Il posto di chi sogna un mondo comune

Autore: Stefano Regolo

covid-19

MUCHO ANIMO, JUNTOS SALDREMOS DE ESTA!

In questi giorni un po’ così e covìd capita di alzarsi dal letto con un’espressione alquanto indolente, quasi alla Sean Penn di “This Must the Place” e di recarsi in cucina con indosso mutande e vestaglia, emulando il grande Lebowski dei fratelli Coen e fischiettando, senza tanto farlo apposta, “Don’t fear the reaper” dei  Blue Oyster Cult. Un pezzo del 1976, tornato prepotentemente di moda nelle mie personalissime e astrusissime classifiche rock’n’roll. Sì, perché in giorni come questi, un po’ così e covìd per l’appunto, in cui perfino gli incubi notturnisono più attraenti dell’ inquietante veglia, l’unica maniera per uscirne fuori (non di testa e soprattutto non da casa, sia chiaro!) è quella di aggrapparsi a qualcosa di bello come alle gambe della tua donna, alla copertina del libro che non hai ancora letto, o al disco in vinile che, per fortuna o per sfortuna,  non hai avuto ancora il tempo di ascoltare. Puoi perfino decidere di aggrapparti alle calzamaglia di qualche vecchio eroe mascherato, attraverso dei video nostalgici pubblicati su youtube. Puoi davvero aggrapparti a tutto questo, fino a quando, a proposito di eroi, il tuo sguardo non cade sulla statuetta di Don Chisciotte della Mancia, ricordo non troppo lontano di un intenso fine settimana passato a Madrid. Ed è allora che decidi che l’eroe del giorno non può che essere  l’amico di sempre, tutto “made in Spain” ovvero Pepe Ennande Garsia , meglio conosciuto come Pepito da Cadice, l’alcalde di Piazza Santo Spirito, che dopo tanti anni di Firenze ha dovuto far ritorno in terra iberica, per ragioni strettamente sentimentali. È proprio lui che decidi di contattare, per tenere a bada, almeno per una sufficiente porzione di tempo, il dramma reale che sta mettendo a dura prova l’intero genere umano. Lo fai attraverso whatsapp, benedicendo in silenzio Jan Koum e Brian Acton, fondatori per l’appunto, della popolare applicazione informatica di messaggistica. Sì perché in questo particolare momento storico, inutile sottolinearlo, le preghiere non sono solo per i Santi così come i “vaffanculo” non sono solo rivolti ai soliti esponenti politici.

Ciao Pepito!

Ciao Stefano, amico mio!

Diciamo subito che il periodo che stiamo vivendo è altamente surreale. L’Italia e la Spagna così come il resto del mondo,  si trovano a fare i conti contro un nemico davvero terribile.

In Spagna , abbiamo qualche giorno di ritardo rispetto a voi. E non si è ancora capito chi sono i veri amici e alleati in tutta questa drammatica situazione.

Sembra una risposta, in puro stile “Pepito”,senza tanti fronzoli, e che suona quasi come una provocazione.

Non è una provocazione. È una realtà scritta a caratteri cubitali.

Ti riferisci forse al fatto che l’Unione Europea, in tempo di Covid-19, non sta facendo l’Unione Europea?

Mi riferisco al fatto che questa Organizzazione, di cui tutti o quasi, vantano l’appartenenza, risulta essere assente, e per nulla funzionale, per non parlare di altre Organizzazioni , con sigle e acronimi ancora più altisonanti.

Continuano le provocazioni.

Altrimenti non mi chiamerei Pepito. (ride).

Sono provocazioni, le tue, figlie probabilmente di alcune dichiarazioni, a lama di coltello, fatte da figure importanti nello scenario politico- economico internazionale.

Tipo?

L’italiano medio, per esempio, non ha accolto molto bene il “Noi non riduciamo lo spread”da parte di Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea.

Le mie provocazioni sono dettate, più che altro, dalla mancanza di  fatti concreti e non solo dalle infelici dichiarazioni di qualche esponente politico ed economico. Certo è che un’affermazione del genere, la señora Lagarde, se la poteva proprio risparmiare. In Spagna, nel frattempo,  stiamo ancora cercando di valutare l’operato di Pedro Sánchez, nostro attuale Presidente del Governo. Per la serie: vogliamo fatti, e non solo parole! Tuttavia, sai cosa spero?

Cosa?

Che alla fine di tutto questo non si smarrisca il ricordo nei confronti delle vittime di questo virus, e che ci sia reminiscenza sui fatti e sulle parole dei membri più importanti di tutto il sistema dirigenziale. Andrà elogiata la condotta di chi si sta prodigando per la lotta a Covid-19 mentre devono e dovranno essere  condannate determinate azioni sbagliate, commesse anche da parte dei comuni cittadini.

Sì, è vero, qualcuno di noi se ne infischia dei divieti e continua ad agire di testa (?) propria.

Appunto, e questa lampante negligenza ci fa comprendere che il genere umano ha  ancora tanta strada da fare perché evidenzia spaccati di maleducazione ed egoismo davvero raccapriccianti. Tuttavia…

Tuttavia…

Tuttavia c’è tantissima gente che sta rispettando le regole, rimanendo a casa e pregando per tutti i nostri sanitari che stanno lottando in prima linea contro la pandemia. 

Sono d’accordo con te, non sarà certo qualche egoista alla “I Me Mine” dei Beatles a cancellare tutto ciò che c’è ancora di tanto buono nel genere umano.

Esattamente, amico mio.

Pepe, prima che arrivasse Covid-19, conoscevamo le pandemie solo attraverso le serie televisive (per fortuna!).

Si, ora non potremo più dire lo stesso.

Ecco, aldilà del dramma che si sta vivendo, sono rimasto particolarmente colpito da alcune reazioni popolari, tipo le fughe ai supermercati…

Quelle si sono viste in quasi tutte le trasposizioni televisive e cinematografiche, invece. La gente corre subito a depredare i grandi magazzini di ogni  genere considerato di prima necessità. È cosa assai normale in un evento drammatico e raro come l’esplosione di un’epidemia.

È questo il punto, nella serie televisiva “The walking dead” o nel film “La notte dei morti viventi” di George Romero, non ho visto mai la popolazione precipitarsi  nei centri commerciali con l’intento di accaparrarsi di tutta la carta igienica presente. Ed è un qualcosa che è successo e che sta continuando ad accadere perlopiù in paesi come Stati Uniti e Inghilterra; sembra quasi che le persone abbiano paura di trovarsi in un futuro, più o meno prossimo, a fare i conti con il proprio culo sporco senza avere nei paraggi la fidata carta igienica.

Ciò capita per colpa delle fake news che girano in rete. È capitato anche in Spagna, dove ho visto gente girare con carrelli pieni di rotoli di carta da culo. Per un attimo il sottoscritto, il vostro prezioso Sindaco di Piazza Santo Spirito, ha creduto di essere una sorta di “pecora nera”, non particolarmente attenta alla corretta igiene del proprio posteriore. (ride).  

Difatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ci aveva messo in guardia anche dall’infodemia ovvero da un flusso costante di informazioni , spesso non verificate e che si rivelano essere perlopiù sbagliate. Fake news, per l’appunto.

Fake news che però tendono a evidenziare, per l’ennesima volta, il lato egoistico di alcuni esseri umani perché, potenzialmente, per ogni carrello stracolmo dello stesso articolo, ci sarà qualcuno che ne rimarrà sprovvisto.

Già, e oltre all’infodemia già citata c’è un altro fenomeno legato all’iper-sessualità…

Non mi dire: in Italia c’è stata, per caso, anche  una corsa ai sexy shop?

Che io sappia, non c’è stata alcuna corsa all’acquisto sfrenato di dildo e attrezzi affini, ma c’è stato ed è tuttora  in atto un boom di visualizzazioni in siti pornografici come Pornhub e xHamster.

Non avevo dubbi, per un motivo o per un altro, questo tipo di siti non conosceranno mai la parola crisi. Anzi, la quarantena, potrebbe rendere Pornhub persino più ricco e popolare.

Sembra che sia un fenomeno strettamente legato a un tentativo di repressione della opprimente ansia di morte che si è spesso verificato nel corso della storia durante più o meno lunghi periodi di guerra e carestia.

Solo che all’epoca non c’era pornhub, ed era tutta roba naturale da portare avanti da solo o in dolce compagnia!

Magari tra nove mesi ci potremmo ritrovare  a riscontrare un boom anche di nascite, per via della quarantena. 

Tra nove mesi scopriremo subito chi avrà vissuto questo periodo in totale solitudine e chi invece no.

Sarebbe una goccia di vita in questo fiume crescente di morte e desolazione.

Esattamente, sarebbe una sorta di luce in fondo al tunnel.

Pepe, quanto ti manca Firenze?

Da morire, la penso tutti i giorni. Qualche volta mi capita di svegliarmi pensando di essere ancora lì. Tra l’altro, se non fosse stato per Covid, sarei andato nel bel capoluogo toscano per la fine di marzo. Ma certe storie hanno un destino chiaro, e tutto quest’incubo doloroso finirà con la visita nella più bella città al mondo. La mia amata Firenze.

Magari una visita da far culminare  in Piazza Santo Spirito, nei dintorni  della statua di Cosimo Ridolfi, in compagnia di Andrea, Fabrizio, Bob Daniel, Emannhauser, Saliman, il sottoscritto e tutto il resto della ciurma. Una sorta di corteo “pepitiano” con tanto di birra, da far sfilare per l’intero perimetro di una delle piazze più belle e caratteristiche della città.

Se non ci siete voi non è Firenze!

Un incoraggiamento in spagnolo per quelli del “Movimento Sottile” lo vogliamo fare?

Amici, Mucho animo…Juntos saldremos de ésta!

Sarebbe?

Forza, usciamo assieme da questa situazione!

Ne verremo fuori tutti assieme, Pep!

In  uno di questi giorni, un po’ così e covìd, rinvigorito da una rinnovata e piacevole consapevolezza,  ti ritrovi a chiudere la conversazione con uno dei tuoi migliori amici e cerchi di tenere il tempo di Don’t fear the reaper” con il piede rigorosamente  ciabattato, alla Jeff Bridges versione “Grande Lebowski” . 

Don’t fear the reaper! Non  aver paura del Mietitore!

Foto: Elisa Ricci

covid-19

Ciao Pepito!

DEL PARADISO SI PUO’ LEGGERE

“La morte non è una luce che si spegne. E’ mettere fuori la lampada perché è arrivata l’alba”, così affermava Rabindranath Tagore più di cento anni fa; un’affermazione, quella dello scrittore e filosofo bengalese, che rafforza il mio personale convincimento sulla possibile vita dopo la morte terrena. Un argomento delicato che, da sempre, risulta essere tema di dibattito religioso e scientifico. Ma lì dove un religioso impone e uno scienziato discute c’è soprattutto un essere umano che vede, ascolta e spera. Perché, in fin dei conti, tutti noi sogniamo un “to be continued” della nostra esistenza, dove l’ultima puntata non può e non deve essere contemplata. Ecco, attraverso “Movimento Sottile”, il nostro coraggioso blog per chi sogna un mondo comune, cercheremo di dare una piccola sbirciata oltre l’ipotetico ultimo episodio della nostra esistenza, superando i tristissimi titoli di coda e avventurandoci in quella che potrebbe essere la prima puntata della nostra nuova stagione esistenziale. Cercheremo di farlo in punta di piedi, con assoluto rispetto per gli scettici e per tutti coloro che invece ci credono, a prescindere. Lo facciamo con “Road to Nowhere “dei Talking Heads nelle orecchie perché ogni storia merita una colonna sonora degna di tale nome e perché, come recitano alcuni versi del brano stesso, è  necessario intraprendere un viaggio, ovvero un percorso sulla media e lunga distanza,  per raggiungere  un vitale cambiamento. Un cambiamento interiore che passa, a volte, attraverso traumi di una certa importanza. Ed è proprio di questo che parleremo con Melinda Giorgianni, scrittrice e psicologa milazzese, nonché protagonista di una storia straordinaria che merita di essere raccontata.

Ciao Melinda, grazie per questo tuo contributo al blog!

Ciao, è un vero onore per me!

Diciamo subito che stiamo per trattare un argomento delicato e che cercheremo di affrontarlo con la leggerezza tipica di chi ha voglia di vedere oltre la linea dell’orizzonte senza aspettative di sorta…

Giusto, ed è quando le aspettative sono ridotte a zero che si apprezza veramente ciò che si ha e che si vede.

Caspita, bellissima affermazione la tua!

Mi sono limitata a citare Stephen Hawking, astrofisico e matematico che ha contribuito, non poco, al cambiamento dell’approccio cognitivo con i suoi studi sull’origine dell’universo.

Ecco, cos’è per te il cambiamento?

Rinnovamento individuale. Rinnovamento delle idee e delle prospettive. Un processo bellissimo, spesso necessario.

Probabilmente per te è stato sia bello che necessario.

Bello, necessario ma anche invisibile, poiché non ricordo quale fosse il mio pensiero prima dell’incidente.

Ecco, l’incidente.

Io non ricordo assolutamente nulla dell’incidente. È come se la mia vita fosse iniziata subito dopo, da un ipotetico secondo capitolo del mio libro esistenziale che in quello cartaceo, invece, tratto proprio nel primo.

Quando parli del libro ti riferisci al tuo “ERA L’ALBA. STORIA DI UN RISVEGLIO”, dove parli per l’appunto della tua esperienza.

Esattamente. Ed è un’esperienza che ho voluto raccontare seguendo un mio personalissimo ordine cronologico. Un ordine interiore, di natura spirituale.

A quando risale l’incidente?

Alla notte del 29 gennaio del 2005. Avevo 17 anni. E ripeto non ricordo assolutamente nulla. So solo che nell’impatto perse la vita il mio amico Tom (di lui parleremo più avanti) e che io fui ritrovata incosciente, sull’asfalto bagnato di una strada a scorrimento veloce, a decine di metri dalla vettura.

Le tue condizioni furono subito considerate gravi.

Talmente gravi da indurre i medici a mettere le mani avanti, invitando tutti i miei cari a un’accorata preghiera, perché il mio era un quadro clinico disperato. Uno stato di coma non indotto ma che risultava essere spontaneo e irreversibile.

Cioè, vista la disperazione, mi sembra di intravedere più un quadro di Edvard Munch che un normale quadro clinico.

Esattamente (ride).

Quindi, ai tuoi, non rimase altro che la preghiera.

Sì, si affidarono a Dio.

E a quanto pare, Dio rispose, alla sua maniera, con un formidabile assolo di chitarra alla Jimi Hendrix.

Un bellissimo assolo che i miei avrebbero ascoltato solo dopo, ovviamente.

In tutto questo, mentre parenti e amici erano impegnati a pregare per la tua sopravvivenza, tu invece giacevi incosciente, apparentemente perduta in una lunga notte senza sogni.

Ed è proprio qui che inizia il bello perché mentre il mio corpo giaceva esanime in un letto di ospedale, la mia coscienza risultava essere fin troppo sveglia e vigile, sintonizzata su ben altre frequenze e amplificata fino all’inverosimile da una vera e propria cassa multi-sensoriale.

Ehi ehi, staremo mica parlando di NDE?

Near Death Experience tradotta in italiano Esperienza di Pre-Morte.

Ovvero tutti quei fenomeni descritti sia da individui che hanno ripreso le funzioni vitali dopo aver sperimentato, a causa di gravi traumi, l’arresto cardiocircolatorio, sia da individui che hanno vissuto l’esperienza di coma.

Sei meglio di Wikipedia! (ride)

Wikipedia spiega bene il significato di questo tipo di esperienze, tuttavia ho letto tantissimo sull’argomento. Tanti scrittori e studiosi hanno provveduto raccontare delle bellissime esperienze di pre-morte. Penso ai libri del Dottor Raymond Moody, medico e psicologo statunitense e a quelli del Professor Eben Alexander, neurochirurgo americano, protagonista di un’esperienza simile alla tua.

Ho letto tanto anche io sull’argomento, eppure ti posso assicurare che i loro racconti e le loro testimonianze possono solo in parte descrivere l’intensità e la portata di di ciò che realmente è una NDE.

Per molti una NDE è molto più che una parola scritta e molto più di una semplice sequenza di immagini, la descrivono come la vita stessa che spicca il volo attraverso l’alito rigenerante del pensiero creativo…per te, invece?

Per me l’NDE è come l’anticamera dell’aldilà, una sorta di balcone da cui si può ammirare l’infinito che tende a espandersi oltre la morte terrena. Sì perché abitare un corpo fisico è un po’ come essere chiusi in uno sgabuzzino. E io, durante la mia esperienza di pre-morte, ero pienamente cosciente delle persone che gravitavano intorno alla sala di rianimazione, e non solo.

Sarebbe?

Riuscivo a essere anche altrove, tra i banchi di scuola, in mezzo ai miei compagni, carpendone, almeno in parte, anche i pensieri. E riuscivo perfino a osservare mio padre, mentre, disperato, abbracciava i miei vestiti appesi all’interno dell’armadio di casa.

Sensazione terribile…

Sì, perchè io cercavo di rassicurare tutti quanti con delle affermazioni che non potevano udire. Non con il corpo fisico, almeno.

Un’altra dimensione quindi, lontana da vincoli e paletti terreni, con la possibilità di aprire scenari di coscienza interessanti, giusto?

Io dico che la coscienza non muore, ma esce dai confini della nostra mente raggiungendo un luogo che va oltre l’immaginazione stessa.

E tu hai visto questo luogo, vero?

Al risveglio del coma, avvenuto dopo diciassette giorni, ho descritto questo viaggio particolarissimo e, non riuscendo a collocarlo in nessun luogo che io conoscessi, chiedevo se fossi stata in una gita scolastica. Era tutto incredibilmente bello, non nuovo ma come se fosse da sempre lì.

Ed è stato davvero così, come una gita intendo?

Sì, ricordo un bellissimo prato pieno di fiori colorati,”di tutti i colori insieme” e su cui si affacciavano tantissimi alberi altrettanto colorati. Un tripudio cromatico e una luce forte ma non fastidiosa in cui il tempo risultava essere l’unico grande assente.

Eri da sola in questa passeggiata?

No, con me c’era il mio amico Tom.

Ehi, sarò mica lo stesso Tom che era rimasto coinvolto nell’incidente?

Proprio lui, ovviamente non potevo sapere nulla della sua morte fisica così come non potevo sapere nulla del mio stato di coma… Quel che importa è che io e Tom, in realtà, eravamo lì a passeggiare, con il sorriso sulle labbra.

 C’era altra gente lì?

Certo, uomini, donne e tanti bambini, tutti intenti a passeggiare e a giocare.

L’Aldilà, insomma.

Sembrerebbe proprio di si.

E cos’altro hai visto?

Credo di aver visto il volto di Dio e di averlo successivamente riconosciuto nelle fattezze di un uomo diversi anni più tardi. Nella vita terrena, intendo.

Insomma, ormai sembravi aver intrapreso un percorso di beatitudine, in un’altra realtà. In un altro mondo, probabilmente su un’altra frequenza. Cosa ti ha spinto a tornare?

La voce fuori campo di una donna che mi invitava a tornare (non si sapeva bene dove) a causa del dolore mia madre. “Torna, tua mamma sta molto male…le manchi tanto!”, così diceva mentre io la invitavo a lasciarmi in pace.

Era una voce non identificabile, presumo.

Era la voce di un’amica di mia madre, dotata a quanto pare di poteri medianici. Era lei che riusciva a sintonizzarsi sulla mia frequenza, invitandomi a un immediato ritorno. Ma la sua reale identità l’ho scoperta solo dopo. Molto dopo.

E quindi, com’è avvenuto il tuo ritorno nel mondo terreno?

Grazie agli U2!

Cosa c’entra la band di Bono in tutto questo?

Un mio amico aveva acquistato due biglietti per un loro concerto e mi chiese, attraverso il citofono della sala di terapia intensiva, se volessi andare con lui.

Mi sembra un ottimo motivo per tornare…

Appunto!

Se ti avesse proposto di andare a un concerto di Gigi D’Alessio, a quest’ora, saresti ancora a passeggiare in Paradiso…

Oh, mamma! (ride)

Ovviamente scherzo…Melinda, prima hai affermato di aver visto il volto di Dio e di averlo riconosciuto su questa terra, un po’ di tempo dopo questa tua incredibile esperienza. Potresti spiegarti meglio?

Era il 12 dicembre 2012 quando su un autobus, salì questo signore con un volto assai familiare che, manco a farlo apposta, venne a sedersi proprio a fianco a me.

E cosa è accaduto?

È accaduto che gli ho cominciato a parlare del coma senza conoscerlo, con il concreto rischio di passare per una pazza, ma mi è venuto spontaneo… E no, non era Dio ma gli somigliava tanto, e sai perché?

Sentiamo il perché.

Aveva vissuto un’esperienza simile alla mia andando in coma per ben tre volte! Abbiamo goduto quindi della stessa luce, condividendo tutta quella proverbiale e multicromatica bellezza.

È un racconto incredibile, che però presta il fianco alle perplessità più o meno silenti degli scettici. Cosa senti di dirgli?

Agli scettici dico che ci sarà tempo per tutti di conoscere la verità, quindi sono assolutamente liberi di credere o di non credere a ciò che ho raccontato e che continuo tuttora a raccontare. Ognuno di noi ha un cammino da percorrere, con dei punti interrogativi che rimarranno, probabilmente tali, fino alla fine del cammino stesso.  Per quanto mi riguarda, sono felice di accogliere la vita terrena come un dono. Come un grande dono. Come un’opportunità irrinunciabile.

E a coloro, invece, che hanno perso una o più persone care cosa ti senti di dire?

Che continueranno comunque a soffrire la loro mancanza, ed è una cosa normale. Ma questo senso di vuoto è destinato ad avere termine perché siamo destinati a unirci in un abbraccio senza tempo con tutti i nostri cari.

E io condivido queste tue parole, anche se a volte mi faccio prendere un po’ dallo sconforto.

Credo sia cosa assolutamente normale.

Per fortuna si possono trovare conferme con il rock, non trovi?

Direi che si possono trovare conferme con la musica in generale.

“C’è una signora sicura…che tutto ciò che luccica è oro…e sta comprando una scala per il paradiso.”…sono alcuni versi di “Stairway to heaven” dei Led Zepellin…questa scala tu l’hai già comprata, Melinda?

Ce l’ho e spero di non farmela mai scappare di mano!

Nel frattempo, per dirla ala Warren Beatty, il paradiso può attendere.

Sì, il paradiso può attendere.


Chi è Movimento Sottile?

PARIS CALLING

“London calling to the faraway towns…Now that war is declared and battle come down…London calling to the under world…Come out of the cupboard, all you boys and girls…”,  così cantavano i Clash in “London Calling”, album uscito nel 1979, e che proprio in questi giorni, ha spento la sua quarantesima candelina.  La candelina dell’assoluta maturità che mette luce su un passato ormai chiuso nei libri di storia, senza  alcun riferimento alle tematiche dell’odierno presente. Ma è davvero così?  Per un’Inghilterra in quasi libera uscita c’è una Francia in protesta; per un Boris Johnson che festeggia c’è un Emmanuel Macron che arranca . E in mezzo a tutto questo, i cittadini sembrano siano tornati a essere gli assoluti protagonisti, nel bene e nel male, di un modo comune tutto da vivere e da raccontare. E noi di “Movimento Sottile” proviamo a riportarvelo così com’è, senza vincoli, divieti e censure. Lo raccontiamo  attraverso gli occhi e le impressioni non sempre “politically correct” di Marina Bencini, donna italiana, fiorentina per la precisione, che vive, lavora e sciopera a Parigi. Una che, di fatto, non le manda  a dire, neanche su whatsapp.

Giusto, Marina?

Più che giusto direi doveroso. E comunque io non sto scioperando. Non in questi ultimi giorni, almeno.

Ma qualcun altro sì, però. Ci risulta che sia un bel po’ di movimento a Parigi, forse non tanto sottile come il nostro blog…

È un grande movimento. Un vero “Le bras de fer”, come dicono qui i francesi.

Sembra il nome di un piatto tipico francese…

È il piatto che il popolo francese sta servendo ai propri governanti. Un braccio di ferro senza né vinti né vincitori, per ora. Vincerà chi mangerà più spinaci!

Gli italiani, solitamente, non simpatizzano per i francesi per via di una storica rivalità culturale, eppure…

Eppure…

Eppure in questo caso, molti abitanti del Bel paese stanno applaudendo i loro cugini francesi. Come vivi da italiana questo grande protesta?

Vivo la protesta così come la vivrebbe una donna francese, con assoluto trasporto e qualche normale imprecazione. Perché aldilà dei sani e cazzutissimi principi che sorreggono questa contestazione popolare ci sono comunque dei disagi con cui bisogna fare i conti.

Spiegati meglio.

C’è poco da spiegare e tanto da vivere. Qui tanti servizi risultano essere bloccati e la quotidianità non è più una routine noiosa ma una scalata assai problematica di barriere e interruzioni con il rischio costante di perdere l’ultimo treno per casa. Un putain de problème!

Non c’è bisogno di traduzione per l’ultimo francesismo.

Il francesismo era necessario.

Un po’ come è necessario protestare contro la possibile riforma delle pensioni.

Esatto, e i francesi hanno una grande sensibilità oltre che un altrettanto grande spirito di sacrificio. Noi italiani saremmo capaci di fare lo stesso? Abbiamo la stessa consistenza popolare?

La vedo dura, siamo un po’ diversi, ma mai dire mai.

“Mai dire mai” è anche il mio motto giornaliero quando guardo  i varchi chiusi dell’accesso alla metropolitana.

Ora, non fare troppo la francese…

Sono fin troppo italiana, invece. Perché, aldilà del dramma, c’è comunque uno spazio importante per degli aneddoti simpatici.

Sparami un aneddoto, allora.

Bene, dieci giorni fa, era disponibile un solo viaggio metro su quattro. Ora, cerca di immaginare il caos! Tutti pigiati  nelle carrozze come sardine in scatole sballottolanti e puzzolenti. Perché puoi pure cercare di far cambiare idea a un singolo politico se non a un intero sistema dirigenziale, ma mai e poi mai riuscirai a far cambiare fede a un gruppo di persone allergiche all’acqua e sapone.

Va bene, a quanto pare,  è  anche una rivolta di ascelle sudate, ma l’aneddoto dov’è?

L’aneddoto sta nel fatto che per uscire dai vagoni, io e una mia collega abbiamo finto di essere in stato interessante…

E come avete fatto?

Semplice, abbiamo tolto dalle borse i camici da lavoro, li abbiamo appallottolati e sistemati sotto i  vestiti, dopodiché  ci siamo fatte spazio tra la folla gridando:  “Nous  sommes enceintes!” ovvero “Siamo incinte , fateci passare!”

E ha funzionato?

Alla grande!

Questa è goliardia italiana!

Questa è sopravvivenza, mio caro…Una sopravvivenza che, tutto sommato, sta portando anche cose positive. L’utilizzo delle auto è ridotto quasi al minimo mentre si vanno intensificando  le pedalate in  bicicletta.

Quindi è anche uno sciopero ecosostenibile…fantastico!

Ecosostenibile sì, e che tende a far mutare, quantomeno in parte, perfino l’abbigliamento femminile.

Sarebbe?

Niente scarpe con i tacchi ma comode calzature adatte a lunghe passeggiate. Tempo di un caffè e via, per le strade della buona rivoluzione alla faccia di Macron e delle sue spesso stupide dichiarazioni!

Marina, sta per terminare la nostra chiacchierata, ma una domanda è d’obbligo.

Spara!

Conosci l’album “London Calling” dei Clash?

Certo che sì!

Sono passati quarant’anni da quell’album e ben diciassette dalla prematura dipartita terrena di Joe Strummer, loro leader. Ora, secondo te, i tempi sono così cambiati da allora?

No, e quell’album, per me, è attualissimo. Alla fine, ci troviamo sempre a lottare per i nostri diritti. Okay, magari non riusciremo a ottenerli, i diritti, intendo. Magari è tutta una grande illusione. Una finzione. Un film di Godard. Insomma, chi lo può dire? Ma la lotta, quella vera, c’è sempre.  E i francesi sono molti bravi a lottare, un po’ meno ad amare. Da questo punto di vista gli italiani sono i migliori, con un humour diverso. Più intenso.

Insomma, uno a uno e palla al centro.

Lasciamo perdere le palle perché quelle un pochino mi girano. Mes boules tourment mais elles vont dans le bon sens, de manière écologique!

Sarebbe?

Mi girano le palle ma vanno nel verso giusto, in maniera ecologica.

In bicicletta.

Esatto!

Marina, allora ti aspettiamo a Firenze, e visto che si parla di Rivoluzione, è lecito aspettarsi che tu venga vestita da Lady Oscar  con un André affianco!

Un André con la cresta alla Joe Strummer!

Ganzo! Buona protesta allora, Marina!

Anche a voi del blog e famiglia! Ciao grulli!


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