Il posto di chi sogna un mondo comune

TIRA FUORI LA MASCHERINA E TI DIRO’ CHI SEI!

L’urgenza emotiva di scrivere sull’improvviso e imprevedibile disagio, creato nella popolazione umana dal Coronavirus, è arrivata il sabato precedente la Pasqua.
In coda al supermercato, la nostra via crucis commerciale, mi sono imbattuta in una scenetta di elevato interesse psichiatrico.
Due soggetti, forse di genere femminile, sono usciti dal negozio con una borsa dell’Ikea (quelle blu enormi dove si possono caricare anche le cucine smontate) piena di cibo. Non è stato tanto il quarto d’ora di litigi, dovuti all’impossibilità di sistemare la montagna di spesa su un monopattino, a catturare l’attenzione della platea in fila. L’incredulità è nata per l’abbigliamento improbabile di questi due involontari attori del teatro dell’assurdo: tuta intera aderente in tinta con il bavaglio per coprire bocca e naso, cuffia da doccia e, dulcis in fundo, mascherina acquatica per fare snorkeling.
E’ proprio vero che la strada è il più grande palcoscenico (spesso più circense che teatrale).  Ed è altrettanto vero, citando Luigi Pirandello, che ognuno di noi vive indossando perennemente una maschera.
Ma allora, se la maschera-mascherina tocca metterla davvero, non è che per assurdo potrebbe emergere la nostra vera personalità? In molti casi purtroppo è proprio così.

In questa rassegna psico-demenziale, va precisato, il genere sessuale che spicca è quello maschile. Sì, perché la donna ha sempre la possibilità di truccarsi, vestirsi, conciarsi e ‘abbaraccarsi’ secondo la propria fantasia, seguendo le proprie deviazioni mentali.
Gli uomini no: tra il completo ‘giacca e cravatta’ e la tenuta da bimbominkia le variabili sono poche.
Allora la mascherina può diventare un medium per evocare un istinto sepolto, risvegliare un demone sedato dalla quotidianità.

IL BANDITO. Lui non porta la mascherina per evitare il contagio del virus. No, lui indossa un fazzoletto a metà volto per non respirare la polvere del far west, come Clint Eastwood in “Per un pugno di dollari”. Il suo sguardo fermo, che taglia la fila dell’Esselunga, non calcola il momento di afferrare il carrello, ma quello di impugnare la pistola, per rapinare le casse e poi fuggire a cavallo della vespa. C’è chi risponde alla solitudine delle penne lisce con gli spaghetti western.

BATMAN. In quanti, dopo aver timbrato il cartellino dell’ufficio del catasto, avranno sognato di inguainarsi nella tuta di lattice di Batman e di indossare la maschera del giustiziere pipistrello. Di questi tempi con i pipistrelli c’è poco da scherzare…in ogni caso, nell’immaginario maschile, il supereroe mascherato rimane un grande classico da imitare. E così, dopo aver posizionato la mascherina chirurgica, il nostro medio-man in missione al mercato di Sant’Ambrogio si sente anche lui un po’ l’omo ragno, come Ceccherini in “Fuochi d’artificio’. A questo proposito…non fate troppo i ganzi e ricordatevi di gli scarponcini di plastica.

L’UOMO BRICOLAGE. Il ‘fai da te’ è una pratica bellissima, ma con risvolti ossessivi. Gli uomini con la mania di sventrare radioline e rimontarle come frullatori sono più diffusi di quanto si pensi. E sono pericolosissimi. Ovviamente non ci si può aspettare che uno di questi soggetti, passivamente, si metta una mascherina comprata in farmacia. No, l’uomo OBI costruisce da solo la mascherina ‘intelligente’, quella che, oltre a proteggere dal virus, blocca il polline e l’inquinamento, chiude le comunicazioni con la moglie molesta e lancia on air l’ultima partita di campionato. E così si vedono girare uomini con la bocca tappata da presine riciclate e impalcature di carta forno, con nasi incerottati da assorbenti e antenne ritte in perenne intermittenza con radio Maria. Oltre alla terapie intensive dovremmo ampliare anche i reparti di igiene mentale

IL SOMMOZZATORE. Qui bisogna aprire un capitolo a parte. La mascherina non veicola più le fantasie di sognatori irrealizzati o Peter pan invecchiati male. Qui la patologia è sconfinata e tutta concentrata nell’ipocondria. Chi ha paura di essere contagiato non trova mai pace. Ogni barriera risulta insufficiente, limitata. La mascherina è come un apostrofo rosa sulla parola VIRUS. Qui serve un’armatura, come minimo uno scafandro da sommozzatore. Non è difficile dunque incontrare personaggi incastrati in tute stagne, mimetiche idrorepellenti, cerate color zabaione, che girano con il casco o con un secchio di plastica trasparente in testa, tipo Armstrong sulla Luna e Fantozzi nella famigerata settimana bianca aziendale. Si consiglia di prenotare le vacanze in una camera iperbarica riadattata a cella di isolamento.

IL TERRORISTA. Questo è il genere più diffuso. In parecchi pensano, infatti, che per combattere il coronavirus ci si debba travestire come il Mullah Omar. Tutti intabarrati in uno sciarpone riadattato a turbante, i nostri lupi solitari credono così di sconfiggere il Covid-19. Forse hanno ragione, ma solo perché anche il virus potrebbe spaventarsi vedendoli. Il vero motore di questo travestimento da attentato di quartiere è in realtà la spinta del bullismo geriatrico (copio da una mia amica copywriter) insito nel DNA maschile. La tensione del contagio è capace di risvegliare il sangue caldo di chi ha attraversato gli anni di piombo abbigliato come i cugini di campagna. Questi soggetti vanno solo lasciati sfogare, almeno fino a quando non iniziano a lanciare gavettoni a caso, in preda ad un raptus da Br in coda alla Coop.

PITTI MASCHERA UOMO. La palma del più odioso soggetto mascherato ce l’ha lui: il modello strappato ingiustamente alle passerelle per sfilare tra il popolino davanti al supermarket. Lui non mantiene la distanza di due metri per evitare il contagio. No, lui ha sempre tenuto almeno tre metri di distacco verso i comuni mortali, come fanno i vip. Alto e slanciato, il nostro ‘figazzo casual’ indossa l’ultimo modello della mascherina FFP3 insieme a capi firmati della stagione primavera-estate 2020-2021. Anche l’outfit per andare a comprare il pane, in questo caso, merita un selfie da spammare sui social. Vabbè, in fondo che male c’è? Lasciamo che gli Influencer cavalchino l’influenza e i post virali la pandemia virulenta.

LA SCIENTIFICA. Di questi tempi l’overdose da CSI, Fox crime e Signora in giallo può dare alla testa. Così c’è chi confonde la tuta per evitare il contagio con il kit della polizia scientifica. Molte persone subiscono il fascino del detective. Chi poteva vantare, al massimo, un appeal da Miss Marple sente improvvisamente di poter diventare bello e impossibile come il visionario agente dell’FBI Fox Mulder di X-Files. Attenzione però a non imbustarvi troppo nel cellophane, potrebbero scritturarvi per la parodia dei ghostbusters.

A ZOROOOOOOO! Segni particolari: coatto, tatuato, petto villoso fieramente esposto, jeans neri che segnano il pacco, chiodo di pelle disumana, capello lungo con pelata, camperos pitonati. Uno così il coronavirus lo agguanta e lo stritola con il mignolo. Uno così è dispensato dal portare la mascherina. L’unica maschera che può indossare, al massimo, è quella di Zorro.

FURIO DI MAGDA. Poi ci sono loro, i logorroici ossessivi che fanno mettere le mascherine alla moglie e ai figli anche a casa. “Magda, ma l’hai lavata la mascherina? Sì, ma quando l’hai lavata? L’hai disinfettata con l’amuchina o con la candeggina? E i guanti? Li hai tolti seguendo la procedura prevista dall’Istituto superiore di sanità? Eh no, se non fai così è tutto inutile, ci riempiamo di bacilli”. Questi soggetti, più che protetti con la mascherina, vanno imbavagliati, ma per proteggere i familiari da una crisi isterica.

IL PIGIAMATO. Infine c’è lui, quello che da un mese esce spettinato in pigiama, pensando: “Tanto ho la mascherina, chi mi riconosce?”. Ricordiamo, dunque, che la mascherina non vi esenta dal lavarvi, cambiarvi mutande con una periodicità accettabile, togliervi la canotta della salute con la patacca di tre settimane. Essere se stessi va bene, ma ogni tanto è sano anche castrare un po’ i bassi istinti e ricordarsi che siamo tutti creature (non bestiole) di madre natura e condomini di questa piccola-grande palla matta chiamata mondo.

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DESIDERIO

  1. Laura Calamai

    Quattro parole e una virgola
    Laura Tabegna, ti adoro

  2. Stefano R.

    Laura sei un mito!😊

  3. CRISTINA

    Laura, sei fantastica!
    Attendo con ansia la parte femminile!

  4. Lu.

    Cara Lau sei sempre una fine e pungente osservatrice!! Aspettiamo con ansia l’elenco di noi donne “mascherate”!!

  5. Claudia Muscolino

    Secondo me, anche le donne meriterebbero una categoria psico – demenziale dedicata.

    • Ilaria Stefanucci

      Sono d’accordo. Laura Tabegna, questo è un guanto di sfida da cogliere…

  6. Chiara

    Brillantissima come sempre!! E ora guarderò alla fila al supermercato come a un’esperienza sociologica molto seria! Grazie Laura!

    • Fantastica!!!!!! Le tue osservazioni non fanno una piega 😀.Lavorando in un supermercato,giornalmente, tutti i soggetti psico demenziali sopraelencati passano dalla mia cassa a pagare le loro spese pazze😜.

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