li circonda; se è vero che è di fondamentale importanza per loro andare la mattina a  scuola dove possono attingere ad una socialità di cui sono spontaneamente privi, oppure frequentare il pomeriggio le varie attività di sostegno allo sviluppo di quelle risorse di cui la natura non li ha dotati; potete immaginare quale sconvolgimento gli ha provocato la bomba del 6 Marzo che, da un giorno all’altro, li ha privati di tutto questo, confinandoli in casa e senza che avessero i mezzi per capire cosa stesse accadendo. 

Ecco che all’improvviso è scomparsa la scuola, i compagni, la piscina, il cavallo, sono scomparse una serie di persone (le maestre e gli specialisti) che rappresentavano un fondamentale punto di riferimento.

Della vita passata c’è rimasta solo la casa e i genitori che da un giorno all’altro si sono ritrovati a ricoprire il ruolo di insegnante, psicologo, logopedista, psicomotricista, oltre ovviamente a quello di genitori, e provano in qualche modo a spiegare al figlio, che si arrabbia perché non capisce dove siano scomparsi tutti, perché, dopo aver tanto insistito, in un tempo ormai lontano, per portarlo fuori, adesso non si fa altro che ripetergli: “Bisogna stare a casa!”

Ecco in questi giorni che sono difficili per tutti, vorrei dedicare un pensiero a questi bambini e ai genitori che si impegnano per rendere meno pesanti queste giornate ai loro figli, cercando di tenerli occupati e sereni, anche quando li assale lo sconforto per la paura del “cosa succederà”, anche quando avrebbero voglia di cedere, schiacciati dal peso di questa a-normalità, e invece tengono duro perché non se lo possono permettere.

E un domani, quando tutto questo sarà passato, mi piacerebbe che nel nuovo mondo (che sarà migliore perché sono sicura che alla fine questa clausura forzata che ci costringe a guardarci dentro, ci renderà migliori), tutti avessero una maggior sensibilità per chi soffre, per chi vive ogni giorno situazioni complicate e va avanti senza lamentarsi.

Sarebbe bello che in questo nuovo mondo tutti, ma proprio tutti, avessimo imparato a sviluppare un po’ di empatia verso il prossimo e riuscissimo qualche volta a metterci i nei panni degli altri.

E magari passando vicino a quella mamma che sta cercando di tranquillizzare il figlio strano che urla, invece di fermarsi ad osservarli come fossero marziani, le chiedesse: “Signora va tutto bene? Ha bisogno di una mano?”

Vi lascio con una breve similitudine che può aiutare a capire cosa significa soffrire del disturbo di autismo, ma soprattutto suggerisce un buon modo per relazionarsi con chi soffre di questo disagio.

“Le persone autistiche sono come delle damigiane: dentro ci sta la stessa quantità di liquido che negli altri contenitori, a parità di volume, solo che devi mettercelo goccia a goccia, mica puoi rovesciarcelo velocemente, se no non ci passa, dal collo stretto. Praticamente sono un salvadanaio: ci metti una monetina alla volta, e ti accorgi solo dopo, che è pieno.Il problema è che le persone hanno poca pazienza: vogliono il pieno, e lo vogliono subito.
Beh, dovete avere pazienza: il pieno subito non lo potete avere. Goccia a goccia, monetina dopo monetina. Peraltro, in quarantena, che fretta avete?
Mettetecela tutti i giorni, la goccia, nella damigiana.
Mettetecela tutti i giorni, la monetina nel salvadanaio.
Non solo il 2 Aprile.” (S. Stabilini)

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L’ESSENZIALE E’ INVISIBILE AGLI OCCHI

  1. Claudia Muscolino

    Grazie per questa testimonianza: mi auguro che queste parole ci portino a riflettere e a diventare persone migliori.

  2. Lucrezia

    Si vero bellissimo. Un racconto che trascina in quella realta” in quella fragilita” .

  3. Alessandra

    Bellissimo post, grazie per averlo condiviso con noi.

  4. Sara

    Un quadro doloroso ed umanamente ricco, raccontato con la dolcezza e la forza di cui solo certi genitori sono dotati… Tutta la mia ammirazione! 🙏💚

  5. Laura

    Non so se fare prima i complimenti all’autrice dell’articolo o all’autrice del blog. Questo spazio, Movimento sottile, contenitore aperto di pensieri, riesce a sorprendermi ogni volta: c’è tutta la bellezza delle persone vere dentro questo blog. Ognuno ha la sua bellezza e scrivere è un modo di rielaborare e fermare in un pensiero saldo tutto quello che abbiamo dentro. La mamma di questo bambino è preziosa e quello che ci ha regalato in questo scritto è un dono per tutti. Spesso penso alle persone autistiche perché anche io, normodotata (si dice così, vero?), credo di essere interiormente un po’ autistica. Spesso ci scherzo, per sdrammatizzare….ma capisco bene la metafora della damigiana, che vale anche per le emozioni. Un bacio a questa mamma stupenda e al suo bambino meraviglioso e speciale.

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