Il posto di chi sogna un mondo comune

Autore: Laura Tabegna

IL NUOVO FEMMINISMO POST QUARANTENA

Che cosa ha insegnato alle donne questa quarantena? Con la chiusura di estetisti e parrucchieri, anche le signore più curate si sono dovute accettare pelose e spettinate come cavernicole. Durante il lockdown si sono viste trasformazioni, anzi trasfigurazioni, degne di un film di Dario Argento.

Messi da parte fondotinta e tacco 12, chi faceva concorrenza a Claudia Schiffer si è rivelata in realtà una seguace della strega Bacheca. Sulle faccine, prima ‘stuccate’ ad arte con la cazzuola, sono spuntati brufoli e monociglio. Fuseaux deformi e ascellari sono diventati il vero outfit e il pigiama l’unico diversivo. 

A prima vista potrebbe sembrare una retrocessione. In realtà la questione merita una riflessione approfondita. Perché il maschio può grattarsi felice il petto villoso senza rimorsi, come un macaco asiatico, e la donna deve essere sempre liscia e immacolata come Barbie? Anche le donne hanno diritto a presentarsi in pubblico struccate, in sovrappeso, con leggings sformati e ricrescite.  Se in televisione gli immarcescibili Maurizio Costanzo o Bruno Vespa hanno attraversato le generazioni, pur sfoderando la stessa cera di Tutankhamon, perché anche le donne del mondo della tv e dello spettacolo non possono invecchiare senza sentirsi additate e considerate dei pezzi da museo?

A loro, alle ribelli che se ne fregano dell’estetica imposta dal sistema, dedichiamo questo momento di riflessione post quarantena.

Botteri penna d’argento. Iniziamo dall’icona del lockdown. Giovanna Botteri è salita nel top list dei personaggi della fase 1 non solo perché inviata della Rai a Pechino. La giornalista è stata criticata dai bacchettoni del gossip per la sua chioma grigia e poco pettinata. In realtà questo martirio mediatico ha trasformato la Botteri nella Giovanna d’Arco del popolo delle ricrescite, superando nel gradimento generale la biondissima Hunziker, colpevole di aver ironizzato su di lei a Striscia la notizia. Penna d’argento batte ‘ciapèt’ di bronzo.

Il monociglio di Frida Kahlo. Frida è l’icona femminista dell’arte. La carica erotica e l’orgoglio, che trasmettono gli autoritratti della Kahlo, fanno concorrenza alla dea dell’amore ritratta dal Botticelli, emblema della bellezza. Frida non ha mai avuto paura di mostrare nelle sue opere le spigolosità del volto indio e la peluria spontanea di baffi e ciglia. L’esempio di Frida ha permesso alle donne in astinenza da estetista di accettare il monociglio selvaggio durante la quarantena e, perché no, vantarsene pure. Il detto non sbaglia: donna baffuta sempre piaciuta

Margherita Hack regina delle stelle. Nell’immaginario collettivo una stella è sinonimo di bellezza luminosa e irraggiungibile, di una divinità dell’Olimpo, magari hollywoodiano. Una che se ne intendeva davvero di stelle è stata Margherita Hack, genio dell’astrofisica e fiorentina purosangue. Ruspante come una cenciaiola di San Frediano, la Hack non ha mai rinunciato alla sua naturalezza, che non era certo quella delicata e bio di Gwyneth Paltrow. L’intelligenza e il carattere, quando ci sono davvero, non hanno bisogno di rassicurazioni estetiche. Le stelle nascono dai buchi neri…ovvia, non ce lo dimentichiamo.

Patti Smith, nostra signora del rock.  E’ stata la musa di uno dei più grandi fotografi della storia, Robert Mapplethorpe. Ma soprattutto Patti Smith è stata la regina del rock, quella che ha sparato le sue note ribelli nel periodo della contestazione. Rughe, capelli grigi e crespi non sono mai stati un problema per lei, anche perché il suo carisma è rimasto quello degli anni Sessanta. Il botox è lento, la ruga è rock.

Le flautolenze di Whoopi Goldberg – Anche qui siamo di fronte ad un talento unico, un’attrice che sa far ridere e piangere con una naturalezza incredibile. Segni particolari: nera e simpaticissima, manifesto dell’orgoglio afro e della schiettezza delle donne americane. Il soprannome che le hanno ‘affibbiato’ i  colleghi di teatro non ha bisogno di commenti: Whoopi come “Whoopee cushion”, ossia il cuscinetto ad aria che imita un peto per fare gli scherzi. Whoopi è un’altra grande icona della quarantena femminile senza complessi.

Sora Lella dixit – Ogni decreto del nostro presidente del consiglio è stato puntualmente corredato e commentato con citazioni della Sora Lella. Sul web si sono rincorsi meme che citavano il film “Bianco Rosso e Verdone”, in quella scena dove Mimmo (Carlo Verdone) chiede alla nonna (Lella Fabrizi): “Nonna, che ha detto Conte?’ – Risposta puntuale della Sora Lella “”…che te la piji…”. Ipse dixit.

La corteggiatissima signorina Silvani – La bellona dell’ufficio sinistri di Fantozzi è la dimostrazione che il relativismo assoluto non è solo teoria. In Birmania il fascino femminile si misura nella lunghezza del collo, per gli arabi l’avvenenza si pesa in chili di cicce e maniglie dell’amore…e per Fantozzi la bellezza assoluta era la signorina Silvani, alias Anna Mazzamauro. L’attrice ricorda ancora che fu chiamata per il provino di Pina Fantozzi, la moglie ‘non bella’ del ragioniere più sfigato d’Italia. “Quando arrivai nello studio – ha raccontato più volte la Mazzamauro – i produttori mi dissero: ‘non sei poi così cessa…potresti fare anche il ruolo dell’impiegata sexy”. Anche un brutto anatroccolo può diventare il sogno ‘mostruosamente’ proibito del ragionier Fantozzi.

Anna Marchesini la ‘cecata’. La clausura forzata in casa ci ha fatto risparmiare centinaia di euro di lenti a contatto. Talpe e cecate si sono potute rilassare dietro i propri fondi di bottiglia in santa pace. Su questo fronte abbiamo scelto come eroina una grande esponente del teatro italiano, Anna Marchesini. La cofana ‘nido d’uccello’ e gli occhialetti della Signorina Carlo rappresentano altri grandi simboli del lockdown. Dietro ogni bella figheira si può nascondere una cecata, ricordiamocelo sempre. 

La ministra a pois.  “La vera eleganza è rispettare il proprio stato d’animo: io ieri mi sentivo entusiasta, blu elettrica e a balze e così mi sono presentata”. Con una ‘cofanata’ di entusiasmo, la ministra dell’agricoltura Teresa Bellanova ha sdrammatizzato le polemiche sulla scelta del vestito ‘tenda’ con cui è salita al Quirinale per il giuramento. Per niente intimorita dalle critiche sul suo look, la ministra dell’agricoltura ha rilanciato subito con un vestito a pois e poi ancora con un guardaroba degno di un campionario da tappezziere. Mai come nelle tute consunte della quarantena abbiamo fatto nostra la massima della signora Bellanova. Meglio un vestito copiato da Poltronesofà che arrendersi a fare tappezzeria.

Angela Merkel, un fondoschiena che fa provincia, anzi Europa. Il gran finale se lo merita lei, la signora highlander della politica. Un quotidiano italiano ritrasse Angela Merkel in una vignetta satirica mentre si beccava un sonoro calcione nel florido fondoschiena. Non vogliamo entrare nel merito politico, ma solo in quello estetico. Il ‘tailleurino’ rosa, il caschetto biondo tirolese e la taglia 50: con questo look la signora Merkel ha zittito il pollaio di giacche e cravatte che l’ha circondata per anni e anni. L’unica che la può battere? La Regina Elisabetta II, what else?

TIRA FUORI LA MASCHERINA E TI DIRO’ CHI SEI!

L’urgenza emotiva di scrivere sull’improvviso e imprevedibile disagio, creato nella popolazione umana dal Coronavirus, è arrivata il sabato precedente la Pasqua.
In coda al supermercato, la nostra via crucis commerciale, mi sono imbattuta in una scenetta di elevato interesse psichiatrico.
Due soggetti, forse di genere femminile, sono usciti dal negozio con una borsa dell’Ikea (quelle blu enormi dove si possono caricare anche le cucine smontate) piena di cibo. Non è stato tanto il quarto d’ora di litigi, dovuti all’impossibilità di sistemare la montagna di spesa su un monopattino, a catturare l’attenzione della platea in fila. L’incredulità è nata per l’abbigliamento improbabile di questi due involontari attori del teatro dell’assurdo: tuta intera aderente in tinta con il bavaglio per coprire bocca e naso, cuffia da doccia e, dulcis in fundo, mascherina acquatica per fare snorkeling.
E’ proprio vero che la strada è il più grande palcoscenico (spesso più circense che teatrale).  Ed è altrettanto vero, citando Luigi Pirandello, che ognuno di noi vive indossando perennemente una maschera.
Ma allora, se la maschera-mascherina tocca metterla davvero, non è che per assurdo potrebbe emergere la nostra vera personalità? In molti casi purtroppo è proprio così.

In questa rassegna psico-demenziale, va precisato, il genere sessuale che spicca è quello maschile. Sì, perché la donna ha sempre la possibilità di truccarsi, vestirsi, conciarsi e ‘abbaraccarsi’ secondo la propria fantasia, seguendo le proprie deviazioni mentali.
Gli uomini no: tra il completo ‘giacca e cravatta’ e la tenuta da bimbominkia le variabili sono poche.
Allora la mascherina può diventare un medium per evocare un istinto sepolto, risvegliare un demone sedato dalla quotidianità.

IL BANDITO. Lui non porta la mascherina per evitare il contagio del virus. No, lui indossa un fazzoletto a metà volto per non respirare la polvere del far west, come Clint Eastwood in “Per un pugno di dollari”. Il suo sguardo fermo, che taglia la fila dell’Esselunga, non calcola il momento di afferrare il carrello, ma quello di impugnare la pistola, per rapinare le casse e poi fuggire a cavallo della vespa. C’è chi risponde alla solitudine delle penne lisce con gli spaghetti western.

BATMAN. In quanti, dopo aver timbrato il cartellino dell’ufficio del catasto, avranno sognato di inguainarsi nella tuta di lattice di Batman e di indossare la maschera del giustiziere pipistrello. Di questi tempi con i pipistrelli c’è poco da scherzare…in ogni caso, nell’immaginario maschile, il supereroe mascherato rimane un grande classico da imitare. E così, dopo aver posizionato la mascherina chirurgica, il nostro medio-man in missione al mercato di Sant’Ambrogio si sente anche lui un po’ l’omo ragno, come Ceccherini in “Fuochi d’artificio’. A questo proposito…non fate troppo i ganzi e ricordatevi di gli scarponcini di plastica.

L’UOMO BRICOLAGE. Il ‘fai da te’ è una pratica bellissima, ma con risvolti ossessivi. Gli uomini con la mania di sventrare radioline e rimontarle come frullatori sono più diffusi di quanto si pensi. E sono pericolosissimi. Ovviamente non ci si può aspettare che uno di questi soggetti, passivamente, si metta una mascherina comprata in farmacia. No, l’uomo OBI costruisce da solo la mascherina ‘intelligente’, quella che, oltre a proteggere dal virus, blocca il polline e l’inquinamento, chiude le comunicazioni con la moglie molesta e lancia on air l’ultima partita di campionato. E così si vedono girare uomini con la bocca tappata da presine riciclate e impalcature di carta forno, con nasi incerottati da assorbenti e antenne ritte in perenne intermittenza con radio Maria. Oltre alla terapie intensive dovremmo ampliare anche i reparti di igiene mentale

IL SOMMOZZATORE. Qui bisogna aprire un capitolo a parte. La mascherina non veicola più le fantasie di sognatori irrealizzati o Peter pan invecchiati male. Qui la patologia è sconfinata e tutta concentrata nell’ipocondria. Chi ha paura di essere contagiato non trova mai pace. Ogni barriera risulta insufficiente, limitata. La mascherina è come un apostrofo rosa sulla parola VIRUS. Qui serve un’armatura, come minimo uno scafandro da sommozzatore. Non è difficile dunque incontrare personaggi incastrati in tute stagne, mimetiche idrorepellenti, cerate color zabaione, che girano con il casco o con un secchio di plastica trasparente in testa, tipo Armstrong sulla Luna e Fantozzi nella famigerata settimana bianca aziendale. Si consiglia di prenotare le vacanze in una camera iperbarica riadattata a cella di isolamento.

IL TERRORISTA. Questo è il genere più diffuso. In parecchi pensano, infatti, che per combattere il coronavirus ci si debba travestire come il Mullah Omar. Tutti intabarrati in uno sciarpone riadattato a turbante, i nostri lupi solitari credono così di sconfiggere il Covid-19. Forse hanno ragione, ma solo perché anche il virus potrebbe spaventarsi vedendoli. Il vero motore di questo travestimento da attentato di quartiere è in realtà la spinta del bullismo geriatrico (copio da una mia amica copywriter) insito nel DNA maschile. La tensione del contagio è capace di risvegliare il sangue caldo di chi ha attraversato gli anni di piombo abbigliato come i cugini di campagna. Questi soggetti vanno solo lasciati sfogare, almeno fino a quando non iniziano a lanciare gavettoni a caso, in preda ad un raptus da Br in coda alla Coop.

PITTI MASCHERA UOMO. La palma del più odioso soggetto mascherato ce l’ha lui: il modello strappato ingiustamente alle passerelle per sfilare tra il popolino davanti al supermarket. Lui non mantiene la distanza di due metri per evitare il contagio. No, lui ha sempre tenuto almeno tre metri di distacco verso i comuni mortali, come fanno i vip. Alto e slanciato, il nostro ‘figazzo casual’ indossa l’ultimo modello della mascherina FFP3 insieme a capi firmati della stagione primavera-estate 2020-2021. Anche l’outfit per andare a comprare il pane, in questo caso, merita un selfie da spammare sui social. Vabbè, in fondo che male c’è? Lasciamo che gli Influencer cavalchino l’influenza e i post virali la pandemia virulenta.

LA SCIENTIFICA. Di questi tempi l’overdose da CSI, Fox crime e Signora in giallo può dare alla testa. Così c’è chi confonde la tuta per evitare il contagio con il kit della polizia scientifica. Molte persone subiscono il fascino del detective. Chi poteva vantare, al massimo, un appeal da Miss Marple sente improvvisamente di poter diventare bello e impossibile come il visionario agente dell’FBI Fox Mulder di X-Files. Attenzione però a non imbustarvi troppo nel cellophane, potrebbero scritturarvi per la parodia dei ghostbusters.

A ZOROOOOOOO! Segni particolari: coatto, tatuato, petto villoso fieramente esposto, jeans neri che segnano il pacco, chiodo di pelle disumana, capello lungo con pelata, camperos pitonati. Uno così il coronavirus lo agguanta e lo stritola con il mignolo. Uno così è dispensato dal portare la mascherina. L’unica maschera che può indossare, al massimo, è quella di Zorro.

FURIO DI MAGDA. Poi ci sono loro, i logorroici ossessivi che fanno mettere le mascherine alla moglie e ai figli anche a casa. “Magda, ma l’hai lavata la mascherina? Sì, ma quando l’hai lavata? L’hai disinfettata con l’amuchina o con la candeggina? E i guanti? Li hai tolti seguendo la procedura prevista dall’Istituto superiore di sanità? Eh no, se non fai così è tutto inutile, ci riempiamo di bacilli”. Questi soggetti, più che protetti con la mascherina, vanno imbavagliati, ma per proteggere i familiari da una crisi isterica.

IL PIGIAMATO. Infine c’è lui, quello che da un mese esce spettinato in pigiama, pensando: “Tanto ho la mascherina, chi mi riconosce?”. Ricordiamo, dunque, che la mascherina non vi esenta dal lavarvi, cambiarvi mutande con una periodicità accettabile, togliervi la canotta della salute con la patacca di tre settimane. Essere se stessi va bene, ma ogni tanto è sano anche castrare un po’ i bassi istinti e ricordarsi che siamo tutti creature (non bestiole) di madre natura e condomini di questa piccola-grande palla matta chiamata mondo.

BUON SAN FAUSTINO A TUTTI COLORO CHE NON SMETTONO MAI DI CERCARE L’AMORE…NONOSTANTE TUTTO! (parte seconda)

Come avevamo detto nella puntata precedente, il mondo dei single e single di ritorno rappresenta un fritto misto di umanità difficile da incrociare. Eppure, nonostante sforzi e fallimenti, la speranza non cede, nemmeno di fronte all’ evidenza dell’accanimento terapeutico. Non a caso l’amore è definito ‘cieco’ e ‘senza età’…insomma, non è messo tanto bene nemmeno lui. E quindi, dopo aver annoverato in una lista spietata tutti i rospi baciati dalle nostre Raperonzole, è giusto adesso mettersi dalla parte dell’altra metà dell’universo. Perché anche i fantomatici principi azzurri si ritrovano spesso tra le braccia di Maga Magò, per non parlare dei tanti aitanti Tarzan, che devono accontentarsi di svegliarsi la mattina mangiando le gocciole con Cita. Ma cosa riescono a scovare i maschi nel loro peregrinare tra chat e locali, balere e speed date? Tengo a precisare che questa classifica racconta, con uno stile caricaturale, tutte storie vere. Perché spesso la realtà supera la fantasia. Anzi, forse è la fantasia che si arrende di fronte alla realtà.

– Il mondo della notte 1 Il panterone del ribaltabile: iniziamo la nostra lista con un classico intramontabile, un esemplare che non conosce crisi, che riesce a cavalcare epoche e tendenze, dal Cretaceo all’era digitale. Stiamo parlando del ‘panterone del ribaltabile’. Di solito il panterone frequenta locali notturni. A lei non interessa il preliminare della chat. Preferisce fare la punta sul campo. Non importa cosa faccia di giorno: potrebbe essere una segretaria, un severo magistrato, una casalinga disperata o una mamma amorosa. La trasformazione avviene con il calar del sole. Come i vampiri allungano i canini, così il panterone si inguaina con pelle maculata. Ai piedi spuntano stivali pitonati, mentre la capigliatura si imbizzarrisce in una selvaggia cotonata. Avrà tutti i difetti, ma sicuramente non quello di essere una gatta morta.

Il mondo della notte 2 La bambola gonfiabile: uscita dal magico mondo della Silicon Valley (e non parliamo di informatica) la bambolona è un altro grande classico del popolo della notte. Ma a differenza del panterone, questa signorina è un prodotto recente, la versione 2.0 dei reggiseni imbottiti con il cotone. Storditi dalla febbre del sabato sera, molti maschietti si lanciano intrepidi come kamikaze sull’airbag della bambolona, felici di schiantarsi tra curve e canotti. Arrivati al dunque però, nel picco della passione, in molti ammettono di bloccarsi, con la paura che una tetta gli scoppi in mano come un gavettone. Per evitare brutte figure si consiglia di allenarsi prima con il pongo e il didò.

L’amore virtuale 1 Dimmi che nickname hai e ti dirò chi sei: Se dopo aver bazzicato piste da ballo, saltando come Toni Manero, i nostri ometti non hanno ancora raccattato niente, allora si consiglia vivamente di provare con il mondo virtuale. Ad un primo approccio questo universo misterioso calamita l’immaginario maschile nel paese dei balocchi dell’amore. E così gli uomini si trovano a navigare nel web ammaliati da sirene-avatar. C’è @fragolina69, @moana-tutta-panna, @gattina-a-novecode. Finché si gioca di fantasia va tutto bene. Ma poi arriva il momento verità. Patatine e ciliegine si svelano pesi massimi capaci di schiacciare Hulk Hogan, mentre l’unica cosa animalier delle signorine fetish sono gli occhiali-fondo di bottiglia tartarugati. Come direbbe Marzullo…continuate a sognare!

L’amore virtuale 2 Cenerentola scarpa 45: Chi l’ha detto che le chat sono solo posti battuti per trovare l’avventura di una sera? Spesso dalle peggiori intenzioni nascono le migliori conclusioni. Scriversi e raccontarsi in una corrispondenza digitale può far nascere un sentimento vero. Attenzione però! Prima di innamorarvi subito, aspettate un attimo. La favola di Cenerentola vale anche per i signori maschi. Il principe non prende mica la prima che capita. Come un venditore di aspirapolvere porta a porta, il nostro eroe decide di far provare a tutte le ragazze del regno una scarpetta. Ma potrebbe anche capitare che il principe si ritrovi in mano uno scarpone. Eh sì, spesso succede che dietro la bella Samantha, così dolce e comprensiva, si nasconda in realtà Ugo, un marcantonio con le unghie laccate e le ciglia finte. Se l’amore c’è, allora lasciate correre. Citando il film “A qualcuno piace caldo”….nessuno è perfetto.

L’amore virtuale 2 l’igienista. Tra ninfomani insacchettate nel latex e belle addormentate nel paese dei rintronati, quel grande circo Togni che è il web offre anche donne normali. O meglio, che sembrano normali.Tra queste c’è sicuramente l’igienista. No, no, non vi ringalluzzite troppo. Non sto parlando dell’igienista del Berlu nazionale. Quella è un’altra cosa. Carina, educata e alfabetizzata, la donna igienista non presenta subito segni di squilibrio. A lei non interessano macchinoni o carte di credito. La fanciulla mira solo ad un obiettivo:  la cartella clinica del neofidanzato, i suoi ultimi esami del sangue, che sa leggere e decifrare come un luminare di virologia. L’igienista viaggia sempre con un disinfettante in borsa, che usa come l’esorcista per purificare la casa del maschio. Il povero scapolone impenitente, abituato a razzolare felice nel suo sudicio rassicurante, si sente violato nel profondo da questa purificazione coercitiva. Meglio soli e ‘zozzi’ che male accompagnati.

L’amore virtuale 3 Anello al dito…e al naso: un’altra categoria da annoverare nella lista delle ‘finte normali’ è quella di colei che cerca un maschio solo per riprodursi. Dietro un’apparenza dolce e accogliente, la femmina in questione nasconde in realtà la ragnatela di una mantide. Dopo aver intortato il maschio con qualche moina, la fidanzatina acqua e sapone lo stordisce con un po’ di coccole, per poi tramortirlo e intrappolarlo definitivamente. Dal weekend alle terme, tra sbaciucchiamenti e relax, il povero neofidanzato si ritrova catapultato dietro un carrello della spesa nella ressa del sabato al supermercato. In una settimana vengono pianificati, nell’ordine: due gemelli, un mutuo e lo sfondamento della casa per allargarla e fare spazio alla suocera. Datevi alla macchia prima della condivisione di Netflix e Spotify: l’effetto domino potrebbe essere irreversibile.

L’amore virtuale 4 La friend-zonista: soggetto del tutto opposto alla cacciatrice di mariti è colei che mette in stand-by i vari fidanzati in attesa del grande amore. Nel linguaggio ‘giovane’, questo atteggiamento è definito ‘friend-zonare’, ossia relegare il maschio nell’area dell’amicizia. Gli uomini avranno tanti difetti, anzi, forse hanno solo difetti. Ma non gli si può certo imputare di essere complicati e incomprensibili, difetti che invece caratterizzano le femmine. “Perché non mi hai dato la buonanotte ieri sera?” (dice lei). “Perché tu mi hai detto che ti mandavo troppi messaggi e ti facevo sentire il fiato sul collo” (risponde lui). “Ma che c’entra, mica ho detto di non farti più sentire” (ribadisce lei). “Davvero? Allora ti dico subito che ti ho pensata tutto il giorno e che adesso vorrei averti qui tra le mie braccia” (rilancia lui). “NOOOOO, per carità. Continua a non mandarmi messaggi. Mi sento già in ansia. Facciamo che ti chiamo io entro la settimana” (chiude, asfaltandolo, lei). Breve storia triste a colpi di WhatsApp.

L’amore virtuale 5 – Figli a rate: Un genere molto diffuso è anche quello della milf ‘a rate’. Queste mammine hanno un doppio fascino per gli uomini: la bellezza del fisico che ancora regge e la dolcezza della maternità. Il sogno proibito del maschio medio è infatti un femminone florido e procace, un po’ mamma, un po’ cortigiana…e anche un po’ badante. La milf è dunque perfetta. Almeno fino a quando non confessa a rate di non avere solo un bambino di 3 anni con l’ex marito, ma anche una femminuccia con il secondo compagno e due gemellini con il lattaio. Se ve la sentite, perché no?…Potreste scoprirvi ottimi allenatori di una squadra di calcetto.

Amori da film 1 – Attrazione fatale: Come dimenticare la passione travolgente con cui si avvinghiano Glenn Close e Michael Douglas nel film “Attrazione fatale”? Ecco, rimuovete tutto il film fino alla comparsa del coniglietto squartato. Molti più uomini di cui si pensi hanno avuto a che fare con una Glenn Close ‘de noantri’ che rincorre imbelvita Michael Douglas, armata con un coltellaccio da cucina. Alcune donne passano infatti con disinvoltura da amanti focose a spacca-piatti impazzite, senza lesinare calci negli stinchi ai poveri uomini, colpevoli solo di aver sottovalutato una notte ‘fuoco e fiamme’. Volete le donne passionali? Allora comprate un servito di riserva all’Ikea.

Amori da film 2 – Ultimo tango…all’Antella: Chiudiamo questa carrellata dedicata alla disperata ricerca dell’amore con un cult erotico ancora insuperato. Chi non ha visto la scena del burro tra Marlon Brando e Maria Schneider nella pellicola di Bertolucci? Ogni uomo sogna di essere come il protagonista: bello, impossibile…e anche un po’ stronzo. E così i nostri tangheri iniziano la punta delle mujer nella milonga. Peccato che non si tratti di Parigi, ma della palestra di quartiere, dove l’istruttore di tango assegna di prepotenza l’ultima donna rimasta scompagnata. Il nostro ballerino, che in realtà è rigido come un tronco, inizia a sudare e afferra la compagna come se impugnasse una scopa. Più che l’effetto burro, inizia l’effetto saponetta delle mani palmate che, unito ai calci dei movimenti scoordinati, fa scivolare e saltare la ballerina come un tonno alla mattanza. Non disperate maschi, le donne sognano Marlon Brando ma poi s’innamorano di Checco Zalone. Meglio fare una risata che beccarsi un panetto di burro laggiù dove non batte il sole.

….e ora tocca alle coppie!


Foto Elisa Ricci

Chi è Movimento Sottile

BUON SAN FAUSTINO A TUTTI COLORO CHE NON SMETTONO MAI DI CERCARE L’AMORE…NONOSTANTE TUTTO! (parte prima)

C’è un’età, quella dell’innocenza, governata dalle idee, dai sentimenti estremi, dall’amore atteso e dai sogni immensi. Insomma, un’età dove tutto è possibile. Poi arriva un’altra età, quella dove si scollinano gli orizzonti senza fine, si rotola nel tritatutto della realtà e si sbatte una sonora musata sul muro delle illusioni. I tanto desiderati principi azzurri diventano feticci voodoo infilzati da spilloni,  mentre i sogni erotici maschili vengono miseramente sostituiti da partite di calcetto e serate a base di sport, birra e liberazioni gastrointestinali. Ma non preoccupatevi, non tutto è perduto. L’essere umano rimane comunque un inguaribile sognatore, solo un po’ più schizzato a causa del conto alla rovescia innescato dall’orologio biologico.  In quest’età indefinita, dai 35 agli 85 anni, ci sono molti metodi per conoscere persone nuove, forse l’anima gemella, sicuramente parecchie anime senza pace. A questo proposito stiliamo una classifica Femmine VS Maschi, passibile di aggiornamenti su suggerimento dei lettori.  

Parte prima ‘Il movimento rosa’

– O l’amore o la vita! Le donne amano riflettere, camminare insieme, respirare nella natura. Gli uomini amano andare veloci, gareggiare, ‘trogolarsi’ nel fango (o comunque nel sudicio). Premesso ciò, ci sono donne che per incontrare un maschio alfa (si fa per dire) sono pronte a buttarsi negli sport estremi: rischiare un enfisema con le immersioni, dondolare a ciondoloni sulle pareti verticali, finire spiaccicate sugli alberi con la mountain bike. Non a caso amore e morte, eros e thanatos vanno sempre in coppia.

– Speed date 1 ‘Il licantropo’ Visto che nei locali difficilmente gli uomini avvicinano le donne (a parte il venditore di rose), una soluzione può essere forzare un po’ la situazione e creare incontri a catena di montaggio. Lo speed date funziona così: uomini e donne s’incontrano a rotazione nel bancone di un locale e hanno tre minuti per conoscersi. Questo tritello di umanità che si mescola casualmente può diventare materia di ricerca per bestiari, manuali di psichiatria, nuove figure delle carte dei tarocchi o del  mercante in fiera. Cominciamo con il licantropo, l’anello mancante tra l’uomo e la scimmia, riconoscibile per la florida presenza tricologica e accessori tamarri in oro. Se proprio vi sentite sole, vi ricordiamo che potete anche adottare un cane…spela uguale!  

Speed date 2 ‘L’intellettuale’ Altra figura da codificare nel bestiario maschile è quella dell’intellettuale, o presunto tale. Tronfio e pieno di sé, quest’individuo saccente si appropinqua verso la sua vittima cercando di disinnescare l’iniziale diffidenza di lei con assi nella manica rubati in qua e là tra gli aforismi di Wilde, le massime di Spinoza e le battute di Osho. Evita accuratamente di fare domande alla femmina, perché sa che potrebbe rischiare di rimanere un’ora ostaggio dei racconti di lei. Consigli: la logorrea altrui può diventare un ottimo esercizio per astrarsi e meditare.

Speed date 3 ‘Il colloquio di lavoro’ Trovare l’amore a una certa età è come un lavoro…in certe situazioni è come un colloquio di lavoro. Ci sono uomini che non vogliono arrivare all’incontro al buio impreparati. E quindi si preparano a casa domande e risposte. Non a caso, si vede gente che agli speed date comincia a grattarsi i polsi per controllare suggerimenti scritti a penna sul braccio o per agguantare fogliettini infilati nei calzini. Gli esami non finiscono mai…è proprio vero!

Speed date 4 ‘Voglio il tuo profumo!’ Si dice che l’attrazione, anche quella che dura nel tempo, nasca tutta dall’odore. Il nostro ph è troppo basico o acido per i gusti del compagno seduto di fronte a noi, e viceversa? In alcuni casi non lo sapremo mai, visto che alcuni uomini amano fare il bagno nel cosiddetto dopobarba Acquabelva. Un miscuglio di essenze di pino silvestre, eucalipto australiano, resina della Malesia e sangue di pipistrello vi entrerà nel naso per sturarvi il cervello, provocando l’amnesia di tutto ciò che vi è successo da una settimana a questa parte. Attenzione, può essere più pericoloso delle droghe pesanti.

Tinder 1 ‘Sei veramente all’altezza?’ Se non riesci a conoscere persone nuove frequentando luoghi nuovi e facendo attività all’aperto, allora non ti rimane che l’app più utilizzata per gli incontri: Tinder. Sei un maniaco? Sei già sposato? Hai la fedina penale pulita? Alzi la tavoletta del bagno? No, non sono questi  gli interrogativi che tormentano le donne prima di un incontro su Tinder. La domanda clou è invece: ma quanto sei alto veramente? Se le donne barano sulla taglia di reggiseno, gli uomini risultano molto laschi nel definire la propria altezza…meglio abbondare. Il problema è che al primo incontro dal vivo lei ha il tacco 12, aspettandosi un cestista che supera il metro e ottanta, mentre lui può contare solo su una suola rinforzata per raggiungere la vetta reale del metro e settanta. Non vi curate dell’altezza, non bisogna essere alti per toccare il cielo con un dito. 

Tinder 2 ‘Il braccino corto’ Questo è l’unico argomento che vede tutti gli uomini compatti nel sostenere la par condicio con le donne: siamo uguali e quindi ognuno paga per conto suo…anzi, visto che tu, donna, sostieni che ti facciamo sentire sempre inferiore, allora potresti anche pagare la cena per tutti e due. Una delle paure maggiori degli uomini che cercano compagnia su Tinder è proprio quella di offrire una pizza al primo appuntamento e poi prendersi un due di picche. Non c’è occhio pio, gamba di legno o rotolo di panza che irriti le donne più del braccino corto. 

Viaggi senza frontiere (e senza maschi). Ormai le donne lo hanno capito: per stanare i maschi bisogna imparare ad amare il calcio, il ciclismo, il basket e il wrestling. Viaggiare nel mondo e camminare nella natura ha creato un movimento di massa bellissimo e numeroso, ma tutto femminile. I maschi sono una minoranza e quando vedono che il gruppo di viaggio è formato da donne sulla quarantina, single e piene di vita, allora preferiscono rischiare di essere sbranati da un leone o divorati da un pescecane, pur di allontanarsi dal branco di femmine. E poi si dice che per ogni uomo ci sono sette donne…che spreco! 

Trekking 1 ‘Quel pellegrinaggio per trovare se stessi (e basta)’ Il cammino, da sempre, è simbolo di conoscenza e presa di coscienza. Il pellegrinaggio era un modo per raggiungere la fede attraverso la fede. Anche oggi, di fronte ai ripetuti fallimenti sentimentali e alla caduta dei miti, uomini e donne decidono di ritrovare se stessi incamminandosi nelle antiche strade dei pellegrini. C’è chi arriva a Santiago, chi a Gerusalemme, chi si arrampica sull’Himalaya e chi sta sette anni in Tibet. Accontentatevi di trovare voi stessi, che comunque è la cosa più importante. Anche perché poi, al massimo, troverete un hippy settantenne con cui rollare una canna alla valeriana. 

Trekking 2 ‘I fenomeni’ Partire in gruppo per un trekking in montagna è sicuramente un modo per conoscere persone nuove…forse anche qualche uomo. Attenzione però! Il LUI in questione potrebbe deludervi ancor prima del primo appuntamento. EGLI, infatti, si presenta come il massimo esperto di scalate in montagna, conosce già il percorso e sa quando e dove sale o scende il dislivello. Parla in maniera tecnica, come potrebbe fare Messner, cita imprese impossibili di cui è stato protagonista. Ricorda anche quando prese sulle spalle una ragazza con la caviglia slogata e impugnò con la sinistra, salvandolo, il cagnolino mugolante. La donna comincia a fantasticare: sì, è lui, forte e coraggioso, amante della natura e impavido…tutto quello che ho sofferto nella vita doveva portami oggi qui, a conoscere lui. Di solito il sogno si infrange poco dopo la partenza, quando già al secondo segnale del CAI il nostro Forrest Gump è seduto in terra con il viso color rosso pompeiano e la lingua a ciondoloni. Grazie comunque…ogni tanto è bello anche solo crederci! 

Segue a breve la rappresaglia degli uomini…Il movimento azzurro


Chi è Movimento Sottile?

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