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BUON SAN VALENTINO (DAVVERO) A TUTTI!

E’ San Valentino.

Nella vetrina del bar in cui prendo il caffè ci sono cuori morbidosi di cioccolato, irresistibili.

In ufficio ci hanno portato una scatola di baci Perugina.

Il mio comune racconta su Facebook di aver sparso per la città manifesti come questo, che rappresentano dei baci.

E, forse per la prima volta, sono fiera e sorrido dell’amministrazione di questa città.

Aggrappati alle lettere si scambiano baci un uomo e una donna, due uomini, due donne.

Credo che anche immagini semplici come questa possano essere veicolo di concetti importanti.

Anzi, forse sono efficaci proprio perché si tratta di piccole cose, proprio perché quasi non ce ne accorgiamo – i famosi messaggi subliminali – e viaggiano senza tante spiegazioni, senza tante parole, nel senso di strumentalizzazioni o di ipocrisie.

E io, oggi, spero davvero che riescano a portare nuovi modi di pensare e di sentire.

Forse state pensando: dai, non ne abbiamo mica bisogno!

Sì, ne abbiamo bisogno, se un collega di nemmeno 60 anni dice “bucaccio” per offendere qualcuno.

Abbiamo un bisogno immenso di immagini come questa, che ci mostrino l’amore, una volta tanto, senza tanti concetti, cuori o cioccolatini.

Buon San Valentino a tutti noi.


Chi è Movimento Sottile?
Per leggere altri articoli di Chiara Belli

PARIS CALLING

“London calling to the faraway towns…Now that war is declared and battle come down…London calling to the under world…Come out of the cupboard, all you boys and girls…”,  così cantavano i Clash in “London Calling”, album uscito nel 1979, e che proprio in questi giorni, ha spento la sua quarantesima candelina.  La candelina dell’assoluta maturità che mette luce su un passato ormai chiuso nei libri di storia, senza  alcun riferimento alle tematiche dell’odierno presente. Ma è davvero così?  Per un’Inghilterra in quasi libera uscita c’è una Francia in protesta; per un Boris Johnson che festeggia c’è un Emmanuel Macron che arranca . E in mezzo a tutto questo, i cittadini sembrano siano tornati a essere gli assoluti protagonisti, nel bene e nel male, di un modo comune tutto da vivere e da raccontare. E noi di “Movimento Sottile” proviamo a riportarvelo così com’è, senza vincoli, divieti e censure. Lo raccontiamo  attraverso gli occhi e le impressioni non sempre “politically correct” di Marina Bencini, donna italiana, fiorentina per la precisione, che vive, lavora e sciopera a Parigi. Una che, di fatto, non le manda  a dire, neanche su whatsapp.

Giusto, Marina?

Più che giusto direi doveroso. E comunque io non sto scioperando. Non in questi ultimi giorni, almeno.

Ma qualcun altro sì, però. Ci risulta che sia un bel po’ di movimento a Parigi, forse non tanto sottile come il nostro blog…

È un grande movimento. Un vero “Le bras de fer”, come dicono qui i francesi.

Sembra il nome di un piatto tipico francese…

È il piatto che il popolo francese sta servendo ai propri governanti. Un braccio di ferro senza né vinti né vincitori, per ora. Vincerà chi mangerà più spinaci!

Gli italiani, solitamente, non simpatizzano per i francesi per via di una storica rivalità culturale, eppure…

Eppure…

Eppure in questo caso, molti abitanti del Bel paese stanno applaudendo i loro cugini francesi. Come vivi da italiana questo grande protesta?

Vivo la protesta così come la vivrebbe una donna francese, con assoluto trasporto e qualche normale imprecazione. Perché aldilà dei sani e cazzutissimi principi che sorreggono questa contestazione popolare ci sono comunque dei disagi con cui bisogna fare i conti.

Spiegati meglio.

C’è poco da spiegare e tanto da vivere. Qui tanti servizi risultano essere bloccati e la quotidianità non è più una routine noiosa ma una scalata assai problematica di barriere e interruzioni con il rischio costante di perdere l’ultimo treno per casa. Un putain de problème!

Non c’è bisogno di traduzione per l’ultimo francesismo.

Il francesismo era necessario.

Un po’ come è necessario protestare contro la possibile riforma delle pensioni.

Esatto, e i francesi hanno una grande sensibilità oltre che un altrettanto grande spirito di sacrificio. Noi italiani saremmo capaci di fare lo stesso? Abbiamo la stessa consistenza popolare?

La vedo dura, siamo un po’ diversi, ma mai dire mai.

“Mai dire mai” è anche il mio motto giornaliero quando guardo  i varchi chiusi dell’accesso alla metropolitana.

Ora, non fare troppo la francese…

Sono fin troppo italiana, invece. Perché, aldilà del dramma, c’è comunque uno spazio importante per degli aneddoti simpatici.

Sparami un aneddoto, allora.

Bene, dieci giorni fa, era disponibile un solo viaggio metro su quattro. Ora, cerca di immaginare il caos! Tutti pigiati  nelle carrozze come sardine in scatole sballottolanti e puzzolenti. Perché puoi pure cercare di far cambiare idea a un singolo politico se non a un intero sistema dirigenziale, ma mai e poi mai riuscirai a far cambiare fede a un gruppo di persone allergiche all’acqua e sapone.

Va bene, a quanto pare,  è  anche una rivolta di ascelle sudate, ma l’aneddoto dov’è?

L’aneddoto sta nel fatto che per uscire dai vagoni, io e una mia collega abbiamo finto di essere in stato interessante…

E come avete fatto?

Semplice, abbiamo tolto dalle borse i camici da lavoro, li abbiamo appallottolati e sistemati sotto i  vestiti, dopodiché  ci siamo fatte spazio tra la folla gridando:  “Nous  sommes enceintes!” ovvero “Siamo incinte , fateci passare!”

E ha funzionato?

Alla grande!

Questa è goliardia italiana!

Questa è sopravvivenza, mio caro…Una sopravvivenza che, tutto sommato, sta portando anche cose positive. L’utilizzo delle auto è ridotto quasi al minimo mentre si vanno intensificando  le pedalate in  bicicletta.

Quindi è anche uno sciopero ecosostenibile…fantastico!

Ecosostenibile sì, e che tende a far mutare, quantomeno in parte, perfino l’abbigliamento femminile.

Sarebbe?

Niente scarpe con i tacchi ma comode calzature adatte a lunghe passeggiate. Tempo di un caffè e via, per le strade della buona rivoluzione alla faccia di Macron e delle sue spesso stupide dichiarazioni!

Marina, sta per terminare la nostra chiacchierata, ma una domanda è d’obbligo.

Spara!

Conosci l’album “London Calling” dei Clash?

Certo che sì!

Sono passati quarant’anni da quell’album e ben diciassette dalla prematura dipartita terrena di Joe Strummer, loro leader. Ora, secondo te, i tempi sono così cambiati da allora?

No, e quell’album, per me, è attualissimo. Alla fine, ci troviamo sempre a lottare per i nostri diritti. Okay, magari non riusciremo a ottenerli, i diritti, intendo. Magari è tutta una grande illusione. Una finzione. Un film di Godard. Insomma, chi lo può dire? Ma la lotta, quella vera, c’è sempre.  E i francesi sono molti bravi a lottare, un po’ meno ad amare. Da questo punto di vista gli italiani sono i migliori, con un humour diverso. Più intenso.

Insomma, uno a uno e palla al centro.

Lasciamo perdere le palle perché quelle un pochino mi girano. Mes boules tourment mais elles vont dans le bon sens, de manière écologique!

Sarebbe?

Mi girano le palle ma vanno nel verso giusto, in maniera ecologica.

In bicicletta.

Esatto!

Marina, allora ti aspettiamo a Firenze, e visto che si parla di Rivoluzione, è lecito aspettarsi che tu venga vestita da Lady Oscar  con un André affianco!

Un André con la cresta alla Joe Strummer!

Ganzo! Buona protesta allora, Marina!

Anche a voi del blog e famiglia! Ciao grulli!


Per leggere ancora di Diritti Civili:
Diritti Frustrati e Liste della Spesa

Chi è Movimento Sottile?

LETTERA A UNA DONNA CHE DOVREBBE ANDARSENE


In Italia nell’ultimo anno è stata uccisa una donna ogni 3 giorni, di femminicidio.
Perché succede?

Troppo spesso ascoltando i fatti di cronaca ci viene da esclamare: “A me non può succedere!” .

Invece io credo, che ogni donna potenzialmente può essere vittima di femminicidio.

E allora, per una volta più che parlare di lui, voglio cercare di capire perché tu, che sei una donna come me, resti lì, dopo il primo schiaffo, e poi dopo il secondo, e poi quando arriva il cazzotto, e poi i calci, fino all’ultimo ineluttabile colpo, con un coltello o con la pistola che ti darà la morte.

Penso che debba essere molto difficile da accettare che l’uomo scelto come compagno di vita, d’improvviso si levi la maschera e si mostri per quello che è: un mostro.

Come puo’ accadere che quella stessa persona che solo fino a qualche tempo prima ti corteggiava, riempiendoti di fiori, regali, belle parole, d’un tratto si sia trasformato in Mr. Hyde?

Capisco che non basti uno schiaffo (anche se dovrebbe), e neanche due (anche se dovrebbe), ma perché non scappi quando lui arriva a sferrarti un cazzotto in pieno viso, che ti fa vacillare fino a farti capitolare in terra?

Resti lì, inerme, a chiederti cosa ti stia capitando e perché proprio a te, pensi che il suo è stato solo uno scatto di rabbia, la gelosia di un momento a cui ha dato sfogo senza nemmeno rendersene conto,

E infatti lui stesso si precipita ad aiutarti ad alzarti da terra, quasi non sia stato lui stesso a darti quella spinta, e ti rassicura, pieno di parole dolci, e di

‘Scusami amore’, ‘perdonami’, ‘non so cosa mi è preso’…

E tu ci credi, ci vuoi credere, perché altrimenti proprio lì, in quel preciso istante, dovresti prendere le tue cose e cominciare a correre, a fuggire lontano, il più lontano possibile, dove lui non ti raggiunga mai.

E invece resti, vi sedete accanto a piangere insieme su ciò che è appena successo. Lo vedi seriamente pentito e questo ti rassicura che non lo rifarà più.

E invece dopo un mese, forse due, all’improvviso, non appena siete rientrati in casa, la sua rabbia si sfoga di nuovo su di te, e di nuovo ti sferra un cazzotto tra i polmoni che ti lascia senza fiato.

-‘Perchè?’ – Domandi tu con una voce appena impercettibile, rotta dal dolore, mentre le lacrime cominciano a scendere copiose e ti porti le mani sul petto per riparti dalla sua furia vigliacca.

– ‘E’ colpa tua! Per il sorriso che hai rivolto al cassiere che ti dava il resto della spesa’.

Perché tu sei sua, e non ti devi azzardare a sorridere ‘in quel modo’ né al cassiere né ad altri.

– ‘Si capiva benissimo che te lo saresti portato volentieri a letto!’

-‘Ma che stai dicendo?’- rispondi tu incredula e dolorante- ‘ Gli ho solo risposto educatamente.’

Ma lui non ci crede e ti colpisce di nuovo, fisicamente e verbalmente, con una grandinata di accuse infondate a cui tu non riesci a controbattere, tanto sono assurde. E la sua rabbia continua a montare, cresce, cresce come uno tsunami che si sfoga in tutta la sua violenza con l’ultimo cazzotto che ti lascia in terra stordita di dolore fisico e non solo….

E’ a quel punto che dovresti prendere le tue cose e andartene, per non lasciargli la possibilità che accada un’altra volta.

E invece rimani.

Rimani perché per anni sei cresciuta con l’idea del principe azzurro, e quando lui si è presentato, hai capito che sì, era proprio lui il tuo principe, così dolce, così premuroso, così pieno di attenzioni e complimenti, che anche se alcuni lati del suo carattere non ti tornavano, hai preferito non dargli troppo peso.

Eppure c’eri rimasta male anche tu quel sabato sera a cena con gli amici, che per una stupidaggine era arrivato quasi alle mani con Carlo, suo amico fraterno, solo perché ti aveva fatto un semplice complimento dicendoti che quella sera eri veramente “gnocca”, e che quasi quasi, se non fosse stato sposato, un pensierino su di te lo avrebbe fatto…

Ma si capiva che era una battuta, lo avevano capito tutti, anche sua moglie, tutti tranne lui, che una volta arrivato a casa aveva scatenato una tragedia per cui tu avevi semplicemente provato a calmarlo, ma inutilmente.

Non so perché una donna non faccia quello che qualsiasi altro animale aggredito farebbe, ovvero scappare.

A questo punto, il tuo istinto di sopravvivenza, avrebbe dovuto proteggerti e farti capire che non puo’ esserci amore in una persona che ti ammazza di botte,

Ma la tua razionalità viene come annullata dalla cecità e dalla volontà di credere che si tratta solo di un incidente di percorso, che non si ripeterà più.

E non cede nemmeno all’evidenza mentre si disinfetti le ferite .

E poi quei messaggini assurdi dei giorni precedenti, in cui lui ti chiedeva di andare a fare la spesa in tuta e con i maglioni larghi, così non ti si vedono le forme che solo lui ha il diritto di guardare.

Perchè non diamo il giusto peso alle piccole avvisaglie che questi uomini danno?

Perché non scappiamo via e ci mettiamo in salvo come farebbe qualsiasi altro animale aggredito?

Perché è difficile capire ed accettare che quello che è stato fino a quel momento il nostro principe azzurro, all’improvviso si sia trasformato nel nostro aguzzino.

Poi però, quando gli episodi iniziano a ripetersi e la gravità de gesti a crescere, illudersi che ci stiamo sbagliando diventa impossibile.

E allora cosa ci trattiene dal salvarci dal femminicidio?

Io credo che le cause siano diverse, a volte è la convinzione tutta femminile, che se ce le danno, se qualcuno ci tratta male, sotto sotto pensiamo che un po’ ce lo meritiamo, grazie al nostro innato senso di colpa e vocazione al martirio.

E poi c’è la storia del principe azzurro, banale quanto vera: ci siamo cresciute tutte con le favole di Biancaneve e Cenerentola prima, ma anche Candy Candy e Heidi, tutte che per salvarsi hanno avuto bisogno che arrivasse il Principe azzurro, perché da sole non siamo in grado di farcela.

E allora, se il modello con cui siamo cresciute è questo, come si può ora arrivare ad accettare l’esatto contrario, ovvero che quel principe azzurro tanto azzurro non è, e che la favola in realtà è un film horror?

Significa rinnegare anni di convinzioni, di principi (sbagliati) e questo richiede più coraggio (e più forza) che rimanere lì inermi a prendere le botte.

Ecco perché io un po’ le capisco quelle donne, mentre si aggrappano disperatamente alla speranza che il principe azzurro di un tempo possa all’improvviso, lui, risvegliarsi e tornare ad essere la persona premurosa ed amorosa che era.

Fino al gesto finale e irreversibile che cancella di schianto ogni speranza, nel momento esatto in cui la sua mano cala su di noi per infliggerci dieci coltellate trasformandolo  definitivamente nel carnefice a cui consegniamo la nostra vita.

E lo chiamano femminicidio.


Foto di copertina:Elisa Ricci

Per leggere ancora di femminicidio:
Allarme femminicidio in Italia: 94 vittime in 10 mesi. Lo rivela l’Eures

Altri articoli su Diritti Civili:
http://movimentosottile.com/index.php/2019/04/18/adozioni-gay-eterologa/

casa appesa ad albero

DIRITTI FRUSTRATI E LISTE DELLA SPESA

Le notizie sul DDL Pillon e altre leggi collegate, il World Congress of Families (quelle “normali”) e le chiacchiere che sento al bar su adozioni gay e fecondazione eterologa, mi fanno fare la seguente spinosa lista della spesa:

due donne che si amano e vogliono adottare un bambino: in Italia non lo possono fare.

due uomini che sia amano e vogliono adottare un bambino: in Italia non lo possono fare.

una donna da sola che si ama e vorrebbe adottare un bambino: in Italia non lo può fare.

un uomo da solo che si ama e vorrebbe adottare un bambino: in Italia non lo può fare.

In tutti questi casi il bambino resta in un istituto. In pratica cresce da solo.

Ma c’è anche questa lista, altrettanto spinosa, forse di più:

due donne che si amano e vogliono avere un bambino: in Italia non lo possono avere.

due uomini che si amano e vogliono avere un bambino: in Italia non lo possono avere.

una donna da sola che si ama e vorrebbe avere un bambino: in Italia non lo può avere.

un uomo da solo che si ama e vorrebbe avere un bambino: in Italia non lo può avere.

un uomo e una donna che si amano e vorrebbero avere un bambino ma non naturalmente: in Italia in molti non lo possono avere.

In tutti questi casi il bambino è un desiderio. Frustrato.

Totale: molti bambini che crescono da soli e molta gente frustrata.

Ognuno fa le sue scelte nella vita, ognuno ha la sua identità, sessuale e non, ma lasciamo stare.

Il punto è che la classe politica ignora i desideri di parte di coloro che rappresenta. Nonostante adozioni gay e fecondazione eterologa siano ormai temi caldi .. all’ordine del giorno in tutti i paesi democratici.

E tutto a svantaggio dei bambini.

Ora, mi pare che il guadagno francamente sia zero per tutti.

Un’altra suggestione mi viene incontro tramite un’amica che mi racconta che nella scuola della figlia ci sono “quelli nati con la FIVET (fecondazione in vitro con trasferimento dell’embrione, ndr)”.

Mi fa ridere! Quando andavo a scuola io c’erano quelli “con i genitori divorziati”.

Tristemente faceva notizia che un bambino non abitasse sotto lo stesso tetto con entrambi i genitori, era una macchia nel loro CV. 

Oggi la macchia è determinata dal come sei nato?

Cambiano i tempi.

Quello che è uguale oggi come ieri è che si tratta di pregiudizi su diritti da poco acquisiti.

E siccome tutto passa, come è passato il pregiudizio sul divorzio, passerà anche quello su come sei nato e su chi sono i tuoi genitori.

E magari un giorno i bambini potranno essere accettati perché sono bambini e basta: nati come sono nati, coi genitori che hanno, con il corredo cromosomico di chi glielo ha dato. 

E amati, magari.

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